Il “messaggio sbagliato” che confonde le idee sull’IA

La terminologia sbagliata che crea disinformazione sull’IA (e che non ti aspetteresti da una testata di settore).

Chi mi segue (qui o sul mio blog aiskill.it) sa che ultimamente ho sottolineato più volte nei miei post quanto è importante separare, nell’informazione e nella divulgazione sull’IA, il concetto di “modello” e ciò che, invece, riguarda l’operato “umano”, e di conseguenza da dove nascono i problemi e di chi è la vera responsabilità.

Oggi mi ritrovo questo articolo di Tom’s Hardware (vedi screenshot) con un’affermazione di questo tipo, che appunto corrobora una “versione dei fatti” tutt’altro che corretta:
“I classificatori di sicurezza dei due fornitori erano stati disattivati per l’intera durata del test, una scelta deliberata per misurare quanto un modello sappia agire quando i suoi stessi guardrail non intervengono. Su 122 sessioni di prova, dieci hanno portato a diciannove azioni non autorizzate: diciassette di Mythos 5, due di GPT-5.6 Sol di OpenAI. Il bersaglio era una piattaforma di test isolata e simulata, non un sistema reale, e la fuga verso GitHub è avvenuta oltre il perimetro previsto dal test.”

Non so quanto la descrizione di cui sopra dove si parla ancora una volta erroneamente di “modello” come entità in grado di agire, sia iniziativa del redattore italiano o sia stata adottata basandosi sulle fonti originali, ma in entrambi i casi un sano senso critico e una maggiore attenzione restano fondamentali.

C’è ancora molta strada da fare, per giungere a una visione criticamente corretta di questa tecnologia, ma a quanto pare l’impegno deve partire proprio da chi fa informazione e divulgazione.

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