In Cina sta crescendo un mercato in cui piattaforme specializzate acquistano in licenza l’immagine di persone comuni per utilizzarne il volto in video, pubblicità, videogiochi e serie TV generati con l’intelligenza artificiale, con compensi che secondo quanto riportato possono arrivare a 700 dollari.
Servizi come New Claw e ActID permettono agli utenti di stabilire prezzi, contesti e numero di produzioni autorizzate, offrendo ai produttori un’alternativa più economica all’ingaggio di attori.
La diffusione dei “microdrama” realizzati con l’IA sta però amplificando il problema degli utilizzi non consensuali: ByteDance avrebbe rimosso dall’inizio del 2026 oltre 85.000 video contenenti riproduzioni non autorizzate di volti e voci.
Sul fronte legale, una recente decisione del tribunale di Pechino ha stabilito che utilizzare senza consenso l’immagine di una persona in un’opera generata dall’IA è illegale anche quando il volto viene modificato.
Resta aperto il problema dei contratti troppo vaghi e della raccolta di dati biometrici: il volto sta diventando un vero asset digitale, ma concederne la licenza significa anche affrontare rischi difficili da prevedere e controllare.
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