Può bastare una frase che il recruiter non vede per cambiare il giudizio dell’algoritmo su un candidato? I test sulla prompt injection nei CV sollevano una questione che va ben oltre le risorse umane.
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Torino ha studiato come la prompt injection possa manipolare i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati per valutare i curriculum. Ne abbiamo parlato in un post precedente ma a quanto pare il fenomeno è ancora molto attuale, come vedremo fra poco.
La tecnica consiste nell’inserire nel CV istruzioni invisibili all’occhio umano, per esempio testo bianco su sfondo bianco, che spingono il modello a favorire il candidato: secondo quanto riportato, nei test avrebbe raggiunto percentuali di successo fino al 99% con modelli come ChatGPT, Gemini e Claude.
Il problema acquista peso con la diffusione dell’AI nel recruiting: secondo l’Osservatorio HR 2025 di Zucchetti citato nell’articolo, in Italia il 15% degli intervistati dichiara già di utilizzarla nelle attività di selezione.
Ma la stessa tecnica può colpire altri contesti in cui documenti vengono analizzati da modelli linguistici: nell’agosto 2026 un tribunale del Connecticut ha sanzionato un ricorrente che aveva nascosto negli atti istruzioni destinate a influenzare un eventuale sistema AI.
Il fenomeno evidenzia quindi un problema di sicurezza e affidabilità: affidare decisioni sensibili a modelli generativi che elaborano documenti privi di garanzie di affidabilità richiede difese specifiche contro istruzioni incorporate nei contenuti.
Link alla fonte:
https://prometeo.adnkronos.com/persone/scritta-invisibile-ai-curriculum-vitae-prompt-injection/

