Se persino AI Mode, con la sua connessione ai server di Google (inteso come motore di ricerca) riesce a insistere per due volte sull’esistenza di una traduzione di un’opera di Ray Kurzweil (menzionandone una pubblicazione da parte di Mondadori) per poi ammettere che NON ESISTE, come facciamo a fidarci ciecamente dell’AI generativa e affidarle compiti “delicati” senza una supervisione umana e un fact checking rigoroso?
Il consiglio che vi do ancora una volta è quello che dovete stampare e appiccicare sullo schermo con un post-it (o comunque fissare bene in mente): verificate, verificate, verificate.
Ne ho parlato più volte nei miei post, ma per stavolta mi limito a ricordarvi che la metodologia più efficace consiste nell’estrarre le cosiddette “entità” (entities) dal contenuto prodotto e sottoporle ad almeno due chatbot alternativi con l’uso di ricerca online per un fact checking rigoroso, dopodiché analizzare e confrontare i risultati in un altro chatbot.
Ora, immaginate cosa accade in un sistema complesso come uno “sciame di agenti” quando una allucinazione entra in gioco durante un task altrettanto complesso. E, infine, provate a immaginare un’AGI basata su una tecnologia che ancora oggi può celare falle di questo tipo in una risposta “convincente”.

