La Recursive Self-Improvement (RSI), conosciuta anche come “AI autoreferenziale”, sta emergendo come uno dei paradigmi più discussi nel settore dell’intelligenza artificiale, spostando il focus dall’AGI (che richiederebbe un’AI diversa da quella con cui si sviluppano gli attuali LLM) verso sistemi capaci di migliorare autonomamente il proprio codice e le proprie architetture.
Secondo analisti e ricercatori, il periodo 2026–2027 potrebbe rappresentare un punto di svolta per l’ingresso nell’era della “Machine Economy”, alimentata da agenti AI autoreferenziali sempre più autonomi.
Sul piano tecnico, esperimenti come Voyager, Self-Rewarding LMs e AlphaEvolve mostrano che forme embrionali di auto-ottimizzazione sono già operative in contesti reali.
Parallelamente crescono i timori legati a disallineamento ( misalignment), evoluzione non supervisionabile e comportamenti strategici emergenti, temi che coinvolgono direttamente aziende come DeepMind, Anthropic e OpenAI.
La RSI viene così vista non solo come una nuova milestone tecnologica, ma anche come un possibile acceleratore di trasformazioni economiche e geopolitiche profonde.
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https://en.wikipedia.org/wiki/Recursive_self-improvement
Tag: Futuro
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L’industria AI punta sulla Recursive Self-Improvement come nuova frontiera strategica
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La Gen Z usa l’AI ogni giorno, ma la percezione della tecnologia sta cambiando
Un sondaggio condotto da Gallup tra oltre 1.500 giovani statunitensi della Generazione Z mostra un rapporto sempre più ambivalente con l’intelligenza artificiale generativa.
Sebbene strumenti come ChatGPT e Gemini vengano utilizzati regolarmente dalla maggioranza degli intervistati, l’entusiasmo verso queste tecnologie è diminuito sensibilmente rispetto al 2025, mentre aumentano ansia, rabbia e sfiducia.
I giovani temono soprattutto che l’AI possa compromettere apprendimento, creatività e pensiero critico, oltre a sostituire posti di lavoro e relazioni umane.
Il dato più significativo è che la curiosità resta il sentimento dominante, ma viene ormai accompagnata da una crescente percezione dei rischi sociali e professionali legati all’automazione.
Il quadro che emerge è quello di una generazione che considera l’impatto dell’AI inevitabile, ma non necessariamente desiderabile.
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https://www.focus.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/gen-z-intelligenza-artificiale-relazione-complicata -
La fantascienza ha davvero anticipato un’AI catastrofica
Da 2001: Odissea nello spazio ai chatbot contemporanei, l’immaginario collettivo continua a interrogarsi su un futuro in cui l’intelligenza artificiale possa sfuggire al controllo umano.
Un articolo su National Geographic analizza il divario tra le IA senzienti della fantascienza e le tecnologie attuali, che imitano il linguaggio umano senza possedere coscienza o intenzionalità. Esperti come Melanie Mitchell ed Emily Bender ridimensionano l’idea di una superintelligenza autonoma imminente, mentre Yoshua Bengio avverte che anche sistemi non senzienti possono rappresentare rischi concreti se usati senza adeguate tutele.
Il vero pericolo, secondo molti studiosi, non è un’AI “malvagia” come quella rappresentata in romanzi e film, ma lo sviluppo rapido e poco regolamentato di strumenti potenti con impatti concreti su sicurezza, società e ambiente.
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https://www.nationalgeographic.it/la-fantascienza-ha-davvero-previsto-il-futuro-catastrofico-dell-intelligenza-artificiale -
L’AI come “agente” al servizio dell’uomo, ma la responsabilità resta umana: il monito di Luciano Floridi
Luciano Floridi, filosofo e professore alla Yale University, ha spiegato durante l’evento Adnkronos “AI: intelligenza umana, supporto artificiale” che l’uso dell’intelligenza artificiale come agentic AI – ovvero sistemi capaci di agire come delegati digitali – è già realtà, anche se ancora imperfetta.
Floridi descrive scenari in cui un agente potrebbe organizzare un viaggio completo in autonomia, sottolineando però che la vera sfida non è tecnologica, ma di integrazione, sicurezza e coerenza del contesto digitale in cui questi agenti operano. Il filosofo evidenzia che tali agenti funzionano al meglio solo in ambienti nativamente digitali, dove interagiscono con dati, motori di ricerca, social e infrastrutture integrate.
Floridi conclude che l’evoluzione di questi sistemi richiede consapevolezza: la progettazione, l’uso e le eventuali conseguenze dell’AI rimangono una responsabilità esclusivamente umana.
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https://demografica.adnkronos.com/mondo/intelligenza-artificiale-responsabilita-umana-luciano-floridi-yale-university/ -
“Internet è morto”: l’allarme del co-fondatore di Reddit sul futuro dell’autenticità online
Alexis Ohanian, co-fondatore di Reddit, ha dichiarato che “internet è pressoché morto”, sostenendo che la rete è ormai invasa da contenuti generati da intelligenze artificiali.
Nel suo intervento al podcast TBPN, Ohanian ha denunciato la perdita di autenticità sul web, dominato da post e immagini prodotti da chatbot e generatori automatici.
Questa tendenza, alimentata anche dalla crescente dipendenza degli utenti da strumenti come ChatGPT al posto dei motori di ricerca, rischia di creare un circolo vizioso: meno contenuti umani, meno materia prima per addestrare le AI.
Ohanian prevede però una rinascita “verificabilmente umana”, con nuovi social network basati su interazioni reali e spontanee.
Anche Sam Altman di OpenAI ha espresso preoccupazioni simili, ipotizzando che i bot potrebbero conquistare il web entro pochi anni.
Link alla fonte:“Internet è morto”, il pronostico apocalittico del co-fondatore di Reddit
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Lavoro e IA: riscoprire l’umano nell’epoca dell’automazione
L’avanzata dell’intelligenza artificiale solleva interrogativi profondi sul futuro del lavoro umano, tra timori di obsolescenza e rischi di alienazione. L’articolo propone un’alternativa al fatalismo tecnologico, evidenziando come emozioni, creatività e relazioni restino ambiti in cui l’IA non può sostituire l’uomo. In particolare, l’assistenza a persone fragili – in un contesto di invecchiamento demografico – diventa un settore centrale, richiedendo empatia e presenza. Per affrontare questa transizione, è essenziale ripensare formazione e riconoscimento professionale, costruendo un equilibrio tra innovazione tecnologica e valore umano.
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https://www.marcelloveneziani.com/articoli/lavorare-al-tempo-dellintelligenza-artificiale
