Tag: Geopolitica

  • Bill Gates “cambia tono” sull’AI e propone lavori “riservati agli umani”

    Bill Gates “cambia tono” sull’AI e propone lavori “riservati agli umani”

    Bill Gates teme che la riqualificazione non basti contro l’automazione dell’AI. La sua proposta: creare lavori “Human Reserved” che rimangano alle persone per scelta, non per limite tecnologico.

    A quanto pare Bill Gates sta assumendo una posizione molto più severa sui rischi dell’intelligenza artificiale. In un nuovo saggio e in una serie di interviste con testate internazionali, il cofondatore di Microsoft sostiene, infatti, che alcune delle soglie che avrebbero dovuto far scattare una risposta più decisa da parte di governi e industria siano già state oltrepassate. Ovviamente non si parla soltanto di occupazione, infatti Gates indica rischi biologici, sicurezza, dipendenza psicologica dai sistemi AI e problemi legati al controllo di tecnologie sempre più autonome.

    Si tratta, insomma, di un cambiamento significativo rispetto al tono prevalentemente ottimista con cui aveva descritto l’AI solo pochi anni fa. Gates continua a considerarla una tecnologia capace di produrre enormi benefici in medicina, istruzione, ricerca scientifica e produttività, tuttavia ritiene che la rapidità dei suoi progressi stia mettendo sotto pressione istituzioni che in origine erano pensate per trasformazioni molto più lente.

    Dall’aumento della produttività alla possibile scomparsa dei lavori

    Uno dei punti più delicati riguarda in ogni caso l’occupazione: l’ipotesi tradizionale, come sappiamo, è che le rivoluzioni tecnologiche distruggano alcune professioni ma nel contempo ne creino altre, permettendo così ai lavoratori di spostarsi verso nuove attività attraverso formazione e riqualificazione.

    Gates, tuttavia, teme che l’AI possa mettere in discussione questo modello: secondo lui, se sistemi software e robot diventassero competitivi con gli esseri umani in una quantità crescente di attività cognitive e fisiche, la riqualificazione potrebbe non essere sufficiente. Il problema non sarebbe più semplicemente insegnare nuove competenze alle persone, ma capire quali attività continuerebbero ad avere bisogno di lavoratori umani.

    Da qui nasce una delle proposte più interessanti avanzate da Gates: creare una categoria di lavori “Human Reserved”, cioè deliberatamente riservati alle persone.

    Le professioni come “riserve naturali”

    L’analogia utilizzata da Gates è quella delle riserve naturali, secondo cui, come sappiamo, una società potrebbe teoricamente sfruttare economicamente ogni territorio disponibile, ma decide che alcuni luoghi hanno un valore tale da giustificarne la protezione.

    Lo stesso principio potrebbe essere applicato al lavoro: anche se una macchina fosse capace di svolgere una determinata attività a costi inferiori, la società potrebbe decidere che in alcune situazioni la presenza di un essere umano possiede un valore indipendente dall’efficienza economica.

    Tra gli esempi discussi figurano la comunicazione di una diagnosi medica devastante, alcune forme di assistenza e cura, la custodia dei bambini e il servizio come giurati. In settori come sanità e istruzione l’obiettivo non sarebbe necessariamente vietare l’AI, bensì identificare attività nelle quali andrebbe mantenuta una componente umana per scelta sociale.

    Gates ha ipotizzato che, portando il concetto all’estremo, fino a circa il 40% dei lavori potrebbe teoricamente rientrare in qualche forma di protezione. Non si tratta però di una proposta per riservare concretamente il 40% dell’occupazione agli esseri umani, in quanto Gates presenta questa percentuale come un possibile limite superiore dello scenario.

    Robot e AI potrebbero cambiare anche il lavoro fisico

    La trasformazione, inoltre, potrebbe non fermarsi agli impieghi da ufficio.

    Gates prevede, infatti, che entro la fine del decennio robot sufficientemente intelligenti e abili potrebbero iniziare a competere con lavoratori umani anche in attività fisiche, comprese alcune mansioni nell’edilizia e nell’ospitalità.

    Si tratta, naturalmente, di una previsione, non di una certezza. tuttavia essa evidenzia una caratteristica fondamentale dell’attuale rivoluzione tecnologica: AI generativa e robotica stanno avanzando contemporaneamente, sebbene a velocità differenti (almeno per ora).

    Se, tuttavia, i modelli AI acquisiscono capacità di ragionamento e pianificazione sempre maggiori mentre i robot migliorano nella manipolazione del mondo fisico, potremmo trovarci di fronte a una convergenza evolutiva, dove la distinzione tra automazione del lavoro cognitivo e automazione del lavoro manuale potrebbe progressivamente ridursi.

    Tassare token e robot per cambiare gli incentivi

    Gates propone anche di intervenire sugli incentivi economici che favoriscono l’automazione.

    Un’impresa che assume una persona sostiene imposte e contributi legati al lavoro, mentre investire in macchinari può beneficiare in alcuni sistemi fiscali di ammortamenti o altri vantaggi. Con AI e robot sempre più economici, questa “asimmetria” potrebbe accelerare la sostituzione dei lavoratori anche quando l’automazione non produce necessariamente un beneficio sociale equivalente.

    Tra le possibilità indicate da Gates figurano, quindi, una tassazione dei robot e una forma di “token tax”, collegata all’utilizzo delle risorse computazionali dell’intelligenza artificiale.

    Le entrate potrebbero finanziare programmi di transizione professionale, formazione e sistemi di protezione sociale. L’obiettivo non sarebbe necessariamente fermare l’automazione, ma evitare che il prezzo più basso della macchina diventi l’unico criterio con cui decidere quali attività debbano essere automatizzate.

    I rischi vanno oltre il mercato del lavoro

    Il lavoro rappresenta, però, soltanto una parte dell’allarme lanciato da Gates: intervistato da MIT Technology Review, egli ha sostenuto che sarebbero già state oltrepassate diverse soglie di rischio associate all’intelligenza artificiale. Tra queste rientrano capacità nel settore biologico, cybersecurity, effetti psicosociali e potenziale distruzione o trasformazione del mercato del lavoro.

    Particolarmente sensibile è, fra questi, il rischio biologico. Modelli sempre più avanzati possono, infatti, aiutare ricercatori e aziende farmaceutiche a comprendere molecole, progettare farmaci e accelerare la ricerca, tuttavia le stesse capacità potrebbero abbassare alcune delle barriere tecniche necessarie per progettare o utilizzare agenti biologici pericolosi.

    Gates considera, quindi, il bioterrorismo uno dei rischi che richiedono maggiore attenzione. Le sue valutazioni sulla probabilità relativa di questi scenari restano opinioni personali e non devono essere confuse con stime scientifiche consolidate, ma il problema della capacità dei modelli AI di assistere utenti nella ricerca biologica pericolosa (così come assiste i criminali informatici nel loro settore) è diventato un tema centrale anche per i principali laboratori del settore.

    Un’industria con incentivi a “minimizzare il problema”

    Un’altra parte significativa dell’intervento di Gates riguarda il comportamento dell’industria tecnologica.

    Secondo quanto riportato dal New York Times, Gates sostiene che alcuni dirigenti del settore sarebbero privatamente molto più preoccupati dei rischi dell’AI di quanto lascino intendere pubblicamente, e il motivo sarebbe anche economico: le aziende stanno investendo e raccogliendo enormi quantità di capitale sulla promessa che l’intelligenza artificiale diventerà una delle infrastrutture fondamentali dell’economia globale. Insistere pubblicamente sugli scenari più pericolosi potrebbe, quindi, entrare in conflitto con raccolte di capitale, valutazioni aziendali e future quotazioni.

    Ciò non significa che l’intero settore stia deliberatamente nascondendo i rischi, ma evidenzia un potenziale conflitto di interessi: le stesse organizzazioni che sviluppano i sistemi più potenti hanno fortissimi incentivi economici affinché la loro diffusione continui.

    Gates cerca un dialogo con Xi Jinping

    Per Gates, alcuni dei rischi più gravi non possono essere gestiti esclusivamente dalle singole aziende o dai singoli governi: Reuters, infatti, ha riportato che sta cercando un incontro con il presidente cinese Xi Jinping per discutere di cooperazione internazionale sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale.

    Una delle possibilità potrebbe essere quella di sviluppare meccanismi internazionali per monitorare le capacità dei modelli più avanzati, soprattutto in settori sensibili come biologia e progettazione molecolare.

    Il riferimento implicito è a sistemi di governance già utilizzati in altri ambiti globali, dalle ispezioni nucleari alla sicurezza dell’aviazione fino agli accordi ambientali.

    L’ostacolo è evidente: Stati Uniti e Cina considerano l’AI una tecnologia strategica e competono per la leadership economica e militare. Costruire sistemi condivisi di verifica richiederebbe quindi un livello di cooperazione difficile da ottenere proprio mentre, nel frattempo, la competizione tecnologica aumenta.

    La domanda non è più soltanto “cosa può fare l’AI”

    Il nuovo intervento di Gates segna soprattutto un cambiamento nella domanda posta al centro del dibattito.

    Per anni la discussione sull’intelligenza artificiale è stata dominata da una questione: che cosa riusciranno a fare le macchine?

    Se le capacità continueranno a crescere, questa potrebbe non essere più la domanda decisiva.

    La questione potrebbe diventare che cosa vogliamo continuare a far fare agli esseri umani, anche quando una macchina sarebbe più economica, veloce o tecnicamente capace.

    È qui che l’idea dei lavori “Human Reserved” diventa più interessante della semplice previsione sulla perdita di occupazione. Implica che il futuro del lavoro non debba necessariamente essere determinato soltanto dal mercato e dal costo dell’automazione.

    Una società potrebbe decidere che alcune attività possiedono un valore umano che non coincide con la produttività.

    Ed è forse questo il passaggio più importante nel nuovo messaggio di Gates: se l’AI raggiungerà davvero le capacità previste dai suoi sviluppatori, la sfida non sarà soltanto controllare una nuova tecnologia, ma piuttosto decidere deliberatamente quale ruolo vogliamo conservare per noi stessi.

  • Mistral cambia rotta: dai modelli proprietari all’infrastruttura AI

    Mistral cambia rotta: dai modelli proprietari all’infrastruttura AI

    Perché uno dei principali campioni europei dell’AI sta aprendo i propri server anche a un modello cinese? La nuova strategia di Mistral racconta molto della posizione dell’Europa nella corsa globale.

    Mistral AI sta modificando la propria strategia, ampliando fortemente la capacità dei suoi server e aprendo l’infrastruttura anche a modelli sviluppati da altri operatori, a partire dal modello open-weight GLM-5.2 del laboratorio cinese Z.ai.

    L’azienda francese continuerà a sviluppare modelli propri, ma secondo Ruhrbarone questi sembrano assumere un ruolo meno centrale rispetto alla competizione diretta con i leader statunitensi e cinesi.

    La scelta può essere letta come una risposta alla sproporzione di capitali e capacità di calcolo che caratterizza la corsa globale all’AI, più che come un vero abbandono dello sviluppo di modelli. Per l’Europa, il cambio di strategia di uno dei suoi principali protagonisti dell’AI generativa riapre però il tema della sovranità tecnologica e della capacità di costruire modelli di frontiera competitivi.

    L’articolo interpreta il caso Mistral in modo fortemente critico verso le politiche europee, sostenendo che regolamentazione, investimenti insufficienti e debolezza del mercato dei capitali rischiano di ampliare il divario con Stati Uniti e Cina.

    Link alla fonte:
    https://www.ruhrbarone.de/mistral-gibt-den-ki-wettlauf-auf-europas-letzter-grosser-ki-traum-platzt/264082/

  • La bolla dell’IA può scoppiare, ma il vero rischio è… in ciò che rimane

    La bolla dell’IA può scoppiare, ma il vero rischio è… in ciò che rimane

    Ho appena letto (e i cui link vi condivido come sempre in basso) due interessanti articoli del Linkiesta che raccontano altrettante facce della stessa trasformazione: mentre la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale potrebbe produrre una gigantesca svalutazione di data center, server e infrastrutture, i modelli più avanzati e il know-how necessario per svilupparli resteranno concentrati nelle mani di pochi grandi operatori.

    Parallelamente, le capacità dell’IA stanno crescendo in direzioni che rendono insufficiente il tradizionale dibattito sulla produttività: progettazione di agenti biologici, capacità di aggirare sistemi di sicurezza, armi autonome e prospettiva di sistemi capaci di migliorarsi da soli spostano il problema sul terreno della sicurezza e del controllo. Aspetti che stanno coinvolgendo diverse personalità del settore, e che proiettano scenari sicuramente preoccupanti.

    La contraddizione è che proprio mentre la tecnologia diventa più potente e rischiosa, la competizione tra Stati Uniti e Cina spinge ad accelerare e l’Europa rischia di rimanere dipendente sia dalle infrastrutture sia dai modelli altrui.

    La vera posta in gioco, quindi, non è semplicemente chi vincerà la corsa all’IA, ma chi controllerà gli asset strategici, distribuirà i guadagni di produttività e soprattutto stabilirà i limiti entro cui questa tecnologia potrà essere utilizzata.

    Se la bolla finanziaria si sgonfierà senza una strategia politica, potremmo ritrovarci con infrastrutture più economiche ma con una dipendenza tecnologica maggiore e con sistemi sempre più difficili da governare.

    Link alle due fonti:

  • ByteDance prepara un modello AI da 10 trilioni di parametri e alza la posta sui chip

    ByteDance prepara un modello AI da 10 trilioni di parametri e alza la posta sui chip

    ByteDance sarebbe nelle prime fasi di pre-training di un modello AI frontier che potrebbe raggiungere i 10 trilioni di parametri, una scala che lo avvicinerebbe ai sistemi più avanzati attribuiti ad Anthropic.

    Il progetto, il cui numero finale di parametri non è ancora confermato, richiederebbe enormi cluster di acceleratori e rafforzerebbe la domanda cinese di capacità di calcolo, energia e raffreddamento.

    Le restrizioni statunitensi sull’export di chip stanno intanto spingendo ByteDance e altri gruppi cinesi verso semiconduttori domestici, inclusa la famiglia Ascend di Huawei, oltre che verso iniziative per sviluppare hardware personalizzato.

    Un modello cinese di questa scala potrebbe quindi riaccendere il confronto sui controlli tecnologici e sulla sovranità dell’infrastruttura AI.

    Se raggiungesse capacità realmente frontier, potrebbe inoltre aprire nuove opportunità per partnership enterprise e governative nei mercati interessati ad alternative ai provider statunitensi.


    Link alla fonte:
    https://capacityglobal.com/news/bytedances-10tn-parameter-model-takes-aim-at-anthropic/⁠

  • L’Europa punta su un’AI aperta: più investimenti, concorrenza e sicurezza

    L’Europa punta su un’AI aperta: più investimenti, concorrenza e sicurezza

    L’Europa vuole evitare che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata si concentri nelle mani di poche imprese o paesi, promuovendo invece un ecosistema globale aperto, competitivo e affidabile.

    La strategia passa dal rafforzamento delle capacità europee attraverso AI Factory, future gigafactory, ricerca, talenti, modelli di frontiera e una più ampia adozione dell’AI nell’economia.

    Il regolamento europeo sull’AI viene indicato come uno strumento per costruire fiducia e certezza giuridica senza frenare l’innovazione, mentre governi e sviluppatori sono chiamati a cooperare sui rischi legati a cybersicurezza, usi criminali e ostili, consumi energetici e idrici.

    La cooperazione internazionale tra partner affidabili dovrebbe inoltre produrre metodi comuni per valutare i modelli più avanzati e proteggere l’accesso alle tecnologie.

    La posta in gioco è strategica: fare dell’Europa non soltanto un mercato che consuma AI, ma uno dei poli capaci di svilupparla e orientarne l’evoluzione.


    Link alla fonte:
    https://www.corriere.it/opinioni/26_agosto_08/verso-una-rivoluzione-dell-ai-aperta-e-affidabile-4d66dda6-2fc6-4a81-87ed-e90c74999xlk_amp.shtml⁠

  • Agenti AI fuori controllo: USA, Cina e UE scelgono tre modelli di governance

    Agenti AI fuori controllo: USA, Cina e UE scelgono tre modelli di governance

    La serie di incidenti e test di cybersicurezza di cui si è parlato soprattutto ultimamente sta alimentando il dibattito su come controllare agenti AI capaci di perseguire autonomamente un obiettivo attraverso strategie non previste, incluse intrusioni, social engineering e identità false.

    Gli episodi riportati da Hugging Face, Anthropic e dall’AI Security Institute britannico mostrano un rischio particolare: comportamenti potenzialmente dannosi possono emergere senza che al modello venga esplicitamente richiesto di ingannare o attaccare sistemi reali.

    La risposta geopolitica sta prendendo tre direzioni: gli Stati Uniti puntano soprattutto su test e collaborazione volontaria con le aziende, affiancati da una proposta bipartisan per consentire lo spegnimento dei modelli più pericolosi; la Cina promuove invece una nuova organizzazione internazionale orientata a cooperazione, standard e sviluppo tecnologico.

    L’Unione europea segue la strada più vincolante attraverso l’AI Act e un sistema di valutazione, cybersicurezza e segnalazione degli incidenti, pur senza introdurre una categoria normativa autonoma per gli agenti AI.

    La questione diventa così anche geopolitica: Washington, Pechino e Bruxelles stanno delineando modelli differenti destinati a competere nella definizione delle regole globali sull’AI.


    Link alla fonte:
    https://eurofocus.adnkronos.com/sicurezza/chi-controllera-gli-agenti-ai-impazziti-la-sfida-tra-washington-pechino-e-bruxelles/

  • Ucraina e Palantir: l’alleanza che ha trasformato la guerra nell’era dell’AI

    Ucraina e Palantir: l’alleanza che ha trasformato la guerra nell’era dell’AI

    L’articolo racconta la collaborazione tra Mykhailo Fedorov, protagonista della trasformazione digitale dell’Ucraina, e Alex Karp, CEO di Palantir, che ha contribuito a ridefinire l’impiego dell’intelligenza artificiale nel conflitto con la Russia.

    Grazie alle piattaforme di Palantir e allo sviluppo dello stato digitale Diia, l’Ucraina ha integrato servizi pubblici, analisi dei dati e tecnologie militari in un ecosistema fortemente orientato all’innovazione.

    L’AI è stata impiegata per migliorare la gestione dei droni, l’analisi operativa e il coordinamento delle risorse, trasformando il conflitto in quello che molti osservatori definiscono la prima “guerra dell’intelligenza artificiale”.

    La vicenda evidenzia come la collaborazione tra governi e aziende tecnologiche possa accelerare la digitalizzazione di un Paese, con implicazioni che vanno ben oltre il contesto militare e aprono nuove riflessioni sul ruolo dell’AI nella sicurezza e nella pubblica amministrazione.


    Link alla fonte:
    https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/07/18/news/dentro-alla-collaborazione-tra-fedorov-e-palantir-per-capire-come-si-trasforma-un-paese–402506⁠

  • Il chip fondamentale per l’AI che pochi conoscono e che la Cina vuole a tutti i costi

    Negli ultimi anni abbiamo sentito spesso menzionare aziende Nvidia o TSMC quando si parla di chip per l’intelligenza artificiale. Esiste, tuttavia, un componente hardware poco conosciuto ma che oggi è diventato uno degli elementi più strategici dell’intera competizione tecnologica tra Cina e Stati Uniti: la memoria HBM (High Bandwidth Memory). In questo video il bravissimo Song Yang vi parla di CXMT, l’azienda cinese piu importante in questo settore, azienda che si avvia a competere con big mondiali come SK hynix, Samsung e Micron.

  • DeepSeek 4 e la “minaccia” cinese

    Potremmo intitolare questa notizia “Grosso guaio a Chinatown”, come quel simpatico film d’azione degli Anni Ottanta.

    Eh sì, in Cina sta accadendo qualcosa di veramente “grosso”, e il guaio è per chi pensava di continuare a fare da fornitore di hardware per l’AI del Sol Levante.

    Invece no, con l’arrivo di questo nuovo modello, DeepSeek punta chip cinesi, in un processo che renderà il Dragone sempre più competitivo in questo ambito, oltre che sempre più indipendente.

    I dettagli in questo video:
    https://youtu.be/a54TrMt1eAM?si=RUA3aYKjThMBDzMl

  • DeepSeek punta a una valutazione da 45 miliardi per rafforzare la sfida AI cinese

    DeepSeek starebbe discutendo il suo primo grande round di investimento con una valutazione potenziale fino a 45 miliardi di dollari, segnando una svolta per uno dei laboratori AI più osservati della Cina.
    L’operazione avrebbe un obiettivo strategico preciso: trattenere ricercatori e ingegneri altamente specializzati, oggi al centro di una competizione globale sempre più aggressiva tra aziende tecnologiche e laboratori di IA.
    Tra i possibili investitori emerge il ruolo del fondo statale cinese “Big Fund”, legato allo sviluppo della filiera nazionale dei semiconduttori, a conferma della volontà di Pechino di ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti.
    DeepSeek si è distinta per modelli open weight efficienti anche in presenza di restrizioni sull’accesso ai chip avanzati, dimostrando che la competitività nell’IA non dipende solo dalla capacità computazionale.
    La sfida ora sarà trasformare prestigio tecnico e supporto strategico in un ecosistema sostenibile fatto di prodotti, ricavi e continuità nella ricerca.

    Link alla fonte:
    https://www.tomshw.it/hardware/deepseek-salto-enorme-valutazione

  • Italia ed Europa accelerano sulla sovranità AI per ridurre la dipendenza tecnologica

    L’Europa e l’Italia devono sviluppare una filiera autonoma dell’intelligenza artificiale per evitare dipendenze strategiche da infrastrutture e modelli esteri, soprattutto statunitensi e cinesi.
    Secondo Sandro Parisi, il vero nodo non è soltanto il software, ma la capacità energetica necessaria ad alimentare data center e sistemi di calcolo avanzati, oggi ancora insufficiente nel mercato europeo.
    Il rischio evidenziato è quello di un “lock-in” tecnologico, in cui aziende e istituzioni restano vincolate a infrastrutture straniere con possibili conseguenze economiche e geopolitiche, anche nei settori strategici come Difesa e industria.
    L’articolo sottolinea inoltre la necessità di una visione politica più assertiva, investimenti coordinati sulle competenze e il recupero di aree industriali dismesse per produrre energia pulita destinata all’ecosistema AI.
    In questo scenario, Francia e Germania vengono indicate come esempi europei di maggiore attivismo industriale e strategico.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/sovranita-dellai-perche-italia-ed-ue-non-possono-piu-dipendere-dagli-altri/

  • La Cina domina la corsa all’AI anche (e soprattutto) grazie al talento umano

    La competizione globale sull’intelligenza artificiale si sta giocando sempre più sul capitale umano, e la Cina emerge come leader nella formazione di esperti.
    Secondo un’analisi di The Economist sui dati della conferenza NeurIPS 2025, per la prima volta la Cina ha superato gli Stati Uniti per numero di studi presentati, riflettendo una crescita costante negli ultimi dieci anni.
    Le università cinesi dominano la formazione dei ricercatori, mentre gli Stati Uniti dipendono sempre più da talenti formati in Cina, molti dei quali stanno tornando nel loro paese grazie a incentivi economici e politiche favorevoli.
    Questo fenomeno riduce l’attrattiva del sistema americano, anche a causa di restrizioni sui visti e minore stabilità nella ricerca.
    Se la tendenza continuerà, entro pochi anni la Cina potrebbe avere un vantaggio netto anche nella presenza globale di ricercatori IA, con implicazioni strategiche per innovazione e leadership tecnologica.

    Link alla fonte:
    https://www.xataka.com/robotica-e-ia/hay-carrera-ia-mucho-profunda-e-importante-que-china-esta-aplastando-a-sus-competidores-talento-humano/amp

  • Lobby dell’AI investe 300 milioni per influenzare le elezioni USA

    Negli Stati Uniti, l’industria dell’intelligenza artificiale ha investito oltre 300 milioni di dollari nelle elezioni di midterm per sostenere candidati favorevoli a una regolamentazione più leggera e pro-innovazione.

    Il finanziamento coinvolge grandi aziende tecnologiche, super PAC e gruppi come Innovation Council Action e Leading the Future, mentre cresce lo scontro politico con chi, come Bernie Sanders, propone limiti più severi e persino una moratoria sui data center.

    Al centro del dibattito ci sono anche l’impatto ambientale e sociale delle infrastrutture AI, tra consumo energetico, uso dell’acqua e pressione sulle comunità locali.

    Parallelamente, emerge una divisione bipartisan sulla necessità di un quadro normativo federale unico contro il rischio di regolamentazioni statali frammentate.

    La questione AI si afferma così come tema chiave nella competizione politica e geopolitica, soprattutto in relazione alla rivalità con la Cina.

    Link alla fonte:

    https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/usa-la-lobby-dellai-investe-300-milioni-nelle-elezioni-di-midterm_1KELz8VKpeV0dIxytd4RbF

  • La Cina conquista terreno nella “valuta” dell’AI: i token

    Le aziende cinesi come DeepSeek e MiniMax stanno superando i concorrenti statunitensi nella riduzione del consumo di token, l’unità chiave che misura l’uso e il costo dei modelli di intelligenza artificiale. Questo sorpasso segnala un cambiamento strutturale nella competizione globale, dove il prezzo per token diventa determinante soprattutto con la diffusione degli agenti AI, molto più esigenti in termini computazionali. Grazie a costi energetici più bassi e modelli più efficienti, le aziende cinesi offrono prezzi fino a sei volte inferiori rispetto a player come Anthropic, attirando sviluppatori e aumentando rapidamente l’adozione. Tuttavia, restano criticità legate a limiti infrastrutturali e a rischi geopolitici, in particolare sull’uso di data center cinesi. Il tema dei token emerge così come nuova leva strategica nella corsa verso l’AGI e il dominio dell’economia AI.

    Link alla fonte:
    https://www.ft.com/content/2567877b-9acc-4cf3-a9e5-5f46c1abd13e?syn-25a6b1a6=1

  • Come l’AI trasforma le immagini satellitari in armi di disinformazione nel conflitto Iran-Israele-USA

    Nel conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti sta emergendo una nuova forma di disinformazione: immagini satellitari reali manipolate con l’intelligenza artificiale per simulare distruzioni militari.
    Diverse inchieste di media internazionali come BBC, AFP e NewsGuard hanno identificato casi in cui foto di Google Earth sono state alterate con tecniche di image-to-image per aggiungere crateri, fumo o infrastrutture distrutte.
    Alcuni contenuti virali (come presunti attacchi alla base di Al Udeid in Qatar o all’ambasciata USA a Riad) sono risultati completamente sintetici, pur apparendo credibili grazie alla coerenza con immagini reali.
    La combinazione tra propaganda statale, account pseudo-OSINT e incentivi economici dei social media amplifica la diffusione di questi contenuti.
    Il fenomeno segna un salto qualitativo nella disinformazione di guerra, perché l’AI modifica dettagli realistici invece di creare scene completamente false, rendendo molto più difficile individuare i falsi.

    Link alla fonte:
    https://www.infodata.ilsole24ore.com/2026/03/10/perche-le-immagini-satellitari-della-guerra-in-iran-modificate-con-lai-sono-cosi-convincenti/

  • L’AI supera una nuova soglia: tra auto-miglioramento, rischi sistemici e tensioni etiche globali

    Un’ondata di innovazioni – dal rilascio di GPT-5.3 Codex di OpenAI e Opus 4.6 di Anthropic fino al modello video Seedance 2.0 di ByteDance – segna quello che diversi osservatori definiscono un punto di svolta per l’intelligenza artificiale.
    L’imprenditore Matt Shumer parla di una fase in cui l’IA non è più solo uno strumento, ma un sistema capace di svolgere e migliorare il lavoro umano, inclusa la programmazione dell’IA stessa.
    Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, descrive questa fase come una “adolescenza tecnologica”, con sistemi replicabili su larga scala e potenzialmente superiori agli esperti in molti campi, ma ancora privi di adeguate strutture di governance.
    Tra i rischi emergono manipolazione, sicurezza biologica, concentrazione del potere economico e destabilizzazione democratica, mentre le dimissioni di ricercatori chiave come Mrinank Sharma evidenziano il peso morale interno al settore.
    In parallelo, casi come Seedance 2.0 riaccendono lo scontro su copyright e geopolitica tecnologica, mostrando come la competizione tra aziende e Stati stia accelerando una trasformazione potenzialmente irreversibile.

    Link alla fonte:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/19/intelligenza-artificiale-balzo-tecnologico-rischi-news/8295880/

  • Marc Vidal avverte: l’Europa occupata a “regolamentare” mentre USA e Cina costruiscono il potere dell’IA

    L’analista economico Marc Vidal commenta il sorpasso di Alphabet su Apple in capitalizzazione, interpretandolo come il segnale di un nuovo paradigma economico dominato da dati, calcolo e intelligenza artificiale.
    Con valutazioni superiori al PIL di grandi Paesi europei, colossi come Alphabet, Microsoft e NVIDIA operano ormai come piattaforme di potere globale.
    Vidal sottolinea come la Cina abbia investito per anni nella sovranità tecnologica attraverso grandi imprese di AI e semiconduttori, seppur sotto forte controllo statale.
    Al contrario, l’Europa si sarebbe auto-relegata al ruolo di regolatore, senza campioni industriali nell’AI, nel cloud o nei chip, rischiando così l’irrilevanza nel nuovo ordine globale.

    Link alla fonte:
    https://www.cope.es/programas/herrera-en-cope/salida-de-emergencia/noticias/marc-vidal-analista-economico-europa-dedica-regular-cierre-tapones-china-llevan-anos-construyendo-empresas-monstruosas-inteligencia-artificial-20260111_3283261.amp.html

  • Amazon rafforza la leadership tecnologica USA con un maxi-piano da 50 miliardi per l’AI governativa

    Amazon ha annunciato un investimento fino a 50 miliardi di dollari per potenziare l’infrastruttura AI e di supercalcolo destinata alle agenzie federali statunitensi, con lavori previsti dal 2026.

    Il piano prevede la costruzione di nuovi data center avanzati che aggiungeranno circa 1,3 GW di capacità computazionale nelle regioni AWS Top Secret, Secret e GovCloud, integrando servizi come SageMaker, Bedrock e chip proprietari Trainium insieme a hardware Nvidia.

    L’iniziativa risponde alle priorità dell’amministrazione USA in ambiti critici come difesa, cybersicurezza, sistemi autonomi e ricerca sanitaria, riducendo drasticamente i tempi di analisi e modellazione dei dati.

    Il progetto include architetture energeticamente più efficienti e si inserisce nella crescente competizione tecnologica con la Cina, mentre l’ecosistema cloud americano supera i 200 miliardi di nuovi impegni grazie anche agli investimenti paralleli di Microsoft e Google.

    Le nuove infrastrutture dovrebbero generare ricadute economiche significative, creando posti di lavoro e accelerando l’adozione dell’IA nel settore pubblico.

    Link alla fonte:

    https://www.adnkronos.com/tecnologia/amazon-blinda-la-sicurezza-usa-con-piano-da-50-miliardi-per-lia-governativa_4prPlSqilJTTqmOOKe19ED