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  • Sam Altman e il confine che non si vede

    Mentre OpenAI punta all’IPO a 850 miliardi, il WSJ porta in superficie un problema di governance che esiste dal giorno uno: chi sta guidando questa macchina, e verso dove?


    L’uomo più potente dell’AI non possiede un centesimo di OpenAI

    Partiamo da un paradosso che, se ci pensate due secondi, è abbastanza vertiginoso. Sam Altman è il volto, la voce e il motore narrativo dell’azienda che — a seconda di chi interpellate — sta o costruendo il futuro dell’umanità o programmando la sua obsolescenza. OpenAI vale intorno agli 850 miliardi di dollari (per contestualizzare: è più di Toyota, più di Coca-Cola, più di quasi tutto ciò che potete immaginare comprando al supermercato). E lui, l’amministratore delegato, non possiede equity diretta nell’azienda. Zero. Niente. Uno stipendio da dirigente di medio livello, qualcosa tra i 66 e i 76mila dollari annui, la cifra che guadagna in un giorno qualunque il manager di zona di una catena di fast food americana di buone dimensioni.

    Come ha fatto, allora, a diventare miliardario? Investendo. Prima, fuori, altrove — e qui comincia la storia che il Wall Street Journal ha raccontato il 16 aprile 2026 in un pezzo che porta un titolo meravigliosamente diretto: “Sam Altman’s Side Hustles Blur the Line Between OpenAI’s Interests and His Own”. Traduzione libera: le attività parallele di Altman rendono impossibile capire dove finiscano i suoi interessi e dove comincino quelli di OpenAI. E siccome OpenAI sta per diventare una società quotata in borsa — con tutti gli obblighi di trasparenza che ne conseguono — questo non è un dettaglio di colore. È un problema strutturale con scadenza ravvicinata.


    Il portfolio parallelo (ovvero: dove vanno a finire le telefonate del CEO)

    Altman gestisce i suoi investimenti attraverso Hydrazine, un family office che nei suoi anni da presidente di Y Combinator ha accumulato partecipazioni in centinaia di startup. Alcune di queste startup hanno poi trovato in OpenAI un partner commerciale molto conveniente. Fin qui, niente di necessariamente scandaloso — il mondo della Silicon Valley è piccolo e i conflitti di interesse sono quasi un genere letterario a sé. Il problema è quando i casi concreti iniziano ad accumularsi.

    Il più clamoroso è Helion Energy, startup di fusione nucleare in cui Altman ha investito 375 milioni di dollari nel 2021 — una fetta considerevole del suo patrimonio netto. Altman ha proposto a OpenAI di guidare un round da 500 milioni per Helion, valutazione 35 miliardi. Il board ha rifiutato. OpenAI, però, ha comunque siglato un accordo con Helion per fino a 50 GW di energia entro il 2035 — una quantità che equivale a venticinque dighe Hoover, per chi ama i paragoni che tolgono il respiro. Altman si è dimesso dal board di Helion solo il mese scorso, dichiarando con olimpica serenità che «mentre Helion e OpenAI iniziano a esplorare una collaborazione su larga scala, è difficile per me essere nel board di entrambe». Difficile, appunto. Non impossibile. Difficile. Notate la sfumatura.

    Poi c’è Stoke Space, startup di razzi spaziali, partecipata tramite Hydrazine. Altman avrebbe spinto per far investire OpenAI in Stoke o addirittura per acquisirla, nell’ottica di costruire data center orbitali (sì, avete letto bene). Alcuni board member di OpenAI non erano nemmeno al corrente di questi colloqui — cosa che, in una società che si prepara all’IPO, è il tipo di dettaglio che fa venire i capelli bianchi ai revisori contabili. E infine Merge Labs, startup di interfacce cervello-computer, di cui Altman è co-fondatore e board member, e in cui OpenAI ha investito a gennaio 2026. Le due società collaborano su progetti AI. Altman non detiene equity in Merge Labs, ma ha fondato l’azienda. Se vi sembra complicato da tenere a mente, immaginate come si sentono gli azionisti che stanno per comprare le azioni alla quotazione.


    Il 2023, quella storia del licenziamento, e la memoria corta

    C’è un precedente che vale la pena ricordare, perché la storia ha una certa circolarità. Nel novembre 2023, il board di OpenAI licenziò temporaneamente Altman — per cinque giorni di caos totale, prima della sua reintegrazione trionfale — anche per «mancanza di candore» sugli investimenti personali. La motivazione ufficiale includeva esplicitamente l’impossibilità, da parte del board, di capire se le decisioni di OpenAI avvantaggiassero Altman personalmente. Dopo il reintegro, il nuovo board ha creato un comitato audit e rafforzato la policy sui conflitti di interesse. I dettagli di quella policy, però, non sono mai stati resi pubblici. Il problema, insomma, è stato istituzionalizzato senza essere risolto.

    Il WSJ fa notare una cosa che in apparenza sembra ovvia ma che merita di essere detta: a differenza di praticamente ogni altro CEO di una grande tech company, le finanze di Altman sono opache per definizione. Zuckerberg ha equity Meta visibile e tracciabile. Nadella ha equity Microsoft. Altman ha un reticolo di investimenti distribuito in centinaia di società, alcune delle quali hanno legami commerciali con OpenAI. In una public company, questo tipo di partecipazioni esterne viene di solito regolamentato in modo stringente. Qui siamo ancora in una fase in cui la regola non c’è, o se c’è non si vede.


    L’IPO e i dubbi che nessuno dice ad alta voce

    OpenAI punta a quotarsi in borsa entro il quarto trimestre del 2026, con Altman che spinge per accelerare. Il contesto è però più complicato di quanto la narrativa ufficiale lasci intendere. La CFO Sarah Friar ha espresso — in via interna — preoccupazioni concrete sul ritmo degli investimenti infrastrutturali, sui costi che salgono e su una crescita dei ricavi che non corre alla stessa velocità. Sono i classici segnali che rendono nervosi i banchieri d’investimento, che per mestiere devono vendere una storia coerente agli investitori istituzionali.

    E poi c’è la questione della leadership. Alcune fonti riferiscono che certi azionisti, sempre in via privata, si domandano se Altman sia la persona giusta per guidare OpenAI attraverso la turbolenza di una quotazione in borsa, con tutto il carico di trasparenza e accountability che implica. Come possibile alternativa circola il nome di Bret Taylor, attuale presidente del board ed ex co-CEO di Salesforce — uno con il profilo istituzionale che Altman strutturalmente non può avere. Il board ufficiale, per ora, sostiene Altman senza riserve, definendolo «unicamente qualificato» per la fase successiva. Sono le stesse parole che si usano quando si vuole chiudere una conversazione senza rispondere alle domande.


    Cosa significa davvero, a occhi aperti

    Il punto non è stabilire se Altman abbia fatto qualcosa di illegale — l’inchiesta del WSJ non lo afferma, e non è quello il tema. Il tema è strutturale: un’azienda che si appresta a raccogliere capitali dal pubblico mercato ha bisogno di governance chiara, tracciabile, verificabile. Gli investitori istituzionali, i fondi pensione, i piccoli azionisti che compreranno le azioni di OpenAI hanno diritto di sapere con precisione chi sta prendendo le decisioni, in nome di chi, e con quali interessi personali sullo sfondo.

    Il 2026-2027 sarà il momento in cui OpenAI dovrà smettere di essere una creatura della Silicon Valley — dove l’opacità è quasi un valore fondante — e diventare qualcosa di più simile a un’azienda quotata, con tutti gli oneri che ne derivano. La governance, i conflitti di interesse, la trasparenza sulle finanze del CEO: non sono dettagli burocratici. Sono esattamente le domande che i mercati fanno prima di decidere quanto vale davvero un’azienda.

    850 miliardi è una cifra. Ma i mercati, alla fine, prezzano anche la fiducia.


    Fonte principale: Wall Street Journal, 16 aprile 2026, “Sam Altman’s Side Hustles Blur the Line Between OpenAI’s Interests and His Own”. Fonti complementari: The Information.

  • Altman immagina l’AI come un servizio a consumo: “come elettricità o acqua”

    Sam Altman, CEO di OpenAI, ha proposto una visione in cui l’intelligenza artificiale diventa un’infrastruttura di base accessibile come un servizio pubblico.
    Durante l’U.S. Infrastructure Summit organizzato da BlackRock, Altman ha ipotizzato un modello in cui gli utenti pagano l’IA in base al consumo, simile alle bollette di acqua o elettricità.
    L’idea riflette l’ambizione di rendere la “capacità di intelligenza computazionale” abbondante e disponibile su larga scala per imprese, istituzioni e cittadini.
    Tuttavia, questa prospettiva richiede enormi investimenti in potenza di calcolo e data center, con conseguente aumento dei consumi energetici.
    Il dibattito riguarda quindi sia il modello economico della futura IA sia la sostenibilità energetica delle infrastrutture necessarie.

    Link alla fonte:
    https://www.elconfidencial.com/tecnologia/2026-03-13/sam-altman-pagar-chatgpt-contador-agua-1qrt_4319887/

  • Altman ridimensiona i consumi dell’AI e difende l’efficienza dei modelli

    Durante un evento in India organizzato da The Indian Express, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha respinto le accuse secondo cui l’uso dei chatbot comporterebbe un consumo massiccio di acqua, definendo “completamente false” le stime che parlano di decine di litri per singola richiesta.
    Ha ammesso che in passato alcuni data center utilizzavano sistemi di raffreddamento evaporativo, ma ha sostenuto che oggi tali tecnologie non sarebbero più impiegate.
    Più articolato, invece, il tema energetico: Altman riconosce una sfida reale legata alla crescita globale dell’AI, indicando nucleare e rinnovabili come soluzioni strategiche.
    Ha inoltre smentito la stima secondo cui una richiesta a ChatGPT consumerebbe quanto una carica e mezza di iPhone, sostenendo che il confronto corretto andrebbe fatto con il costo energetico del lavoro umano.
    Secondo Altman, una volta completato l’addestramento, i modelli AI sarebbero già competitivi, se non superiori, all’uomo in termini di efficienza energetica per singola risposta.

    Link alla fonte:
    https://www.hdblog.it/green/articoli/n649238/quanta-energia-consuma-ai-altman-ridimensiona/

  • Altman prevede la superintelligenza entro il 2028, Hassabis invita alla “cautela scientifica”

    All’AI Impact Summit 2026 di Nuova Delhi, il CEO di OpenAI Sam Altman ha previsto l’arrivo della “superintelligenza” entro il 2028, sostenendo che presto la maggior parte della capacità intellettuale globale risiederà nei data center.
    Altman ha delineato uno scenario in cui l’IA potrebbe superare le competenze dei top manager e trasformare radicalmente il mercato del lavoro, ribadendo però la necessità di una governance internazionale simile all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.
    Di tono diverso l’intervento di Demis Hassabis, CEO di Google DeepMind e Nobel per la Chimica 2024, che pur riconoscendo un impatto epocale dell’IA ha evidenziato limiti strutturali ancora irrisolti nei modelli attuali.
    Per Hassabis, l’AGI potrebbe emergere entro 5-8 anni, ma richiede un approccio scientifico rigoroso per garantire sicurezza e controllo.
    Il vertice indiano segna così un momento chiave nel dibattito globale tra accelerazione tecnologica e prudenza regolatoria.

    Link alla fonte:
    https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/02/19/news/india_ai_impact_summit_2026_altman_hassabis-425170533/

  • Altman ora teme Gemini evoca il “Codice Rosso” per accelerare i miglioramenti di ChatGPT

    Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha inviato un memo interno dichiarando una situazione di “codice rosso” e chiedendo al team di concentrare gli sforzi sul miglioramento dell’esperienza quotidiana di ChatGPT, alla luce della crescente pressione competitiva dopo il successo di Google Gemini 3.
    Le priorità includono risposte più rapide e affidabili, una personalizzazione più avanzata e una maggiore capacità di gestire domande diversificate, mentre vengono rinviate iniziative come l’integrazione di annunci, gli strumenti di shopping AI e l’assistente personale Pulse.
    Il responsabile di ChatGPT, Nick Turley, ha ribadito l’obiettivo di rendere il servizio più intuitivo e personale, sostenendo che l’assistente rappresenta circa il 10% dell’attività di ricerca e mantiene il primato globale.
    Nel frattempo, emergono indizi tecnici su possibili future integrazioni pubblicitarie, nonostante dichiarazioni pubbliche passate più caute.
    Il contesto competitivo è stato chiaramente intensificato dal recente lancio di Google Gemini 3, che ha superato molti modelli concorrenti nei benchmark e ottenuto ampi riconoscimenti, spingendo OpenAI a una reazione strategica immediata.

    Link alla fonte:
    https://www.forbes.com/sites/siladityaray/2025/12/02/altman-code-red-memo-urges-chatgpt-improvements-amid-growing-threat-from-google-reports-say/

  • OpenAI sotto pressione: il suo eventuale flop sarebbe un rischio sistemico per i mercati

    OpenAI, la società guidata da Sam Altman e creatrice di ChatGPT, è diventata in meno di un decennio un pilastro della nuova economia tecnologica americana, con una valutazione di circa 500 miliardi di dollari.

    Tuttavia, analisti e media come il Wall Street Journal avvertono che un eventuale fallimento dell’azienda potrebbe rappresentare un rischio sistemico, paragonabile a quello delle grandi banche d’affari prima della crisi del 2008.

    Nonostante accordi strategici con giganti come Microsoft, Nvidia e AMD, e una rete di partnership da oltre mille miliardi di dollari, OpenAI continua a registrare perdite significative (oltre 10 miliardi nel 2024).

    La crescente dipendenza economica degli Stati Uniti dall’IA generativa alimenta timori di una bolla tecnologica e di un potenziale “AI crash”.

    Intanto Altman prepara una futura IPO che potrebbe toccare i 1.000 miliardi di valutazione, in un contesto di grande incertezza sui ritorni economici dell’intelligenza artificiale.

    Link alla fonte:
    https://www.ilgiornale.it/news/economia/openai-crescono-i-timori-borsa-suo-flop-sar-rischio-2561660.html

  • Cosa ha VERAMENTE detto Sam Altman a proposito della versione “meno censurata” di ChatGPT

    “Abbiamo reso ChatGPT piuttosto restrittivo per assicurarci di prestare la dovuta attenzione alle questioni relative alla salute mentale. Ci rendiamo conto che questo lo ha reso meno utile/piacevole per molti utenti che non avevano problemi di salute mentale, ma data la gravità della questione volevamo fare le cose per bene.

    Ora che siamo riusciti a mitigare i gravi problemi di salute mentale e disponiamo di nuovi strumenti, saremo in grado di allentare in modo sicuro le restrizioni nella maggior parte dei casi.

    Tra poche settimane, abbiamo in programma di rilasciare una nuova versione di ChatGPT che consentirà alle persone di avere una personalità che si comporta in modo più simile a quella che piaceva a 4o (speriamo che sia migliore!). Se volete che il vostro ChatGPT risponda in modo molto simile a un essere umano, o utilizzi un sacco di emoji, o si comporti come un amico, ChatGPT dovrebbe farlo (ma solo se lo desiderate, non perché stiamo massimizzando l’utilizzo).

    A dicembre, con l’introduzione più completa dell’age-gating e nell’ambito del nostro principio “trattare gli utenti adulti come adulti”, consentiremo ancora di più, come l’erotismo per gli adulti verificati.”

    Link al Tweet:

  • Sam Altman avverte: GPT-5 è “spaventoso” come il Progetto Manhattan

    Sam Altman, CEO di OpenAI, ha espresso forte preoccupazione per GPT-5, paragonandone lo sviluppo al Progetto Manhattan. Durante un podcast, ha sottolineato che il modello non è solo più veloce, ma qualitativamente diverso, capace di gestire processi complessi e integrare diversi tipi di media. Sebbene alcuni analisti ritengano che le sue dichiarazioni possano avere anche una valenza di marketing, Altman evidenzia il rischio di una corsa tecnologica fuori controllo. Il rilascio di GPT-5 è previsto per agosto e potrebbe segnare un punto di svolta per il settore dell’AI.

    Link alla fonte:
    https://www.punto-informatico.it/sam-altman-terrorizzato-gpt-5-perche/

  • Altman lancia l’allarme: clonazione vocale IA mina la sicurezza bancaria

    Parlando alla conferenza della Federal Reserve a Washington, il CEO di OpenAI Sam Altman ha definito “pazzesco” che molti istituti facciano ancora affidamento sull’autenticazione via impronta vocale, avvertendo che l’IA è ormai in grado di clonare le voci con precisione sufficiente a bypassare questi sistemi. Altman prevede una crisi di frode imminente con perdite fino a 40 miliardi di dollari entro il 2027 se il settore non adotterà rapidamente metodi di verifica alternativi. Ha invitato banche e regolatori a collaborare per stabilire nuovi standard di sicurezza, ricordando che l’IA può essere usata sia per attaccare sia per difendere. La vice-chair della Fed Michelle Bowman si è detta disponibile a lavorare con OpenAI per sviluppare contromisure, sottolineando l’urgenza di ripensare le strategie di cybersecurity dinanzi a deepfake vocali e video sempre più convincenti.

    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/scienza-tecnologia/il-ceo-di-openai-avverte-le-banche-di-una-imminente-crisi-di-frode-causata-dalle-voci-generate-dall-ai_141471.html

  • OpenAI punta a 1 milione di GPU nel 2025, ma la corsa all’AI ha un prezzo altissimo

    Sam Altman ha annunciato che OpenAI prevede di attivare oltre 1 milione di GPU entro la fine del 2025 per sostenere modelli avanzati come ChatGPT e Sora. L’ambizione, dichiarata in modo provocatorio, è di raggiungere 100 milioni di GPU, ma i costi stimati superano i 3.000 miliardi di dollari, rendendo il traguardo finanziariamente insostenibile al momento. Le difficoltà nel reperire risorse hanno costretto l’azienda a ridimensionare progetti come Stargate. Intanto, la concorrenza con Meta e la necessità di attirare nuovi investimenti rappresentano una sfida critica per l’espansione futura di OpenAI.

    Link alla fonte:
    https://www.hdblog.it/business/articoli/n626147/sam-altman-openai-necessita-100-milioni-gpu/