Tag: Occupazione

  • A sessant’anni si reinventa grazie all’AI: dal licenziamento al vibe coding

    Dopo la conclusione forzata di una carriera durata diciotto anni in una multinazionale americana, l’autore di questo articolo ha intrapreso un percorso di reinvenzione professionale facendo leva sull’intelligenza artificiale generativa.
    Attraverso il cosiddetto “vibe coding”, una pratica che consente di sviluppare software dialogando in linguaggio naturale con i modelli AI, ha realizzato applicazioni, partecipato a hackathon e avviato nuove attività editoriali.
    L’esperienza racconta come le competenze creative, la capacità di formulare richieste efficaci e la disponibilità a sperimentare possano diventare risorse decisive in un mercato del lavoro in rapida trasformazione.
    L’articolo evidenzia anche le difficoltà legate all’età nel mondo professionale e propone un approccio basato su “piccole scommesse” e apprendimento continuo per affrontare le transizioni di carriera nell’era dell’AI.

    Link alla fonte:
    https://www.corriere.it/tecnologia/26_maggio_24/cosa-faro-da-grande-a-sessant-anni-come-ho-perso-il-lavoro-e-cominciato-una-nuova-vita-grazie-al-vibe-coding-f08f5c56-556e-4875-b534-4ee7f0038xlk.shtml#webview=1

  • Cloudflare taglia oltre 1.100 posti per accelerare la strategia basata sugli agenti AI

    Cloudflare ha annunciato un piano di licenziamenti che coinvolgerà oltre 1.100 dipendenti a livello globale, nonostante risultati finanziari considerati solidi e una crescita positiva del business.
    L’azienda punta a trasformarsi in una struttura “AI-first”, aumentando l’integrazione di agenti AI e sistemi automatizzati nei processi operativi interni.
    Secondo il management, l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale all’interno della società sarebbe cresciuto di oltre il 600% negli ultimi mesi, spingendo verso una profonda riorganizzazione aziendale.
    Dopo l’annuncio, il titolo Cloudflare ha perso oltre il 17% nelle contrattazioni after-hours, segnale delle preoccupazioni degli investitori sui costi e sull’impatto della transizione.
    Il caso si inserisce in una tendenza più ampia che coinvolge altre big tech come Microsoft, Google, Meta e Amazon, sempre più orientate a sostituire attività ripetitive con sistemi AI avanzati.

    Link alla fonte:

    Un’altra big tech sta licenziando oltre 1.100 dipendenti per investire in agenti AI

  • NVIDIA ammette: l’AI costa più dei dipendenti umani

    Un dirigente di NVIDIA ha dichiarato che, nel suo team, i costi computazionali dell’intelligenza artificiale superano quelli del personale umano, mettendo in discussione la narrativa sull’automazione come risparmio.
    Nonostante l’entusiasmo iniziale per la GenAI, molte aziende stanno scoprendo che i modelli — come quelli di Anthropic — sono economicamente onerosi, spesso venduti sotto costo e sostenuti da modelli di abbonamento o consumo.
    Casi come Uber mostrano come i budget per l’AI vengano rapidamente esauriti, mentre analisi di Goldman Sachs indicano che le spese possono raggiungere fino al 10% dei costi del personale.
    Nonostante ciò, molte aziende continuano a perseguire strategie di automazione e tagli al personale, creando una tensione tra realtà economica e narrazione tecnologica.
    Il risultato è un settore in cui l’adozione dell’AI cresce, ma senza ancora dimostrare una reale convenienza rispetto al lavoro umano.

    Link alla fonte:
    https://www.lindipendente.online/2026/05/04/in-nvidia-lia-costa-piu-di-un-lavoratore-umano/

  • AI Dividend introduce un sussidio mensile per i lavoratori colpiti dall’automazione AI

    Negli Stati Uniti è stato lanciato AI Dividend, un programma che offre 1.000 dollari al mese per un anno a lavoratori che hanno perso reddito o occupazione a causa dell’intelligenza artificiale.

    Promosso da AI Commons Project e What We Will, mira a colmare il vuoto tra il dibattito teorico sul reddito universale e interventi economici concreti.

    Il progetto si rivolge in particolare a categorie vulnerabili come call center operator, copywriter, giornalisti e sviluppatori junior, sempre più impattati dall’AI generativa.

    Oltre al sostegno economico, integra percorsi di reskilling per facilitare la transizione professionale.

    La sua evoluzione dipenderà anche dal coinvolgimento finanziario delle Big Tech, chiamate a sostenere attivamente i lavoratori colpiti.

    Link alla fonte:

    https://assodigitale.it/ai-dividend-mensile-da-1000-dollari-sostiene-chi-perde-il-lavoro-a-causa-dellintelligenza-artificiale

  • Carriere “a prova di AI”: come scegliere lavori che resistono all’automazione

    AgendaDigitale riprende una guida di Quantumleap Insights che analizza come orientarsi nel mercato del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale, sottolineando che non esistono più settori “sicuri” in senso assoluto.
    L’articolo, inoltre, menziona gli studi di Anthropic e Microsoft in cui è evidenziato come i ruoli più esposti sono quelli ripetitivi e standardizzati, mentre risultano più resilienti lavori basati su relazione, giudizio e presenza fisica.
    Come sottolineato nell’articolo, inoltre, secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il saldo occupazionale globale resterà positivo, ma con una forte redistribuzione tra professioni.
    Crescono sanità, istruzione, mestieri tecnici e cybersecurity, mentre diventano fragili soprattutto i ruoli junior e impiegatizi automatizzabili.
    La strategia vincente, insomma, non è quella di evitare l’AI, ma di integrarla, ovvero costruire competenze solide in un dominio e usarla come leva per aumentare produttività e valore.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/una-carriera-a-prova-di-intelligenza-artificiale-i-consigli-degli-esperti/

  • Huang afferma che abbiamo raggiunto l’AGI… ma non ancora “su scala industriale”

    Durante una recente intervista con Lex Fridman Nvidia, tramite il suo CEO Jensen Huang, ha sostenuto che l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) sia già stata raggiunta.
    Huang basa questa affermazione sulla crescente diffusione di agenti autonomi capaci di creare prodotti digitali, contenuti virali e applicazioni innovative senza intervento umano diretto.
    Tuttavia, introduce una distinzione cruciale: se le capacità individuali degli agenti sono avanzate, la coordinazione necessaria per costruire e gestire aziende complesse su scala globale resta irraggiungibile.
    Il CEO sottolinea infatti che replicare strutture industriali come Nvidia tramite agenti IA è, allo stato attuale, impossibile.
    La posizione si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge anche attori come Microsoft e OpenAI, evidenziando l’ambiguità e la natura ancora controversa del concetto di AGI.

    Link alla fonte:
    https://www.adnkronos.com/tecnologia/nvidia-ceo-huang-abbiamo-raggiunto-lintelligenza-artificiale-generale_2saNRir64hLktI5ZuHeNcv

  • Mercato del lavoro USA: Karpathy esplora l’impatto dell’AI sulle professioni

    Un nuovo strumento sviluppato e condiviso su GitHub da Andrej Karpathy visualizza 342 occupazioni del Bureau of Labor Statistics, coprendo circa 143 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.
    L’interfaccia utilizza una treemap in cui ogni rettangolo rappresenta un’occupazione, dimensionata per numero di lavoratori e colorata in base a metriche selezionabili come crescita prevista, salario mediano, requisiti educativi e esposizione all’intelligenza artificiale.
    Una componente chiave è il sistema di colorazione basato su LLM, che consente di valutare dinamicamente le professioni tramite prompt personalizzati.
    L’esempio principale è il punteggio di “AI Exposure”, che stima quanto ogni lavoro sarà trasformato dall’AI, distinguendo tra attività digitali e fisiche.
    Il progetto è pensato come strumento esplorativo e sperimentale, non come previsione economica rigorosa, ma evidenzia il potenziale dell’AI nell’analisi del mercato del lavoro.

    Link alla fonte:
    https://karpathy.ai/jobs/

  • Il post virale di Matt Shumer riaccende l’allarme riguardo all’impatto dell’AI sull’occupazione

    Un post pubblicato su X da Matt Shumer, CEO di OthersideAI, ha superato 75 milioni di visualizzazioni in meno di due giorni, riaccendendo il dibattito globale sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione.
    L’imprenditore ha paragonato l’attuale accelerazione tecnologica ai primi mesi della pandemia di Covid-19, sostenendo che la società stia sottovalutando la rapidità con cui l’IA sta automatizzando attività professionali complesse.
    Secondo Shumer, il 2025 ha segnato un punto di svolta: modelli sempre più avanzati e agenti autonomi sono ora in grado di scrivere software e svolgere compiti specialistici con un intervento umano minimo.
    Il rilascio simultaneo di GPT-5.3 Codex di OpenAI e Opus 4.6 di Anthropic avrebbe rappresentato un “terremoto” per il settore, accelerando una trasformazione che rischia di ridisegnare il mercato del lavoro.
    Il messaggio è chiaro: non si tratta di previsioni, ma di cambiamenti già in atto destinati a estendersi a molte altre professioni.

    Link alla fonte:
    https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/02/12/news/ia_lavoro_pericolo_come_covid-425154549/

  • L’AI non distrugge l’occupazione, ma rischia di ampliare le disuguaglianze (senza divulgazione, formazione e alfabetizzazione)

    Nonostante i timori diffusi, i dati economici mostrano che l’intelligenza artificiale non sta causando una perdita massiccia di posti di lavoro: in Europa e nei principali Paesi anglosassoni la disoccupazione è ai minimi storici.
    Come già avvenuto con altre grandi innovazioni tecnologiche, l’AI elimina alcune mansioni ma ne crea di nuove, aumentando spesso la produttività invece di sostituire le persone.
    Il vero nodo, però, non è quanti lavori spariranno, ma chi saprà adattarsi ai nuovi strumenti.
    Secondo l’economista Renaud Foucart, il rischio maggiore è l’aumento delle disuguaglianze, perché solo una parte della forza lavoro possiede le competenze per sfruttare davvero l’AI.
    Senza politiche di formazione e inclusione, la tecnologia potrebbe quindi ampliare il divario economico e sociale.

    Una nota personale per i “giornalisti” che in questi giorni grideranno “al lupo!” contro l’AI riportando i tagli di Amazon: parliamo di un’azienda che aveva introdotto i robot in magazzino quando ancora di AI non si parlava neanche. Impegnatevi a divulgare e sensibilizzare sull’uso dell’AI, se proprio volete fare qualcosa di utile (lo so, “acchiappa” meno clic, per quello non vi piace).

    Link alla fonte:
    https://tech.everyeye.it/notizie/ia-non-rubera-lavoro-vero-pericolo-ed-sottile-855185.html

  • Persone, agenti e robot: il lavoro si ridisegna come partnership nell’era dell’AI

    Secondo un nuovo report di McKinsey, il futuro del lavoro sarà basato su una collaborazione strutturata tra persone, agenti software e robot fisici, tutti potenziati dall’intelligenza artificiale.
    Le tecnologie attuali potrebbero automatizzare in teoria fino al 57% delle ore lavorate negli Stati Uniti, ma ciò non implica una perdita netta di posti di lavoro: il cambiamento avverrà soprattutto attraverso la trasformazione dei ruoli e delle competenze.
    Oltre il 70% delle skill umane rimarrà rilevante, anche se applicata in modi diversi, mentre cresce rapidamente la domanda di “AI fluency”, aumentata di sette volte in due anni.
    McKinsey stima che, se le aziende riprogetteranno i flussi di lavoro attorno alla collaborazione uomo–macchina, entro il 2030 si potrebbero sbloccare fino a 2,9 trilioni di dollari di valore economico annuo negli USA.

    Link alla fonte:
    https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/agents-robots-and-us-skill-partnerships-in-the-age-of-ai

  • “La prima consegna di massa di umanoidi è stata completata”: un ‘esercito’ di robot cinesi che marciano come soldati spaventa il web

    L’azienda cinese UBTech Robotics ha annunciato di aver completato la prima consegna “di massa” del robot umanoide Walker S2, mostrando un video virale in cui centinaia di unità marciano verso camion.
    La società ha dichiarato ordini per oltre 800 milioni di yuan (circa 112 milioni di dollari) per questo modello.
    Il Walker S2 è progettato per ambienti industriali, con la capacità di sostituire autonomamente la batteria e operare in modo continuativo senza intervento umano.
    Il filmato ha sollevato reazioni contrastanti: alcuni lo interpretano come prova che l’era del robot-umanoide “operaio” è già qui, mentre altri insinuano che l’effetto visivo sia più promozione spettacolare che realtà operativa.
    Le implicazioni toccano automazione industriale, forza lavoro e persino scenari di sorveglianza robotica.

    Link alla fonte:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/14/robot-umanoidi-cina-consegna-massa-news/8196026/

  • L’AI accelera i licenziamenti: aziende nascondono il vero impatto dietro “ristrutturazioni”

    Numerose aziende tecnologiche stanno riducendo il personale in modo significativo, celando dietro termini come “ottimizzazione delle risorse” l’effettivo impatto dell’intelligenza artificiale. Solo poche realtà come IBM e Klarna ammettono esplicitamente di aver sostituito ruoli umani con sistemi AI, in particolare chatbot. Secondo le stime, il 41% dei datori di lavoro globali prevede di ridurre la propria forza lavoro nei prossimi cinque anni proprio a causa dell’automazione. Dopo aver colpito i freelance, il fenomeno si sta ora estendendo anche ai dipendenti a tempo pieno, come dimostra il recente caso Duolingo, rivelando una transizione lavorativa più profonda di quanto dichiarato ufficialmente.

    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/web/le-aziende-licenziano-e-l-ia-c-entra-molto-di-piu-di-quanto-non-vogliono-farti-credere_141352.html