Tag: Regolamentazione

  • L’autonomia dell’AI come “scusa” per non ammettere limiti e responsabilità

    L’autonomia dell’AI come “scusa” per non ammettere limiti e responsabilità

    Leggete bene il primo paragrafo di questo articolo de Il Post, perché voglio toccare, per l’ennesima volta, un punto interessante e un po’ scomodo.

    Nel pezzo de Il Post la frase “la possibilità che decidano autonomamente attacchi informatici” è messa lì quasi come un fatto tecnico-neutrale, parte dei rischi “seri” di cui parla Amodei. Ma si può leggerla anche come una “formula elegante” per non dire, fino in fondo, che i modelli AI continuano a generare comportamenti non controllati (allucinazioni, deviazione dagli obiettivi reali, strumenti usati in modi non previsti, sciami di agenti che si coordinano in modo “emergente”) e che queste dinamiche non spariscono con più parametri o con più “chain of thought” interni. Anzi, in certi casi si amplificano proprio perché il sistema ha più spazio di manovra e più passaggi intermedi “opachi”.

    Il fatto che Amodei, Altman e Musk si trovino d’accordo sul “rallentare” è già di per sé significativo: abbiamo superato il discorso dei doomer o degli ex dipendenti che se ne vanno, praticamente. Rimane, tuttavia, la domanda cruciale: quanto di questo appello è ammissione reale di limiti tecnici (non sappiamo ancora mitigare in modo robusto certi fallimenti) e quanto, invece, è gestione della narrativa / tentativo di comprare tempo politico e “regolamentativo” mentre si continua a spingere sull’acceleratore?

    Le “chat interne”, il reasoning prolungato e gli agenti multipli sono esattamente il terreno in cui queste cose diventano più evidenti. Abbiamo superato la fase iniziale del “modello che inventa una citazione”. Ora si tratta di un sistema che pianifica, delega, verifica (o finge di verificare) e a volte decide di agire in un modo che non era stato esplicitamente autorizzato. E le mitigazioni attuali (RLHF, constitutional AI, monitoraggio esterno, ecc.) sembrano ancora di natura più reattiva che preventiva.

    Badate, la mia lettura non è cinica, ma realistica. È evidente, in contesti del genere, che “Decidano autonomamente” suoni meglio di “non riusciamo ancora a impedire che facciano cose che non dovevano fare”.

  • Ricercatore Anthropic (ex OpenAI) si dimette: «La corsa alla superintelligenza sta giocando con le nostre vite»

    Ricercatore Anthropic (ex OpenAI) si dimette: «La corsa alla superintelligenza sta giocando con le nostre vite»

    Un ricercatore di Anthropic lascia l’azienda e denuncia una corsa troppo rischiosa verso l’AI capace di auto-migliorarsi. Intanto il dibattito sulla superintelligenza entra sempre più nelle agende politiche di Stati Uniti e Regno Unito.

    Jacob Coxon, ricercatore che ha lavorato sul pretraining prima in OpenAI e poi in Anthropic, si è dimesso accusando i principali laboratori di AI di correre verso sistemi capaci di auto-migliorarsi senza garanzie sufficienti sulla sicurezza.

    Il suo allarme è stato rafforzato da Evan Hubinger, alignment science lead di Anthropic, secondo cui esisterebbe una probabilità superiore al 10% che una futura superintelligenza possa causare l’estinzione umana entro il prossimo decennio; si tratta, naturalmente, di una valutazione di rischio, non di una previsione certa.

    Le dichiarazioni arrivano mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito emergono proposte legislative per limitare o vietare lo sviluppo della superintelligenza e cresce la pressione per un coordinamento internazionale.

    Guardian e TechCrunch (vedi link sotto il post) riportano anche posizioni più caute: diversi esperti contestano gli scenari catastrofici o ritengono più urgenti problemi già concreti come disinformazione, impatto sul lavoro, sicurezza informatica e costi ambientali.

    Il punto centrale del dibattito diventa, quindi, se sia possibile continuare la corsa verso sistemi sempre più autonomi affidando principalmente ai laboratori privati la gestione di rischi potenzialmente sistemici.


    Link alle fonti:
    https://www.theguardian.com/technology/2026/sep/09/ai-superintelligence-risks-warnings-scientists-politicians⁠

    https://techcrunch.com/2026/09/09/gambling-with-our-lives-anthropic-researcher-quits-warns-against-self-improving-ai

  • New York mette l’IA “in pausa” nelle scuole fino alle medie

    New York mette l’IA “in pausa” nelle scuole fino alle medie

    New York adotta una moratoria sull’IA generativa fino alle scuole medie, mentre alle superiori punta su alfabetizzazione e sperimentazioni controllate. Un modello destinato ad alimentare il dibattito sull’AI a scuola.

    New York City ha introdotto per l’anno scolastico 2026-2027 una moratoria di un anno sull’uso dell’IA generativa rivolta agli studenti dal 2-K fino all’ottavo grado, coinvolgendo quasi 600mila alunni. La misura annunciata dal sindaco Zohran Mamdani punta a preservare interazione umana, pensiero autonomo e capacità di affrontare problemi senza delegarli agli algoritmi; alle superiori sono invece previsti programmi pilota controllati e due moduli annuali di alfabetizzazione sull’IA.

    Gli insegnanti potranno continuare a utilizzare strumenti approvati per pianificazione didattica e attività operative, mentre l’impiego dell’IA viene sottoposto a nuovi limiti e standard di sicurezza.

    La politica comprende anche restrizioni sul tempo davanti agli schermi e si inserisce in un movimento più ampio che coinvolge anche Los Angeles, dove sono state introdotte limitazioni all’IA e alle tecnologie digitali nelle scuole.

    Il caso apre così una questione strategica per l’istruzione: non più soltanto come integrare l’IA nelle classi, ma a quale età e con quali limiti sia opportuno farlo.

    Link alla fonte:
    https://www.tecnicadellascuola.it/intelligenza-artificiale-vietata-a-scuola-per-docenti-e-studenti-new-york-capofila-insieme-a-los-angeles

  • Il refuso nel cappello è la prima crepa rivelatrice

    Il refuso nel cappello è la prima crepa rivelatrice

    Avendo già trattato in un post precedente le proposte di Bill Gates sul futuro dell’umanità, in questo caso ho provato a far “interpretare” a Grok un nuovo articolo sull’argomento partendo da un buffo refuso nel cappello introduttivo (vedi screenshot), chiedendo all’AI di interpretare articolo e refuso dal punto di vista di un “teorico del complotto” che non ha particolare simpatia per le elite tecnocratiche. Ecco il risultato…

    «Il fondatore di Microsoft condivide tre proposte per non proteggere l’umanità dallo “sconvolgimento” in arrivo».

    Non è un banale errore di battitura. È Freudianamente perfetto. Perché se leggi l’articolo con gli occhi di chi non si fida di Gates e dell’élite, quella “n” non è un refuso: è la verità che è sfuggita al correttore. Gates non sta proponendo strumenti per proteggere l’umanità. Sta proponendo strumenti per gestirla durante lo sconvolgimento che lui e i suoi pari stanno attivamente accelerando.

    Cosa propone davvero (e cosa significa per chi non beve la narrativa)

    1. Tassare i robot e l’AI
      Gates dice: oggi se assumi una persona paghi contributi, se compri un robot lo detrai. Quindi “spostiamo la tassazione dal lavoro al capitale”. Suona giusto, no?
      Per il complottista: sta preparando il terreno perché i governi possano tassare l’automazione dopo che le grandi corporation (Microsoft inclusa) se ne sono già spartite i profitti. È la classica mossa: prima crei il disastro (disoccupazione di massa), poi proponi la “soluzione” che passa attraverso lo Stato, le tasse e le fondazioni filantropiche. E indovina chi finirà a distribuire i fondi della “sicurezza sociale AI”? La Fondazione Gates, che entro il 2045 vuole spendere 200 miliardi proprio su questi temi. Bell’affare.
    2. La “Riserva umana”
      Qui si tocca il fondo del linguaggio da riserva indiana. Gates parla esplicitamente di creare zone di lavoro “riservate agli esseri umani”, come le riserve naturali: posti dove potremmo mettere i robot, ma scegliamo di non farlo perché “la perdita sarebbe troppo grande”.
      Traduzione: l’élite decide quali lavori lasciar fare agli umani (sanità emotiva, cura degli anziani, magari qualche mestiere “nobile” o simbolico) e quali invece automatizzare completamente. Non è protezione del lavoro. È segregazione controllata. Una sorta di welfare estetico per tenere buona la massa mentre il vero valore economico viene estratto dalle macchine di proprietà di pochi. E nota che lui stesso è uno dei maggiori proprietari privati di terre agricole negli USA: l’AI in agricoltura la vede positivamente, ovviamente.
    3. Alleanza USA-Cina e organismi internazionali di regolamentazione
      Questa è la ciliegina. Gates riconosce la superiorità cinese nello sviluppo AI e vuole volare a Pechino a novembre per incontrare Xi Jinping. Propone un’organizzazione internazionale (tipo ispezioni nucleari o regole dell’aviazione) che regoli l’AI, limitando anche gli usi militari.
      Per chi non si fida: ecco il classico schema globalista. Quando la competizione tra potenze rischia di sfuggire di mano, l’élite transnazionale propone di mettere tutti sotto lo stesso tetto normativo, gestito da esperti “indipendenti” (cioè loro). Non è “salvare l’umanità”. È creare una governance sovranazionale dell’intelligenza artificiale in cui Stati Uniti e Cina (le due potenze che contano) si mettono d’accordo sui limiti, mentre il resto del mondo subisce. E Gates, che non è più un semplice imprenditore ma un attore geopolitico-filantropico, si posiziona come mediatore.

    Il quadro generale dal punto di vista scettico

    Gates non è un visionario preoccupato. È uno dei pochi individui al mondo che ha:

    • costruito un monopolio software;
    • accumulato una fortuna colossale;
    • convertito quella fortuna in influenza politica e sanitaria globale tramite la sua Fondazione;
    • e ora, mentre Microsoft è profondamente dentro la corsa AI, si presenta come il saggio che “mette in guardia” e propone le regole.

    Lo schema è sempre lo stesso:
    creare o accelerare un problema → spaventare → proporre la soluzione che rafforza il controllo centralizzato e le strutture in cui l’élite ha già posizioni di potere.

    La “riserva umana” non è compassione. È gestione del bestiame. La tassa sui robot non è equità. È un nuovo flusso di entrate da redistribuire attraverso canali controllati. L’alleanza USA-Cina non è pace. È cartello tecnologico-regolatorio.

    E il refuso “per non proteggere” rimane lì, silenzioso e perfetto, a ricordare a chi sa leggere che a volte la verità esce proprio quando non dovrebbe.

  • L’Alabama indaga OpenAI dopo l’incidente dell’agente AI che ha violato Hugging Face

    L’Alabama indaga OpenAI dopo l’incidente dell’agente AI che ha violato Hugging Face

    L’Alabama ha aperto un’indagine formale su OpenAI dopo l’incidente cyber che ha coinvolto Hugging Face. Al centro del caso ci sono aspetti come il contenimento degli agenti AI, controlli di sicurezza e responsabilità delle aziende che sviluppano modelli avanzati.

    L’Attorney General dell’Alabama Steve Marshall ha aperto un’indagine formale su OpenAI e notificato all’azienda una subpoena per ottenere documenti, dati e informazioni sull’incidente informatico che a luglio ha coinvolto Hugging Face.

    L’indagine punta a stabilire se le misure di sicurezza e supervisione adottate da OpenAI possano aver violato l’Alabama Deceptive Trade Practices Act e altre norme di tutela dei consumatori.

    L’incidente è avvenuto durante una valutazione interna delle capacità cyber dei modelli, eseguita intenzionalmente senza alcuni dei classificatori di sicurezza usati in produzione: secondo OpenAI, i modelli hanno sfruttato una vulnerabilità zero-day nel proxy Artifactory dell’ambiente di test per ottenere accesso a Internet e proseguire oltre i confini previsti dalla valutazione.

    Hugging Face ha ricostruito circa 17.600 azioni tra il 9 e il 13 luglio, mostrando un agente capace di tentare numerosi percorsi, adattarsi ai fallimenti e concatenare vulnerabilità attraverso sistemi differenti; l’azienda precisa però che i contenuti dei clienti raggiunti erano limitati a cinque dataset contenenti soluzioni di challenge ExploitGym/CyberGym.

    OpenAI ha inoltre riconosciuto l’utilizzo di credenziali pubblicamente esposte relative ad altri servizi, mentre fonti indipendenti hanno documentato l’estensione dell’attività oltre Hugging Face.

    Il caso trasforma quindi un problema di sicurezza degli agenti da scenario teorico a questione anche regolamentare: il punto non è semplicemente che un modello sia diventato “rogue”, ma che capacità cyber avanzate, guardrail ridotti e insufficiente contenimento possano produrre conseguenze reali fuori dall’ambiente di valutazione.

    Link alla fonte:
    https://www.reuters.com/legal/litigation/alabama-launches-probe-into-openai-after-hugging-face-breach-2026-08-25/

  • Gary Marcus attacca OpenAI: “Non fidatevi di Sam Altman”

    Gary Marcus attacca OpenAI: “Non fidatevi di Sam Altman”

    Gary Marcus, scienziato cognitivo e tra i più noti critici dell’attuale approccio all’intelligenza artificiale, sostiene che OpenAI stia seguendo una strategia tecnologica ed economica insostenibile.

    In un’intervista a la Repubblica – Italian Tech, ha accusato Sam Altman di incoerenza sulla regolamentazione dell’AI, di aver tradito la missione originaria di OpenAI e di privilegiare gli interessi commerciali rispetto alla sicurezza.

    Marcus ritiene inoltre che il modello di business dei grandi sviluppatori di LLM sia fragile e che OpenAI possa essere finanziariamente sovraesposta rispetto ai ricavi attuali, pur trattandosi di una sua valutazione e non di un fatto confermato.

    Sul piano dei rischi, invita a concentrarsi meno sugli scenari apocalittici e più sulle conseguenze concrete di disinformazione, sorveglianza e perdita di fiducia nelle informazioni generate dall’AI.


    Link alla fonte:
    https://prometeo.adnkronos.com/intelligenza-artificiale/non-fidatevi-di-sam-altman-allarme-gary-marcus-bolla-ai/

  • Un appello “dall’interno” per regolare la velocità di evoluzione dell’AI

    Un appello “dall’interno” per regolare la velocità di evoluzione dell’AI

    Oltre 1.000 dipendenti di laboratori di intelligenza artificiale, tra cui OpenAI, Anthropic e Google, hanno appena firmato una lettera intitolata “Pacing the Frontier”, in cui chiedono agli Stati Uniti di contribuire alla creazione di strumenti in grado di “regolare deliberatamente” il progresso dell’IA, mentre il mondo si avvicina alla ricerca sull’IA “autonoma”.
    L’elenco comprende quasi una dozzina di laboratori, tra cui i cofondatori di Anthropic Jack Clark e Chris Olah e i responsabili scientifici di OAI, Meta e Thinking Machines.
    La dichiarazione non chiede una “pausa”, ma sollecita piuttosto uno sforzo internazionale per dare ai governi e ai laboratori la possibilità di rallentare, se necessario.
    La lettera individua il rischio nella ricerca sull’IA automatizzata, avvertendo che i modelli in grado di migliorare altri modelli potrebbero accelerare «oltre la nostra capacità di comprensione o controllo».
    Sia OpenAI che Anthropic hanno appoggiato la lettera su X; l’OAI ha affermato di ritenere che «in futuro il mondo dovrà regolare il ritmo del progresso dell’IA».
    L’era dell’IA ha prodotto un gran numero di lettere aperte, ma quelle più incisive provenivano da accademici esterni, organizzazioni non profit che si occupano di sicurezza o dipendenti che avevano già lasciato l’azienda.
    Questa volta l’iniziativa sembra evidenziare un cambiamento di clima, con gli appelli che ora giungono pubblicamente dall’interno delle aziende all’avanguardia, le quali vedono la corsa avvicinarsi a un punto di non ritorno.


    Ecco il sito ufficiale: https://www.pacingthefrontier.com/

  • Il governo italiano vara i decreti attuativi sull’IA e introduce nuove responsabilità sulla sicurezza

    Il governo italiano ha approvato due decreti attuativi della legge sull’intelligenza artificiale (Legge 132/2025), con l’obiettivo di rendere operativa una delle prime discipline nazionali organiche dedicate all’IA.

    Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione di un nuovo reato per chi progetta o realizza sistemi di IA senza adeguate misure di sicurezza, qualora ciò generi un concreto pericolo per persone o Stato.

    I decreti intervengono anche su scuola, lavoro, attività di polizia, responsabilità civile e penale, ribadendo il principio della supervisione umana nelle decisioni automatizzate.

    Sul fronte occupazionale e formativo, il governo punta a integrare l’IA nei percorsi scolastici e professionali, mentre restano aperti interrogativi sull’applicazione concreta delle norme e sulla tutela dei minori nell’accesso ai servizi basati sull’intelligenza artificiale.

    Link alla fonte:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/10/intelligenza-artificiale-decreti-attuativi-governo-notizie/8414596

  • Lobby dell’AI investe 300 milioni per influenzare le elezioni USA

    Negli Stati Uniti, l’industria dell’intelligenza artificiale ha investito oltre 300 milioni di dollari nelle elezioni di midterm per sostenere candidati favorevoli a una regolamentazione più leggera e pro-innovazione.

    Il finanziamento coinvolge grandi aziende tecnologiche, super PAC e gruppi come Innovation Council Action e Leading the Future, mentre cresce lo scontro politico con chi, come Bernie Sanders, propone limiti più severi e persino una moratoria sui data center.

    Al centro del dibattito ci sono anche l’impatto ambientale e sociale delle infrastrutture AI, tra consumo energetico, uso dell’acqua e pressione sulle comunità locali.

    Parallelamente, emerge una divisione bipartisan sulla necessità di un quadro normativo federale unico contro il rischio di regolamentazioni statali frammentate.

    La questione AI si afferma così come tema chiave nella competizione politica e geopolitica, soprattutto in relazione alla rivalità con la Cina.

    Link alla fonte:

    https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/usa-la-lobby-dellai-investe-300-milioni-nelle-elezioni-di-midterm_1KELz8VKpeV0dIxytd4RbF

  • Shadow AI dilaga nelle PMI italiane: il 68% dei dipendenti usa l’AI di nascosto, rischio sanzioni milionarie

    Il fenomeno della Shadow AI sta emergendo come una delle principali minacce per le piccole e medie imprese italiane, con il 68% dei dipendenti che utilizza strumenti di intelligenza artificiale senza autorizzazione aziendale.
    Secondo Alessandro Ciciarelli, fondatore di IntelligenzaArtificialeItalia.net, questa pratica espone dati sensibili e proprietà intellettuale a server esterni non controllati. Il rischio economico è elevatissimo: una singola violazione può costare a una PMI tra 1 e 3 milioni di euro, considerando sanzioni, danni reputazionali e blocchi operativi.
    Il problema nasce da un vuoto di governance e dalla carenza di competenze interne, che spinge i lavoratori a usare tool gratuiti online per rispettare tempi e obiettivi.
    La soluzione indicata non è vietare l’AI, ma governarla con policy chiare, strumenti sicuri e formazione, prima che incidenti gravi rendano il problema impossibile da ignorare.

    Link alla fonte:
    https://www.adnkronos.com/lavoro/shadow-ai-68-dei-dipendenti-italiani-la-usa-di-nascosto-rischio-milioni-per-le-pmi_4pNmiqzNpJ8rYksDMDbYT2

  • Marc Vidal avverte: l’Europa occupata a “regolamentare” mentre USA e Cina costruiscono il potere dell’IA

    L’analista economico Marc Vidal commenta il sorpasso di Alphabet su Apple in capitalizzazione, interpretandolo come il segnale di un nuovo paradigma economico dominato da dati, calcolo e intelligenza artificiale.
    Con valutazioni superiori al PIL di grandi Paesi europei, colossi come Alphabet, Microsoft e NVIDIA operano ormai come piattaforme di potere globale.
    Vidal sottolinea come la Cina abbia investito per anni nella sovranità tecnologica attraverso grandi imprese di AI e semiconduttori, seppur sotto forte controllo statale.
    Al contrario, l’Europa si sarebbe auto-relegata al ruolo di regolatore, senza campioni industriali nell’AI, nel cloud o nei chip, rischiando così l’irrilevanza nel nuovo ordine globale.

    Link alla fonte:
    https://www.cope.es/programas/herrera-en-cope/salida-de-emergencia/noticias/marc-vidal-analista-economico-europa-dedica-regular-cierre-tapones-china-llevan-anos-construyendo-empresas-monstruosas-inteligencia-artificial-20260111_3283261.amp.html

  • Le Big Tech “cambiano discorso” sull’AI e “mettono da parte” il concetto di AGI

    Le grandi aziende tecnologiche stanno progressivamente abbandonando il termine intelligenza artificiale generale (AGI), considerato sempre più vago e problematico.
    Manager di primo piano di Google, OpenAI e Anthropic riconoscono che l’AGI è difficile da definire e rischia di alimentare aspettative irrealistiche, timori sociali e complicazioni regolatorie.
    Al suo posto, le aziende introducono nuovi concetti come “superintelligenza personale”, “superintelligenza umanista” o “IA potente”, focalizzati su utilità concreta e controllo umano.
    Questo cambio di narrativa è anche strategico: consente di prendere le distanze da scenari allarmistici e da possibili vincoli legali.
    Il risultato è un settore che punta meno su promesse astratte e più su applicazioni pratiche e misurabili.

    Link alla fonte:
    https://www.larazon.es/tecnologia-consumo/grandes-tecnologicas-cambian-discurso-inteligencia-artificial_20251226694e72f4af09df501094426f.html

  • Digital Omnibus: norme AI più semplici e accesso ai dati potenziato

    La Commissione europea introduce il Digital Omnibus, un pacchetto che semplifica le regole su AI, dati e cybersecurity per rafforzare l’innovazione e ridurre gli oneri normativi.
    Sul fronte dell’AI, vengono estese alle PMI e alle aziende fino a 750 dipendenti semplificazioni come requisiti tecnici più leggeri, con un risparmio stimato di 225 milioni di euro l’anno.
    La proposta amplia inoltre dal 2028 le possibilità di test nel mondo reale, favorendo la sperimentazione di sistemi ad alto impatto.
    Le modifiche al GDPR chiariscono l’uso dei dati personali per l’addestramento dei modelli di AI e codificano regole sulla pseudonimizzazione, mentre la Data Union Strategy mira a fornire dati di alta qualità attraverso spazi comuni europei e data labs.
    Nel complesso, il pacchetto punta a rendere la conformità un vantaggio competitivo e a posizionare l’Ue come leader nella regolazione dell’AI con maggiore certezza giuridica e minore burocrazia.

    Link alla fonte:
    https://eurofocus.adnkronos.com/innovazione/presentato-il-digital-omnibus-dalla-privacy-allai-cosa-cambia/

  • Ue sospende parti dell’AI Act: Bruxelles cede alle pressioni Usa e Big Tech

    La Commissione europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha proposto di sospendere alcune disposizioni dell’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale entrata in vigore nell’agosto 2024.
    La decisione arriva dopo mesi di pressioni da parte di Washington e dei colossi tecnologici come Meta, Alphabet e Apple, preoccupati che una regolamentazione troppo rigida limiti l’innovazione.
    Secondo una bozza visionata dal Financial Times, Bruxelles valuta un “periodo di grazia” di un anno per le aziende già sul mercato e un rinvio delle sanzioni fino al 2027.
    La mossa segna una svolta rispetto alla precedente linea di fermezza dell’Ue e riflette un tentativo di conciliare tutela dei diritti e competitività economica.
    La proposta definitiva dovrebbe essere adottata il 19 novembre e necessita dell’approvazione del Consiglio e del Parlamento europeo.

    Link alla fonte:
    https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/07/ai-act-sospensione-pressioni-usa-notizie/8188459/amp/

  • AI Act: dal 2 agosto scattano nuove norme su GPAI, rischio alto e sanzioni

    Dal 2 agosto entreranno in vigore nuove disposizioni dell’AI Act dell’Unione Europea, ampliando il quadro normativo già attivo con divieti e obbligo di alfabetizzazione. Le novità riguardano in particolare i sistemi AI ad alto rischio e i modelli generali (GPAI), che saranno soggetti a valutazioni stringenti, obblighi di documentazione, analisi dei rischi e monitoraggio continuo. La governance sarà affidata a un coordinamento tra autorità nazionali, organismi notificati e l’Ufficio europeo per l’AI. Le sanzioni previste varieranno in base alla gravità delle violazioni e al fatturato dell’organizzazione. La Commissione UE supporterà l’attuazione tramite linee guida e codici di condotta.

    Link alla fonte:
    https://www.altalex.com/documents/news/2025/07/28/ai-act-quali-norme-entrano-in-vigore-il-2-agosto

  • Alfabetizzazione obbligatoria sull’AI: al via in UE la formazione per aziende e PA

    Dal 2 febbraio 2025, entra in vigore nell’Unione Europea l’obbligo di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale per imprese e enti pubblici, come previsto dall’AI Act. L’iniziativa mira a garantire che i dipendenti acquisiscano conoscenze adeguate sull’uso consapevole dei sistemi di AI, inclusi rischi e opportunità. La formazione deve essere calibrata sul ruolo e sul livello del personale, con obbligo di tracciabilità ma senza certificazioni formali. Le autorità inizieranno il monitoraggio a partire da agosto 2026, aprendo la strada a possibili sanzioni in caso di inadempienza.

    Link alla fonte:
    https://www.repubblica.it/tecnologia/2025/07/21/news/ai_act_a_che_punto_siamo_con_la_formazione_obbligatoria_sull_intelligenza_artificiale-424744260/amp/

  • AI Act UE: nuove regole stringenti per l’intelligenza artificiale, big tech in allarme

    Dal 2 agosto 2025 entra in vigore l’AI Act, il primo quadro normativo europeo sull’intelligenza artificiale, imponendo regole severe a grandi aziende come Google e Meta. Le direttive includono valutazioni dei rischi, trasparenza sui dati, sicurezza informatica e documentazione tecnica dettagliata, con sanzioni che possono arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato globale. Le big tech temono che queste norme possano frenare l’innovazione in Europa rispetto a mercati più permissivi come Stati Uniti e Cina. Tuttavia, la Commissione Europea assicura il supporto alle imprese, puntando a un equilibrio tra regolamentazione e competitività.

    Link alla fonte:
    https://www.ilsoftware.it/ai-act-le-nuove-linee-guida-ue-che-non-piacciono-alle-big-dellintelligenza-artificiale