
Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha lanciato un monito forte: l’entusiasmo per l’AI sta generando “troppa fiducia” e prestiti rischiosi, ricordando le dinamiche pre-2008.
Negli ultimi mesi il settore software ha subito vendite pesanti, con stime di perdite di capitalizzazione che in alcuni report raggiungono centinaia di miliardi (non sempre concentrate in un solo mese, ma cumulative su trimestri).
A riaccendere il dibattito è stato il report di Citrini Research, di cui vi lascio il link in basso, che in uno scenario ipotetico (non una previsione) immagina un futuro in cui l’AI rende obsoleti ampi segmenti del lavoro intellettuale: margini software compressi, licenziamenti white-collar diffusi e possibile impatto su consumi e mercati azionari.
Il paper, scritto come retrospettiva dal 2028, ha contribuito a un sell-off recente in SaaS e tech tradizionali (es. IBM -13% in una sessione dopo annunci di tool AI alternativi), come segnalavo in un post di qualche giorno fa.
Non si tratta di una bolla “classica” da valutazioni irrazionali, ma di paura reale per una possibile “disruption” strutturale, è ormai chiaro che tool come Claude Code/Cowork o equivalenti potrebbero sostituire interi flussi di lavoro.
Allo stesso tempo, molti analisti vedono opportunità enormi per chi si adatta (nuovi modelli di business, efficienza, settori “heavy assets, low obsolescence”).
Il dibattito, quindi, rimane aperto: correzione settoriale temporanea o inizio di una trasformazione profonda?
Link al report di Citrini:
https://www.citriniresearch.com/p/2028gic
