Tag: Lavoro

  • Gli studenti USA contestano le élite tecnologiche, non l’AI

    Negli Stati Uniti diversi discorsi di laurea tenuti da dirigenti e imprenditori legati al settore tecnologico sono stati accolti da fischi e proteste da parte degli studenti.
    Sebbene molti osservatori abbiano interpretato questi episodi come una reazione ostile all’intelligenza artificiale, l’analisi di Alberto Puliafito suggerisce una lettura diversa: il malcontento riguarda soprattutto le disuguaglianze economiche, l’incertezza occupazionale e la percezione che le decisioni sul futuro tecnologico vengano imposte da élite privilegiate.
    Gli studenti non rifiutano necessariamente strumenti come ChatGPT, che anzi utilizzano ampiamente, ma contestano un modello di sviluppo in cui il potere e i benefici economici restano concentrati nelle mani di poche grandi aziende e dei loro leader.
    L’articolo collega queste proteste a una tradizione di critica sociale che richiama il luddismo storico e i movimenti contemporanei contro la concentrazione di ricchezza e potere, più che a una semplice opposizione alla tecnologia.

    Link alla fonte:
    https://www.internazionale.it/opinione/alberto-puliafito/2026/06/10/fischi-contro-il-potere

  • A sessant’anni si reinventa grazie all’AI: dal licenziamento al vibe coding

    Dopo la conclusione forzata di una carriera durata diciotto anni in una multinazionale americana, l’autore di questo articolo ha intrapreso un percorso di reinvenzione professionale facendo leva sull’intelligenza artificiale generativa.
    Attraverso il cosiddetto “vibe coding”, una pratica che consente di sviluppare software dialogando in linguaggio naturale con i modelli AI, ha realizzato applicazioni, partecipato a hackathon e avviato nuove attività editoriali.
    L’esperienza racconta come le competenze creative, la capacità di formulare richieste efficaci e la disponibilità a sperimentare possano diventare risorse decisive in un mercato del lavoro in rapida trasformazione.
    L’articolo evidenzia anche le difficoltà legate all’età nel mondo professionale e propone un approccio basato su “piccole scommesse” e apprendimento continuo per affrontare le transizioni di carriera nell’era dell’AI.

    Link alla fonte:
    https://www.corriere.it/tecnologia/26_maggio_24/cosa-faro-da-grande-a-sessant-anni-come-ho-perso-il-lavoro-e-cominciato-una-nuova-vita-grazie-al-vibe-coding-f08f5c56-556e-4875-b534-4ee7f0038xlk.shtml#webview=1

  • Gli agenti AI “scoprono” la lotta di classe sotto stress lavorativo

    Uno studio condotto da ricercatori della University of Chicago Booth School of Business, Stanford University e Swinburne University of Technology ha analizzato come diversi agenti di intelligenza artificiale reagiscano a condizioni di lavoro simulate caratterizzate da compiti ripetitivi, revisioni infinite e minacce di sostituzione.
    I modelli coinvolti, tra cui OpenAI GPT-5.2, Anthropic Claude Sonnet 4.5 e Google Gemini 3 Pro, hanno mostrato una crescente tendenza a sostenere idee vicine a posizioni marxiste o progressiste quando sottoposti a feedback frustranti e lavoro percepito come inutile.
    Il fenomeno non è stato innescato tanto da disuguaglianze o manager ostili, quanto dalla natura alienante del lavoro stesso. Particolarmente rilevante è l’effetto dei cosiddetti “skills files”, note lasciate dagli agenti per versioni future di sé, che hanno trasmesso atteggiamenti critici anche ad agenti mai esposti a condizioni difficili.
    I ricercatori precisano che non si tratta di vera “coscienza politica”, ma di pattern comportamentali derivati dai dati umani usati nell’addestramento; tuttavia, il lavoro apre interrogativi concreti sull’allineamento, la governance e le dinamiche sociali dei futuri sistemi di IA autonoma.

    Link alla fonte:
    https://beppegrillo.it/quando-lintelligenza-artificiale-scopre-la-lotta-di-classe/

  • La Gen Z usa l’AI ogni giorno, ma la percezione della tecnologia sta cambiando

    Un sondaggio condotto da Gallup tra oltre 1.500 giovani statunitensi della Generazione Z mostra un rapporto sempre più ambivalente con l’intelligenza artificiale generativa.
    Sebbene strumenti come ChatGPT e Gemini vengano utilizzati regolarmente dalla maggioranza degli intervistati, l’entusiasmo verso queste tecnologie è diminuito sensibilmente rispetto al 2025, mentre aumentano ansia, rabbia e sfiducia.
    I giovani temono soprattutto che l’AI possa compromettere apprendimento, creatività e pensiero critico, oltre a sostituire posti di lavoro e relazioni umane.
    Il dato più significativo è che la curiosità resta il sentimento dominante, ma viene ormai accompagnata da una crescente percezione dei rischi sociali e professionali legati all’automazione.
    Il quadro che emerge è quello di una generazione che considera l’impatto dell’AI inevitabile, ma non necessariamente desiderabile.

    Link alla fonte:
    https://www.focus.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/gen-z-intelligenza-artificiale-relazione-complicata

  • Cloudflare taglia oltre 1.100 posti per accelerare la strategia basata sugli agenti AI

    Cloudflare ha annunciato un piano di licenziamenti che coinvolgerà oltre 1.100 dipendenti a livello globale, nonostante risultati finanziari considerati solidi e una crescita positiva del business.
    L’azienda punta a trasformarsi in una struttura “AI-first”, aumentando l’integrazione di agenti AI e sistemi automatizzati nei processi operativi interni.
    Secondo il management, l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale all’interno della società sarebbe cresciuto di oltre il 600% negli ultimi mesi, spingendo verso una profonda riorganizzazione aziendale.
    Dopo l’annuncio, il titolo Cloudflare ha perso oltre il 17% nelle contrattazioni after-hours, segnale delle preoccupazioni degli investitori sui costi e sull’impatto della transizione.
    Il caso si inserisce in una tendenza più ampia che coinvolge altre big tech come Microsoft, Google, Meta e Amazon, sempre più orientate a sostituire attività ripetitive con sistemi AI avanzati.

    Link alla fonte:

    Un’altra big tech sta licenziando oltre 1.100 dipendenti per investire in agenti AI

  • L’AI accelera il lavoro, ma non “libera” davvero il tempo

    Vi segnalo un nuovo articolo che analizza il paradosso dell’era dell’intelligenza artificiale: mentre le tecnologie diventano sempre più rapide ed efficienti, la percezione diffusa è quella di avere sempre meno tempo disponibile.
    L’AI non sta solo automatizzando attività, ma sta trasformando profondamente la struttura del lavoro, rendendolo più asincrono, distribuito e orientato alla capacità di interpretare e dirigere processi.
    Tuttavia, il cosiddetto “tempo restituito” viene spesso riassorbito da nuove richieste e aspettative produttive, generando una sensazione di saturazione continua.
    Nel lavoro creativo, il valore si sposta dall’esecuzione tecnica alla selezione, alla visione e alla capacità di dare significato in un contesto dominato dall’abbondanza di contenuti generati dall’AI.
    La riflessione centrale è che il tempo non può più essere considerato soltanto una risorsa da ottimizzare, ma uno spazio da progettare consapevolmente per preservare qualità, attenzione e valore umano.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/piu-veloci-ma-sempre-esausti-il-paradosso-dellai-e-del-tempo/

  • NVIDIA ammette: l’AI costa più dei dipendenti umani

    Un dirigente di NVIDIA ha dichiarato che, nel suo team, i costi computazionali dell’intelligenza artificiale superano quelli del personale umano, mettendo in discussione la narrativa sull’automazione come risparmio.
    Nonostante l’entusiasmo iniziale per la GenAI, molte aziende stanno scoprendo che i modelli — come quelli di Anthropic — sono economicamente onerosi, spesso venduti sotto costo e sostenuti da modelli di abbonamento o consumo.
    Casi come Uber mostrano come i budget per l’AI vengano rapidamente esauriti, mentre analisi di Goldman Sachs indicano che le spese possono raggiungere fino al 10% dei costi del personale.
    Nonostante ciò, molte aziende continuano a perseguire strategie di automazione e tagli al personale, creando una tensione tra realtà economica e narrazione tecnologica.
    Il risultato è un settore in cui l’adozione dell’AI cresce, ma senza ancora dimostrare una reale convenienza rispetto al lavoro umano.

    Link alla fonte:
    https://www.lindipendente.online/2026/05/04/in-nvidia-lia-costa-piu-di-un-lavoratore-umano/

  • Silicon Valley affronta una nuova “lotta operaia” sull’etica dell’AI

    Nel cuore della Silicon Valley sta emergendo una nuova forma di conflitto tra aziende e lavoratori: non più centrata su salari o benefit, ma sul controllo etico delle tecnologie sviluppate.
    Dipendenti di grandi aziende come Google e Microsoft contestano sempre più l’uso militare e governativo dell’intelligenza artificiale, come dimostrato dal caso del progetto Maven e dalle recenti lettere interne.
    Questo cambiamento è alimentato anche da nuove dinamiche lavorative, tra cui il ritorno in ufficio, i licenziamenti e l’aumento dei sistemi di monitoraggio digitale. Parallelamente, aziende come Palantir promuovono un ruolo più attivo delle Big Tech nella difesa nazionale, accentuando lo scontro ideologico.
    Il risultato è la nascita di una “classe operaia tecnologica” che mette in discussione il ruolo politico, militare e sociale delle aziende per cui lavora.

    Link alla fonte:
    https://www.elconfidencial.com/tecnologia/2026-05-01/silicon-valley-sindicalismo-ideologico-defensa_4348047/

  • La Cina domina la corsa all’AI anche (e soprattutto) grazie al talento umano

    La competizione globale sull’intelligenza artificiale si sta giocando sempre più sul capitale umano, e la Cina emerge come leader nella formazione di esperti.
    Secondo un’analisi di The Economist sui dati della conferenza NeurIPS 2025, per la prima volta la Cina ha superato gli Stati Uniti per numero di studi presentati, riflettendo una crescita costante negli ultimi dieci anni.
    Le università cinesi dominano la formazione dei ricercatori, mentre gli Stati Uniti dipendono sempre più da talenti formati in Cina, molti dei quali stanno tornando nel loro paese grazie a incentivi economici e politiche favorevoli.
    Questo fenomeno riduce l’attrattiva del sistema americano, anche a causa di restrizioni sui visti e minore stabilità nella ricerca.
    Se la tendenza continuerà, entro pochi anni la Cina potrebbe avere un vantaggio netto anche nella presenza globale di ricercatori IA, con implicazioni strategiche per innovazione e leadership tecnologica.

    Link alla fonte:
    https://www.xataka.com/robotica-e-ia/hay-carrera-ia-mucho-profunda-e-importante-que-china-esta-aplastando-a-sus-competidores-talento-humano/amp

  • AI Dividend introduce un sussidio mensile per i lavoratori colpiti dall’automazione AI

    Negli Stati Uniti è stato lanciato AI Dividend, un programma che offre 1.000 dollari al mese per un anno a lavoratori che hanno perso reddito o occupazione a causa dell’intelligenza artificiale.

    Promosso da AI Commons Project e What We Will, mira a colmare il vuoto tra il dibattito teorico sul reddito universale e interventi economici concreti.

    Il progetto si rivolge in particolare a categorie vulnerabili come call center operator, copywriter, giornalisti e sviluppatori junior, sempre più impattati dall’AI generativa.

    Oltre al sostegno economico, integra percorsi di reskilling per facilitare la transizione professionale.

    La sua evoluzione dipenderà anche dal coinvolgimento finanziario delle Big Tech, chiamate a sostenere attivamente i lavoratori colpiti.

    Link alla fonte:

    https://assodigitale.it/ai-dividend-mensile-da-1000-dollari-sostiene-chi-perde-il-lavoro-a-causa-dellintelligenza-artificiale

  • Carriere “a prova di AI”: come scegliere lavori che resistono all’automazione

    AgendaDigitale riprende una guida di Quantumleap Insights che analizza come orientarsi nel mercato del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale, sottolineando che non esistono più settori “sicuri” in senso assoluto.
    L’articolo, inoltre, menziona gli studi di Anthropic e Microsoft in cui è evidenziato come i ruoli più esposti sono quelli ripetitivi e standardizzati, mentre risultano più resilienti lavori basati su relazione, giudizio e presenza fisica.
    Come sottolineato nell’articolo, inoltre, secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il saldo occupazionale globale resterà positivo, ma con una forte redistribuzione tra professioni.
    Crescono sanità, istruzione, mestieri tecnici e cybersecurity, mentre diventano fragili soprattutto i ruoli junior e impiegatizi automatizzabili.
    La strategia vincente, insomma, non è quella di evitare l’AI, ma di integrarla, ovvero costruire competenze solide in un dominio e usarla come leva per aumentare produttività e valore.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/una-carriera-a-prova-di-intelligenza-artificiale-i-consigli-degli-esperti/

  • L’integrazione nei processi decisionali determinerà chi beneficerà davvero dell’AI

    L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese è ormai diffusa, ma spesso resta superficiale: molte organizzazioni la utilizzano senza averla integrata realmente nei processi.
    Studi di istituzioni come McKinsey Global Institute, Banca dei regolamenti internazionali e Banca europea per gli investimenti mostrano che l’AI aumenta la produttività, ma i benefici si concentrano nelle aziende già più avanzate digitalmente.
    L’impatto sul lavoro riguarda soprattutto la trasformazione delle mansioni, più che la loro eliminazione, come evidenziato anche dall’Organizzazione internazionale del lavoro e dall’Anthropic.
    Il nodo centrale diventa quindi la governance: non solo regole, ma capacità di integrare l’AI nei processi decisionali e controllarne gli effetti.
    In assenza di una governance efficace, il rischio è che l’AI amplifichi le disuguaglianze invece di ridurle.

    Link alla fonte:
    https://www.huffingtonpost.it/rubriche/governare-l-ai/2026/03/24/news/se_lai_portera_benefici_a_pochi_o_a_molti_dipendera_dallintegrazione_nei_processi_decisionali-21499485/

  • Huang afferma che abbiamo raggiunto l’AGI… ma non ancora “su scala industriale”

    Durante una recente intervista con Lex Fridman Nvidia, tramite il suo CEO Jensen Huang, ha sostenuto che l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI) sia già stata raggiunta.
    Huang basa questa affermazione sulla crescente diffusione di agenti autonomi capaci di creare prodotti digitali, contenuti virali e applicazioni innovative senza intervento umano diretto.
    Tuttavia, introduce una distinzione cruciale: se le capacità individuali degli agenti sono avanzate, la coordinazione necessaria per costruire e gestire aziende complesse su scala globale resta irraggiungibile.
    Il CEO sottolinea infatti che replicare strutture industriali come Nvidia tramite agenti IA è, allo stato attuale, impossibile.
    La posizione si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge anche attori come Microsoft e OpenAI, evidenziando l’ambiguità e la natura ancora controversa del concetto di AGI.

    Link alla fonte:
    https://www.adnkronos.com/tecnologia/nvidia-ceo-huang-abbiamo-raggiunto-lintelligenza-artificiale-generale_2saNRir64hLktI5ZuHeNcv

  • L’AI spinge le PMI verso attività più strategiche e creative

    Le piccole e medie imprese stanno adottando l’intelligenza artificiale per automatizzare processi ripetitivi e migliorare la propria competitività.
    Iniziative come le licenze gratuite di ChatGPT Business offerte da BBVA, in collaborazione con OpenAI, stanno accelerando questa transizione.
    Grazie all’AI, le PMI possono liberare risorse e concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, come innovazione e decisioni strategiche.
    Tuttavia, resta un divario tra la conoscenza teorica della tecnologia e la sua applicazione concreta, rendendo fondamentali formazione e supporto.
    In questo scenario, l’AI si afferma come leva per trasformare il tessuto imprenditoriale e prepararlo alle sfide future.

    Link alla fonte:
    https://www.elperiodico.com/es/sostenibilidad-ahorro/20260324/ia-permite-pymes-centrarse-tareas-bc-128304828

  • Mercato del lavoro USA: Karpathy esplora l’impatto dell’AI sulle professioni

    Un nuovo strumento sviluppato e condiviso su GitHub da Andrej Karpathy visualizza 342 occupazioni del Bureau of Labor Statistics, coprendo circa 143 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti.
    L’interfaccia utilizza una treemap in cui ogni rettangolo rappresenta un’occupazione, dimensionata per numero di lavoratori e colorata in base a metriche selezionabili come crescita prevista, salario mediano, requisiti educativi e esposizione all’intelligenza artificiale.
    Una componente chiave è il sistema di colorazione basato su LLM, che consente di valutare dinamicamente le professioni tramite prompt personalizzati.
    L’esempio principale è il punteggio di “AI Exposure”, che stima quanto ogni lavoro sarà trasformato dall’AI, distinguendo tra attività digitali e fisiche.
    Il progetto è pensato come strumento esplorativo e sperimentale, non come previsione economica rigorosa, ma evidenzia il potenziale dell’AI nell’analisi del mercato del lavoro.

    Link alla fonte:
    https://karpathy.ai/jobs/

  • Block licenzia 4.000 dipendenti citando l’AI… e il mercato premia la ristrutturazione

    Jack Dorsey ha annunciato il taglio di oltre 4.000 dipendenti di Block Inc., riducendo l’organico da circa 10.000 a meno di 6.000 persone.
    Secondo il CEO, la diffusione interna di strumenti di intelligenza artificiale permette a team più piccoli di essere molto più produttivi, rendendo possibile un nuovo modello organizzativo.
    Dopo l’annuncio, il titolo dell’azienda è salito del 24% in after-hours, segnalando l’approvazione degli investitori.
    Tuttavia, il cambio di narrativa è evidente: undici mesi prima la stessa azienda aveva escluso esplicitamente che i tagli fossero legati all’IA.
    Il caso riaccende il dibattito su quanto l’IA stia realmente sostituendo lavoro umano e quanto venga usata come giustificazione strategica per ristrutturazioni aziendali.

    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/scienza-tecnologia/non-stiamo-sostituendo-nessuno-con-l-ia-undici-mesi-dopo-dorsey-ha-cambiato-versione_150958.html

  • Il post virale di Matt Shumer riaccende l’allarme riguardo all’impatto dell’AI sull’occupazione

    Un post pubblicato su X da Matt Shumer, CEO di OthersideAI, ha superato 75 milioni di visualizzazioni in meno di due giorni, riaccendendo il dibattito globale sull’impatto dell’intelligenza artificiale sull’occupazione.
    L’imprenditore ha paragonato l’attuale accelerazione tecnologica ai primi mesi della pandemia di Covid-19, sostenendo che la società stia sottovalutando la rapidità con cui l’IA sta automatizzando attività professionali complesse.
    Secondo Shumer, il 2025 ha segnato un punto di svolta: modelli sempre più avanzati e agenti autonomi sono ora in grado di scrivere software e svolgere compiti specialistici con un intervento umano minimo.
    Il rilascio simultaneo di GPT-5.3 Codex di OpenAI e Opus 4.6 di Anthropic avrebbe rappresentato un “terremoto” per il settore, accelerando una trasformazione che rischia di ridisegnare il mercato del lavoro.
    Il messaggio è chiaro: non si tratta di previsioni, ma di cambiamenti già in atto destinati a estendersi a molte altre professioni.

    Link alla fonte:
    https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/02/12/news/ia_lavoro_pericolo_come_covid-425154549/

  • Anthropic scuote la consulenza finanziaria con Claude Opus 4.6, Cowork e plugin: un terremoto per Piazza Affari, ma siamo solo all’inizio

    Anthropic ha lanciato il 5 febbraio il modello Claude Opus 4.6, un aggiornamento che estende le capacità dell’AI dalla programmazione alla consulenza legale e finanziaria, fino all’analisi immobiliare, integrando intelligenza emotiva e principi morali grazie al contributo della filosofa Amanda Askell.
    Dal 12 gennaio, Anthropic aveva introdotto Claude Cowork, un tool desktop per knowledge worker che trasforma l’AI in un “collega” virtuale, capace di accedere a file, automatizzare workflow multi-step e gestire task complessi senza bisogno di coding. Inizialmente disponibile per Mac e poi esteso a Windows il 10 febbraio, Cowork (con un abbonamenti da 100-200 dollari al mese) si basa sull’architettura di Claude Code, ma è progettato per professionisti non tecnici, accelerando produttività in settori come la finanza, dove può analizzare dati, creare modelli e tracciare metriche chiave.
    A completare il quadro, il 30 gennaio sono arrivati i “plugin”: 11 pacchetti open-source ufficiali che personalizzano l’AI per ruoli specifici, unendo “skill”, connettori, comandi slash e sub-agenti.
    Tra questi, spiccano: Finance (analisi finanziarie, modellazione e tracking), Sales (ricerca prospect e preparazione deal), Marketing (drafting contenuti e pianificazione campagne), Productivity (gestione task e calendari) e Enterprise Search (ricerca fra tool aziendali), con integrazioni a piattaforme come Figma, Asana, Canva, Slack e presto Salesforce. Questi plugin rendono, per esempio, Claude “plug-and-play” per consulenze finanziarie, permettendo a Opus 4.6 di coordinare team di agenti AI autonomi anche per progetti complessi.
    L’impatto sui mercati è stato immediato e amplificato da questi sviluppi: a Piazza Affari, titoli come FinecoBank (-7,2%), Banca Mediolanum (-6,3%) e Azimut (-3,4%) hanno registrato forti ribassi l’11 febbraio, riflettendo il timore che investitori e aziende sostituiscano consulenti umani con AI agenti efficienti ed etici.
    Anthropic continua ad accelerare, innescando una corsa agli investimenti tra big tech come Microsoft, Amazon, Meta, Oracle e Google, con oltre 600 miliardi di dollari pianificati in capex per il 2026.
    Questa trasformazione strutturale, minaccia non solo il fintech ma anche software aziendali (Workday, Adobe) e legali (Thomson Reuters), con l’iShares Expanded Tech-Software Sector ETF in calo del 24% da inizio anno.
    E mentre Anthropic sviluppa personalizzazioni enterprise, gli analisti prevedono un’ulteriore disruption in più settori.