Secondo il neuroscienziato Marcello Massimini, l’architettura dell’intelligenza artificiale moderna presenta analogie con il cervelletto umano, una struttura altamente efficiente nell’apprendimento automatico e nell’esecuzione rapida di compiti complessi, ma non coinvolta nella generazione della coscienza.
I modelli di deep learning, come il cervelletto, elaborano le informazioni in modo prevalentemente unidirezionale e migliorano attraverso segnali di errore, consentendo prestazioni elevate senza una reale esperienza soggettiva.
La corteccia cerebrale, invece, è caratterizzata da una rete fortemente interconnessa e ricorrente, ritenuta essenziale per l’emergere della coscienza e dell’esperienza consapevole.
L’analogia suggerisce che, nonostante i notevoli progressi dell’AI, le capacità conversazionali dei chatbot non costituiscono una prova di coscienza, che richiederebbe un’organizzazione interna profondamente diversa da quella degli attuali modelli.

