Il crescente uso di contenuti AI di bassa qualità, identificati col termine“slop” (che si è meritato un posto sul dizionario Merriam-Webster), sta mettendo in discussione la sostenibilità economica dell’industria dell’intelligenza artificiale.
Nonostante investimenti record, i ricavi non coprono ancora i costi elevati di modelli sempre più dispendiosi, data center finanziati a debito e chip avanzati come quelli di Nvidia con rapido ciclo di obsolescenza.
Analisti e critici come Cory Doctorow ed Ed Zitron sottolineano che le valutazioni attuali si basano su aspettative di trasformazione forse eccessive rispetto ai reali benefici di produttività.
Secondo la Bank for International Settlements, un’eventuale correzione colpirebbe i grandi titoli tech e avrebbe effetti a catena su mercati, investitori e finanze pubbliche.
Il rischio è che il 2026 segni un brusco risveglio per l’economia globale se l’AI non riuscirà a giustificare l’enorme capitale assorbito.
Link alla fonte:
https://www.theguardian.com/business/2026/jan/04/ai-reality-growing-economic-risk-2026
Tag: BigTech
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AI slop: una minaccia di correzione economica globale nel 2026?
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Le Big Tech “cambiano discorso” sull’AI e “mettono da parte” il concetto di AGI
Le grandi aziende tecnologiche stanno progressivamente abbandonando il termine intelligenza artificiale generale (AGI), considerato sempre più vago e problematico.
Manager di primo piano di Google, OpenAI e Anthropic riconoscono che l’AGI è difficile da definire e rischia di alimentare aspettative irrealistiche, timori sociali e complicazioni regolatorie.
Al suo posto, le aziende introducono nuovi concetti come “superintelligenza personale”, “superintelligenza umanista” o “IA potente”, focalizzati su utilità concreta e controllo umano.
Questo cambio di narrativa è anche strategico: consente di prendere le distanze da scenari allarmistici e da possibili vincoli legali.
Il risultato è un settore che punta meno su promesse astratte e più su applicazioni pratiche e misurabili.Link alla fonte:
https://www.larazon.es/tecnologia-consumo/grandes-tecnologicas-cambian-discurso-inteligencia-artificial_20251226694e72f4af09df501094426f.html -
L’open source e il rischio bolla AI: perché il vero nodo è cosa resterà dopo lo scoppio
Un editoriale del Financial Times sostiene che l’ascesa rapida dei modelli di AI open source stia erodendo i presunti “fossati” competitivi delle grandi aziende di AI proprietaria, mettendo a rischio valutazioni miliardarie fondate su API costose e modelli chiusi.
Questa tesi trova un’eco e un ampliamento in un’analisi di The Guardian, che inquadra l’attuale boom dell’AI come una nuova “corsa all’oro” californiana: pochi troveranno davvero l’oro, mentre molti guadagni finiranno a chi vende pale e jeans, come oggi Nvidia con i chip.
Secondo il Guardian, il punto cruciale non è se la bolla scoppierà, ma che tipo di eredità economica e tecnologica lascerà, soprattutto considerando l’enorme quantità di debito che Big Tech sta accumulando per finanziare data center e infrastrutture.
Se l’hype sull’AI generativa e sui large language model non si tradurrà in reali guadagni di produttività o in un salto verso un’AGI “superumana”, il rischio è una correzione dolorosa, aggravata dalla finanziarizzazione del settore.
In questo scenario, l’open source emerge come forza deflattiva che accelera la commoditizzazione dell’AI e rende ancora più fragile la narrativa di rendite straordinarie e durature.Link alla fonte:
https://www.theguardian.com/technology/2025/dec/01/ai-bubble-us-economy
