Tag: Tecnologia

  • La Gen Z usa l’AI ogni giorno, ma la percezione della tecnologia sta cambiando

    Un sondaggio condotto da Gallup tra oltre 1.500 giovani statunitensi della Generazione Z mostra un rapporto sempre più ambivalente con l’intelligenza artificiale generativa.
    Sebbene strumenti come ChatGPT e Gemini vengano utilizzati regolarmente dalla maggioranza degli intervistati, l’entusiasmo verso queste tecnologie è diminuito sensibilmente rispetto al 2025, mentre aumentano ansia, rabbia e sfiducia.
    I giovani temono soprattutto che l’AI possa compromettere apprendimento, creatività e pensiero critico, oltre a sostituire posti di lavoro e relazioni umane.
    Il dato più significativo è che la curiosità resta il sentimento dominante, ma viene ormai accompagnata da una crescente percezione dei rischi sociali e professionali legati all’automazione.
    Il quadro che emerge è quello di una generazione che considera l’impatto dell’AI inevitabile, ma non necessariamente desiderabile.

    Link alla fonte:
    https://www.focus.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/gen-z-intelligenza-artificiale-relazione-complicata

  • L’AI come “innesco”: la libertà cognitiva passa dall’attivazione all’azione

    Un interessante articolo esplora una nuova interpretazione della libertà nell’era dell’intelligenza artificiale, distinguendo tra il semplice “poter fare” e il “riuscire davvero a iniziare ad agire”.
    Prendendo spunto dagli studi neurologici raccontati da Oliver Sacks sulla dopamina, il testo paragona l’effetto di riattivazione cognitiva prodotto da alcune tecnologie AI alla capacità di superare blocchi mentali, inerzie e sovraccarichi decisionali.
    L’intelligenza artificiale viene così descritta non solo come strumento di automazione, ma come possibile “architettura dell’innesco”, capace di facilitare il passaggio tra intenzione e azione senza sostituire il giudizio umano.
    L’articolo sottolinea però la natura ambivalente di questa evoluzione: l’AI può rafforzare autonomia e capacità di iniziativa oppure trasformarsi in un sistema di controllo comportamentale, a seconda di come viene progettata. Il dibattito viene infine esteso a scuola, lavoro e politiche pubbliche, evidenziando la necessità di integrare competenze tecnologiche e discipline umanistiche per costruire modelli di relazione uomo-macchina orientati all’attivazione e non alla sostituzione.

    Link alla fonte:
    https://www.ilriformista.it/dalla-dopamina-allalgoritmo-la-nuova-frontiera-della-liberta-cognitiva-511820/

  • L’AI accelera il lavoro, ma non “libera” davvero il tempo

    Vi segnalo un nuovo articolo che analizza il paradosso dell’era dell’intelligenza artificiale: mentre le tecnologie diventano sempre più rapide ed efficienti, la percezione diffusa è quella di avere sempre meno tempo disponibile.
    L’AI non sta solo automatizzando attività, ma sta trasformando profondamente la struttura del lavoro, rendendolo più asincrono, distribuito e orientato alla capacità di interpretare e dirigere processi.
    Tuttavia, il cosiddetto “tempo restituito” viene spesso riassorbito da nuove richieste e aspettative produttive, generando una sensazione di saturazione continua.
    Nel lavoro creativo, il valore si sposta dall’esecuzione tecnica alla selezione, alla visione e alla capacità di dare significato in un contesto dominato dall’abbondanza di contenuti generati dall’AI.
    La riflessione centrale è che il tempo non può più essere considerato soltanto una risorsa da ottimizzare, ma uno spazio da progettare consapevolmente per preservare qualità, attenzione e valore umano.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/piu-veloci-ma-sempre-esausti-il-paradosso-dellai-e-del-tempo/

  • Federico Faggin “ridimensiona” l’AI: “Non è intelligenza, ma solo calcolo avanzato”

    Federico Faggin, inventore del microprocessore, ha dichiarato durante un evento a Milano che l’intelligenza artificiale non possiede vera intelligenza né coscienza, ma si limita a imitare il pensiero umano attraverso calcoli e accesso rapido a grandi quantità di dati.
    Secondo Faggin, il rischio principale è culturale: se gli esseri umani iniziano a considerarsi inferiori alle macchine, potrebbero diventare dipendenti e perdere autonomia critica.
    Pur riconoscendo il valore pratico dell’AI, soprattutto in ambiti regolati come matematica o traduzioni, sottolinea la necessità di supervisione umana per evitare errori e distorsioni.
    Il suo intervento collega tecnologia, fisica quantistica e spiritualità, proponendo una visione in cui la coscienza resta una prerogativa esclusivamente umana.
    Il messaggio centrale è usare l’AI come strumento, senza attribuirle capacità che non possiede, mantenendo un approccio etico e consapevole.

    Link alla fonte:
    https://startupitalia.eu/tech/faggin-federico-microprocessore-dal-verme/

  • Neuroni artificiali stampati comunicano con quelli biologici

    Un team della Northwestern University ha sviluppato neuroni artificiali stampati come circuiti in grado di comunicare direttamente con neuroni biologici tramite segnali elettrici realistici.
    Guidati da Mark Hersam, i ricercatori hanno pubblicato i risultati su Nature Nanotechnology, dimostrando un importante passo avanti per le interfacce cervello-macchina.
    Utilizzando inchiostri elettronici su materiali flessibili parzialmente decomposti, il sistema genera segnali complessi simili a quelli naturali.
    I test su tessuti di cervelletto di topo hanno mostrato che i neuroni artificiali possono attivare cellule viventi in modo efficace.
    Questa tecnologia apre prospettive per protesi avanzate e sistemi di intelligenza artificiale molto più efficienti dal punto di vista energetico.

    Link alla fonte:
    https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/04/17/neuroni-stampati-come-circuiti-parlano-con-quelli-naturali_df6a7caf-88bb-4a5f-ab0b-b6f7aa380cbd.html

  • TurboQuant di Google scatena vendite, ma gli analisti vedono un’opportunità

    Alphabet Inc. ha scosso il mercato dei semiconduttori presentando TurboQuant, un algoritmo di IA capace di ridurre drasticamente l’uso di memoria nei modelli linguistici.
    L’annuncio ha provocato un sell-off immediato nei titoli legati alle memorie, tra cui Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology, a causa del timore di una futura domanda più debole di chip.
    Tuttavia, diversi analisti ritengono che il mercato stia reagendo in modo eccessivo, sottolineando che una maggiore efficienza potrebbe ridurre i costi e accelerare l’adozione dell’IA.
    In particolare, Morgan Stanley evidenzia come la tecnologia possa ampliare i casi d’uso e aumentare la domanda complessiva nel lungo periodo.
    Il ribasso attuale viene quindi interpretato da alcuni investitori come una potenziale opportunità di acquisto strategico.

    Link alla fonte:
    https://it.finance.yahoo.com/notizie/panico-turboquant-perch%C3%A9-il-mercato-143022358.html

  • La tecnologia è neutrale, il problema sono gli esseri umani

    Leggendo questo articolo ma anche quelli relativi ad altre inchieste, che spesso affiorano nei media, emerge un quadro inquietante: tecnologie “neutrali” come AI e social media difficilmente rimangono tali, in quanto riflettono e amplificano i peggiori comportamenti umani.

    Da un lato, molti utenti abusano di queste piattaforme caricando “contenuti tossici” sotto forma di descrizioni o di veri e propri media grafici e video (violenze, bestialità, suicidi, ecc.) creando un flusso infinito di orrori che rischia di inquinare il sistema e avere un impatto negativo sugli altri utenti.

    Dall’altro, le Big Tech esternalizzano la “pulizia” a moderatori in Ghana e Kenya, pagati 1-2 dollari l’ora per etichettare migliaia di questi contenuti al giorno.

    Risultato? Traumi da PTSD, insonnia, flashback, proprio come accade ai veterani di guerra. Con accordi NDA che li isolano, turni frenetici e salari da fame, diventano parte di un business in cui aziende miliardarie costruiscono imperi sulle loro schiene spezzate.

    Le cause del 2025-26 in Kenya e Ghana, con sindacati come la Data Labelers Association, stanno finalmente portando alla luce questo sfruttamento sistematico e questo ciclo perverso in cui umani creano il male e altri umani lo filtrano a costo della salute mentale.

    Il primo passo potrebbe essere un’etica reale nelle tech company, con supporto psicologico valido, salari dignitosi, regolamentazioni globali. Un altro può venire solo da un’evoluzione dell’umanità che passa attraverso le istituzioni, l’educazione e l’informazione, spezzando un’altra spirale perversa dove chi dovrebbe informare è asservito al business dell’attenzione, e non esita a proporre contenuti morbosi che alimentano questo circolo vizioso pur di ottenere visualizzazioni.

    Se non interveniamo, una tecnologia che dovrebbe “aumentare” l’intelligenza umana continuerà a basarsi, invece, su un’umanità spezzata in due, dove una delle due metà continua ad andare alla deriva.

  • Sarà l’AGI a salvare l’AI dalla “bolla”?

    Un editoriale pubblicato su ZEUS News riflette in modo critico sul futuro dell’intelligenza artificiale dopo l’esplosione di ChatGPT e dei modelli linguistici di grandi dimensioni.
    Secondo l’autore, la narrativa dominante che vede nell’AGI (Intelligenza Artificiale Generale) la soluzione capace di giustificare e sostenere l’attuale bolla finanziaria dell’IA è più una speranza che una strategia concreta.
    L’AGI viene descritta come un obiettivo ancora indefinito, lontano nel tempo e improbabile da raggiungere attraverso la semplice evoluzione di LLM e Transformer.
    Ne deriva l’idea che lo scoppio della bolla dell’IA sia difficilmente evitabile e che non esista, al momento, una “progettualità segreta” in grado di scongiurarlo.
    L’articolo invita quindi a distinguere tra progresso tecnologico reale e aspettative speculative alimentate dal mercato.

    Link alla fonte:
    https://www.zeusnews.it/n.php?c=31651

  • Le Big Tech “cambiano discorso” sull’AI e “mettono da parte” il concetto di AGI

    Le grandi aziende tecnologiche stanno progressivamente abbandonando il termine intelligenza artificiale generale (AGI), considerato sempre più vago e problematico.
    Manager di primo piano di Google, OpenAI e Anthropic riconoscono che l’AGI è difficile da definire e rischia di alimentare aspettative irrealistiche, timori sociali e complicazioni regolatorie.
    Al suo posto, le aziende introducono nuovi concetti come “superintelligenza personale”, “superintelligenza umanista” o “IA potente”, focalizzati su utilità concreta e controllo umano.
    Questo cambio di narrativa è anche strategico: consente di prendere le distanze da scenari allarmistici e da possibili vincoli legali.
    Il risultato è un settore che punta meno su promesse astratte e più su applicazioni pratiche e misurabili.

    Link alla fonte:
    https://www.larazon.es/tecnologia-consumo/grandes-tecnologicas-cambian-discurso-inteligencia-artificial_20251226694e72f4af09df501094426f.html

  • La “superintelligenza” come distrazione: il mito che offusca i rischi reali dell’AI

    Un’analisi di Wired Italia sostiene che la superintelligenza artificiale sia una narrazione infondata, usata come distrazione rispetto ai problemi concreti dell’AI contemporanea.
    La maggior parte degli scienziati — supportati da un sondaggio della AAAI — ritiene estremamente improbabile che l’AGI emerga dagli attuali paradigmi di deep learning, oggi in evidente fase di stagnazione nonostante la crescita esponenziale di scala.
    Ciononostante, figure di spicco e big tech continuano a evocare scenari apocalittici o salvifici, alimentando un’eco quasi religiosa attorno a un concetto che nessuno sa definire con precisione.
    Questa narrativa, suggerisce l’articolo, funziona come una teoria del complotto: flessibile, auto-giustificante e capace di catalizzare fede collettiva.
    Il rischio reale, conclude l’analisi, è che l’attenzione verso la superintelligenza distolga risorse e vigilanza dai problemi già presenti — impatti sul lavoro, costi ambientali, bias, sorveglianza e uso improprio dei LLM.

    Link alla fonte:
    https://www.wired.it/article/superintelligenza-artificiale-teoria-del-complotto-forma-di-distrazione-di-massa/

  • Sam Altman lancia Merge Labs per “leggere la mente” con gli ultrasuoni

    Sam Altman, fondatore di OpenAI, prepara il debutto di Merge Labs, una nuova startup dedicata alle interfacce cervello-computer non invasive.

    Per il progetto ha reclutato Mikhail Shapiro, ingegnere biomolecolare del Caltech noto per le sue ricerche sull’uso degli ultrasuoni e della terapia genica per comunicare con i neuroni senza interventi chirurgici.

    L’obiettivo di Merge Labs è creare una tecnologia “in sola lettura” che permetta di interpretare l’attività cerebrale e interagire con l’AI, evitando i rischi delle soluzioni impiantabili come Neuralink di Elon Musk.

    Secondo indiscrezioni, OpenAI sarebbe tra i principali finanziatori e la startup punta a raccogliere centinaia di milioni di dollari.

    L’approccio di Altman mira a una fusione uomo-macchina etica e biologicamente sicura, in linea con la sua visione di lungo termine sul futuro dell’intelligenza artificiale.

    Link alla fonte:

    Sam Altman punta a leggere la mente con gli ultrasuoni – Tom’s Hardware

  • Italia in ritardo nella comprensione dell’Intelligenza Artificiale

    Un’indagine condotta su 23.216 persone in 30 paesi rivela che l’Italia è penultima nella comprensione dell’IA, con solo il 50% degli intervistati che dichiara di capirne il funzionamento, contro una media globale del 67%. Nonostante ciò, il 46% conosce prodotti e servizi basati sull’IA e oltre la metà ritiene che i vantaggi superino gli svantaggi. L’IA è vista come la tecnologia più impattante per il futuro, ma persistono timori legati a privacy, dipendenza tecnologica e perdita di posti di lavoro. La ricerca evidenzia inoltre come l’IA stia già trasformando il modo in cui gli italiani lavorano e si informano.

    Link alla fonte:
    https://www.ilsole24ore.com/art/italia-bocciata-comprensione-ia-e-penultima-classifica-30-paesi-fa-peggio-solo-giappone-AHEJQ2vB