Tag: DataCenter

  • Mikkeli trasforma il calore dei data center AI in riscaldamento urbano

    Mikkeli trasforma il calore dei data center AI in riscaldamento urbano

    A Mikkeli, in Finlandia, nascerà un data center AI da 165 MW progettato anche per riscaldare la città. Il calore prodotto dai server diventa una risorsa per la rete energetica locale.

    Cerebras Systems e Compute Nordic Finland hanno annunciato a Mikkeli, in Finlandia, un data center per l’intelligenza artificiale con una potenza IT prevista fino a 165 MW, progettato fin dall’origine per recuperare il calore prodotto dai server.

    L’energia termica di scarto sarà innalzata di temperatura tramite pompe di calore industriali e immessa nella rete locale di teleriscaldamento, mentre un sistema di raffreddamento a ciclo chiuso punta a contenere il consumo netto di acqua.

    Il progetto, sviluppato per fasi, potrebbe richiedere secondo uno studio di Ramboll un investimento tra 1 e 1,7 miliardi di euro, ma non è ancora stata comunicata la quota del fabbisogno termico cittadino che potrà coprire.

    Mikkeli si inserisce in una strategia già diffusa in Finlandia, dove infrastrutture analoghe stanno trasformando i data center da semplici consumatori di elettricità a nodi integrati tra calcolo e sistemi energetici urbani.

    Il recupero termico può migliorare il bilancio ambientale dell’AI, ma non elimina il problema dell’elevata domanda elettrica: 165 MW di carico IT continuativo rappresentano una nuova pressione significativa sulla rete energetica.


    Link alla fonte:
    https://prometeo.adnkronos.com/economia-circolare/data-center-ai-per-riscaldare-case-progetto-mikkeli-finlandia/

  • L’AI entra nel mercato dei Treasury: il debito dei data center può spingere i tassi a lungo termine

    L’AI entra nel mercato dei Treasury: il debito dei data center può spingere i tassi a lungo termine

    E se una parte della pressione sui tassi USA non arrivasse dal deficit pubblico, ma dall’intelligenza artificiale? Il conto dei data center sta diventando abbastanza grande da farsi sentire anche sul mercato obbligazionario.

    Il boom degli investimenti nei data center per l’intelligenza artificiale potrebbe avere conseguenze dirette sui tassi d’interesse statunitensi. Secondo un’analisi della Federal Reserve Bank of Dallas, il crescente ricorso delle aziende tecnologiche al debito a lungo termine può aumentare significativamente la quantità di rischio di durata assorbita dai mercati, contribuendo a spingere verso l’alto i rendimenti e a rendere più ripida la parte lunga della curva dei Treasury.

    I dettagli:

    • Gli investimenti necessari per costruire l’infrastruttura AI sono stimati tra 3.000 e 5.000 miliardi di dollari nei prossimi 3-5 anni. Dopo aver finanziato internamente circa 500-600 miliardi dal 2023, gli hyperscaler stanno ricorrendo sempre più ai mercati del debito.
    • Le stime di Wall Street indicate dalla Dallas Fed convergono su circa 300 miliardi di dollari di obbligazioni investment grade legate all’AI nel solo 2026. Poiché molte hanno scadenze lunghe, equivalgono fino a 360 miliardi di dollari di nuova duration decennale, circa un ottavo di quella generata dalle emissioni del Tesoro USA.
    • Esiste poi un effetto meno visibile. I finanziamenti ottenuti attraverso il private credit sono spesso a tasso variabile; gli operatori dei data center possono convertirli economicamente in debito a tasso fisso attraverso swap. Secondo indicazioni raccolte dagli autori presso operatori di mercato, nel quarto trimestre 2025 questo fenomeno potrebbe aver prodotto almeno 50 miliardi di dollari di duration sintetica equivalente a dieci anni.
    • C’è infine un possibile effetto di sostituzione: le grandi emissioni delle società tecnologiche potrebbero ridurre lo spazio occupato dalle società finanziarie, che nel 2025 rappresentavano circa il 38% delle emissioni investment grade. Poiché banche e finanziarie utilizzano gli swap in modo diverso dagli hyperscaler, questo cambiamento può modificare indirettamente anche la domanda di Treasury.
    • La Dallas Fed rileva già segnali compatibili con questo fenomeno: la crescente sensibilità della curva 10-30 anni al term premium, combinata con un comportamento differente degli swap spread trentennali, è coerente con l’arrivo sul mercato di nuova duration proveniente dal finanziamento dell’infrastruttura AI e non soltanto dal debito pubblico. Gli autori la presentano come un’indicazione, non come una prova causale definitiva.

    Perché è importante: l’espansione dell’AI sta diventando abbastanza grande da poter influenzare non soltanto tecnologia, energia e mercati azionari, ma persino il funzionamento del mercato obbligazionario statunitense. Se gli investimenti da migliaia di miliardi nei data center continueranno a essere finanziati sempre più attraverso debito e swap, una parte della pressione sui rendimenti Treasury a lungo termine potrebbe derivare dall’AI, e non esclusivamente da deficit pubblico, inflazione o aspettative sulla politica monetaria. Questo complicherebbe anche l’interpretazione tradizionale dei movimenti della curva dei tassi da parte di investitori e banche centrali.

    Fonte:

    https://www.dallasfed.org/research/economics/2026/0210-searls-aifinancing

    Aggiornamenti

    14 agosto 2026. È emerso un segnale nuovo e significativo. Il 14 agosto Reuters ha collegato esplicitamente il boom del debito degli hyperscaler AI all’aumento dei rendimenti reali globali: Alphabet, Amazon e Meta hanno emesso quasi 220 miliardi di dollari di bond nel 2026, già oltre il doppio dei 108 miliardi dell’intero 2025. Secondo investitori e strategist citati da Reuters, questa nuova offerta sta aumentando la competizione per il capitale proprio mentre i governi continuano a emettere grandi quantità di debito.

    Il dato più rilevante riguarda i Treasury: il rendimento reale del Treasury USA a 30 anni è vicino al 3%, ai massimi da circa 18 anni. BlackRock Investment Institute parla di una scarsità di capitale che si sta accentuando con l’espansione dell’AI e che si riflette nei rendimenti obbligazionari. Questo rafforza la tesi già formulata dalla Dallas Fed, secondo cui circa 300 miliardi di emissioni AI investment-grade nel 2026 potrebbero generare fino a 360 miliardi di dollari di duration equivalente a Treasury decennali, circa un ottavo della duration prodotta dalle emissioni del Tesoro.

    C’è anche una conferma indiretta molto concreta del crowding out: il Financial Times segnala oggi che l’ingresso massiccio di Amazon e Alphabet nei mercati obbligazionari in sterline, dollari canadesi e franchi svizzeri sta già allargando gli spread e costringendo altri emittenti a spostare le proprie operazioni. In Canada, per esempio, Amazon ha raccolto C$14 miliardi dopo un’emissione Alphabet da C$8,5 miliardi.

    La distinzione importante è questa: l’evidenza di pressione sull’offerta e sui rendimenti sta diventando più forte, ma non equivale ancora a una prova econometrica che “i bond AI hanno causato X punti base di aumento dei Treasury”. Reuters riporta una valutazione causale di investitori e strategist; inflazione, deficit USA, aspettative Fed e crescita continuano a contribuire simultaneamente ai rendimenti. Il 10-year Treasury, per esempio, si trova intorno al 4,6–4,7%, ma le analisi recenti attribuiscono la sua dinamica anche a inflazione, politica monetaria e aumento generale dell’offerta governativa.

    Ecco la fonte più importante di questo aggiornamento: Reuters, 14 agosto 2026, “AI-driven surge in bond yields could be next risk for markets and growth”. È significativa perché segna un passaggio rispetto alle analisi precedenti: non discute più soltanto un rischio teorico di duration supply, ma documenta che grandi investitori stanno già indicando il boom del finanziamento AI come uno dei principali fattori che stanno spingendo verso l’alto i rendimenti reali.

    La formulazione più rigorosa, a questo punto, è: il crowding out finanziario dell’AI non è più soltanto un’ipotesi prospettica; stanno comparendo evidenze di mercato coerenti con quel meccanismo. La dimensione causale precisa sui Treasury resta però ancora da quantificare.


    18 agosto 2026. È emerso un nuovo segnale significativo, più forte rispetto al controllo precedente perché il nesso tra offerta di debito AI e pressione sui Treasury compare ormai direttamente nelle analisi del sell-off del debito sovrano del 18 agosto.

    Reuters segnala che il Treasury USA a 30 anni ha toccato il 5,327%, massimo dal 2007, mentre il 10 anni si muove intorno al 4,7%. Tra i fattori indicati non ci sono soltanto petrolio, inflazione e deficit federale: viene citata esplicitamente anche la massiccia domanda di capitale degli hyperscaler AI, che aggiunge nuova duration corporate proprio mentre il Tesoro deve collocare quantità elevate di debito pubblico.

    Il segnale più interessante è nel commento Reuters sui mercati globali del 18 agosto: la contemporanea emissione record di corporate bond da parte delle Big Tech viene descritta come potenzialmente capace di “crowd out” la domanda per i Treasury, contribuendo alla discesa dei prezzi e quindi alla crescita dei rendimenti. È un passo ulteriore rispetto alla semplice ipotesi teorica della Dallas Fed.

    Anche il Financial Times registra la stessa dinamica: il rialzo dei rendimenti governativi a lunga scadenza viene collegato non solo ai rischi fiscali e inflazionistici, ma anche al flusso di obbligazioni a lunga durata emesse dalle società tecnologiche per finanziare l’AI. Il mercato investment-grade USA ha già superato 1.500 miliardi di dollari di emissioni nel 2026, con una presenza insolitamente elevata dei mega-deal Big Tech; inoltre i principali hyperscaler stanno emettendo debito con scadenze medie più lunghe del mercato corporate generale, aumentando precisamente la quantità di duration da assorbire.

    C’è inoltre una conferma strutturale dalla Bank of England: già nel primo semestre 2026 le emissioni investment-grade di Meta, Alphabet, Amazon, Microsoft e Oracle avevano superato l’intero 2025. La BoE continua tuttavia a osservare che non vi era ancora, nei dati di luglio, prova conclusiva che questa attività impedisse materialmente a governi o altre aziende di finanziarsi.

    Sul term premium il segnale è coerente ma non esplosivo: la stima a 10 anni pubblicata tramite FRED è salita dallo 0,823% del 13 agosto allo 0,839% il 14 agosto; il forward term premium a dieci anni era arrivato all’1,584%. Sono movimenti compatibili con una maggiore remunerazione richiesta per detenere duration, ma non consentono di attribuire causalmente il rialzo ai soli bond AI.

    La distinzione rimane quindi essenziale: l’evidenza di correlazione e di meccanismo di mercato è ormai forte; l’evidenza causale quantitativa resta incompleta. Petrolio sopra i 90 dollari, rischi inflazionistici, deficit USA, riduzione della domanda estera e politica monetaria stanno agendo contemporaneamente. Non è ancora possibile sostenere rigorosamente che «i bond AI hanno aggiunto X punti base ai Treasury».

    Fonte più importante di questo aggiornamento: Reuters, 18 agosto 2026, “Treasury yields are rising — why does it matter?”, perché mette nello stesso quadro osservato il rialzo dei rendimenti governativi e le pesanti esigenze di finanziamento corporate di tecnologia e AI.

    Un dato da sorvegliare immediatamente è l’asta del Treasury ventennale del 19 agosto: è prevista proprio oggi e fornirà un test utile della disponibilità degli investitori ad assorbire ulteriore duration ai rendimenti attuali.

    21 agosto 2026 – È emerso un nuovo segnale significativo: per la prima volta il tema non riguarda soltanto il possibile crowding out dei Treasury, ma segni concreti di saturazione della domanda per i bond AI stessi.

    Reuters il 21 agosto rileva che le emissioni degli hyperscaler AI hanno raggiunto circa 220 miliardi di dollari nel 2026 al 10 agosto, contro appena 12,5 miliardi nello stesso periodo del 2025. Il dato più interessante è però negli spread: i bond tecnologici investment-grade trattano ora mediamente a 89 punti base sopra i Treasury, circa 9 pb più larghi dell’intero mercato IG. Amazon, in una recente emissione da 25 miliardi di dollari a lunga scadenza, ha dovuto offrire circa 120 pb sopra Treasury, quasi il doppio rispetto a condizioni comparabili dell’anno precedente.

    Questo è il segnale nuovo: gli investitori stanno iniziando a chiedere un premio maggiore semplicemente per assorbire l’offerta. Alphabet ha dovuto concedere circa 10-15 pb rispetto ai propri bond già esistenti; gestori come DWS, Schroders e Capital Group parlano apertamente di indigestion, cioè affaticamento del mercato. Inoltre pension fund e assicurazioni hanno limiti pratici di concentrazione per singolo emittente, tipicamente intorno al 2-3% degli asset: più Amazon, Alphabet e gli altri tornano sul mercato, più questi vincoli diventano rilevanti.

    La connessione con i Treasury si rafforza perché Reuters definisce ormai la combinazione bond AI + forte emissione governativa un fattore importante nella pressione sui rendimenti Treasury: entrambe le categorie competono per gli stessi investitori a lunga duration. Se la domanda corporate richiede rendimenti più elevati, aumenta anche il rendimento relativo necessario perché i Treasury rimangano competitivi.

    Il movimento della curva è coerente con questo quadro: questa settimana il Treasury a 30 anni ha raggiunto circa 5,34%, massimo dal 2007. Ma Reuters continua correttamente a indicare altri driver importanti: deficit federale, incertezza sulla politica della Fed e rischi inflazionistici. Quindi il bond boom AI è oggi una pressione marginale osservabile, non una spiegazione sufficiente del sell-off dei Treasury.

    La distinzione causale è quindi più precisa rispetto ai giorni scorsi:

    Evidenza ormai forte: emissioni AI → maggiore offerta di duration → spread tech più larghi → maggiori concessioni per collocare i bond.

    Evidenza crescente ma non isolabile: maggiore duration corporate → incremento del term premium e competizione con i Treasury.

    Non ancora dimostrato: quanti punti base dei rendimenti Treasury siano causati direttamente dal finanziamento dell’AI.

    Fonte più importante

    La fonte chiave di oggi è Reuters, 21 agosto 2026 — “US corporate AI debt surge tests investor limits as fatigue emerges”. È il salto qualitativo più importante finora perché documenta un passaggio da una previsione teorica di crowding out a comportamenti osservabili degli investitori: spread più ampi, maggiori concessioni e limiti di capacità nell’assorbire ulteriore debito AI.

    Il segnale da monitorare ora è molto chiaro: se i nuovi deal degli hyperscaler continueranno a richiedere concessioni crescenti mentre il term premium Treasury resta elevato, avremo un’evidenza molto più forte che la competizione per la duration sta diventando strutturale.

  • Anthropic blocca 191 MW in Texas con un accordo da 9,1 miliardi

    Anthropic blocca 191 MW in Texas con un accordo da 9,1 miliardi

    Anthropic si assicura 191 MW in Texas con un contratto da 9,1 miliardi di dollari. E un impianto nato per minare bitcoin cambia pelle per alimentare l’AI.

    Anthropic ha siglato con Riot Platforms un contratto ventennale da 9,1 miliardi di dollari per assicurarsi 191 MW di capacità IT nel campus di Rockdale, in Texas, originariamente costruito per il mining di bitcoin. La capacità dovrebbe entrare in servizio progressivamente, con 96 MW previsti entro dicembre 2027 e il resto entro giugno 2028. L’accordo segna un passaggio importante nella riconversione di Riot dal mining alla locazione di infrastrutture energetiche e di calcolo per l’intelligenza artificiale, trasformando parte dei ricavi legati alle criptovalute in entrate contrattualizzate di lungo periodo. Per Anthropic, l’intesa rientra nella corsa ad assicurarsi energia, data center e capacità computazionale sufficienti a sostenere la crescita dei modelli Claude. Con due eventuali proroghe quinquennali, secondo quanto riportato il valore complessivo del contratto potrebbe raggiungere 16,1 miliardi di dollari e protrarsi fino al 2058, mostrando quanto la disponibilità di megawatt stia diventando una risorsa strategica nella competizione sull’AI.


    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/mercato/anthropic-firma-9-1-miliardi-con-un-miner-di-bitcoin-impianto-da-191-mw-in-texas_157712.html

  • Eni e Khazna puntano a 1 GW di data center per l’IA in Italia

    Eni e Khazna puntano a 1 GW di data center per l’IA in Italia

    La Commissione europea ha dato il via libera alla joint venture tra Eni e Khazna Data Center Holdings per sviluppare e gestire in Italia infrastrutture digitali con una capacità IT complessiva prevista fino a 1 Gigawatt.

    Il primo progetto è l’AI Data Center Campus di Ferrera Erbognone, in Lombardia, progettato per raggiungere 500 MW e supportare carichi di lavoro di high-performance computing e intelligenza artificiale.

    Eni dovrebbe alimentare il campus con la propria “Blue Power”, elettricità prodotta da una nuova centrale a gas naturale ad alta efficienza e associata a sistemi di cattura della CO₂, destinata all’hub CCS di Ravenna. L’operazione mette in evidenza uno dei vincoli strategici della corsa all’IA: garantire grandi quantità di energia affidabile e competitiva ai data center hyperscale.

    Per Eni, la partnership con Khazna rappresenta inoltre un’espansione del proprio ruolo nella filiera dell’AI, collegando infrastrutture energetiche, decarbonizzazione e capacità di calcolo.


    Link alla fonte:
    https://www.msn.com/it-it/money/generale/eni-khazna-l-energia-italiana-accende-i-data-center-dell-ia/ar-AA29NCws?ocid=nl_article_link⁠

  • ByteDance prepara un modello AI da 10 trilioni di parametri e alza la posta sui chip

    ByteDance prepara un modello AI da 10 trilioni di parametri e alza la posta sui chip

    ByteDance sarebbe nelle prime fasi di pre-training di un modello AI frontier che potrebbe raggiungere i 10 trilioni di parametri, una scala che lo avvicinerebbe ai sistemi più avanzati attribuiti ad Anthropic.

    Il progetto, il cui numero finale di parametri non è ancora confermato, richiederebbe enormi cluster di acceleratori e rafforzerebbe la domanda cinese di capacità di calcolo, energia e raffreddamento.

    Le restrizioni statunitensi sull’export di chip stanno intanto spingendo ByteDance e altri gruppi cinesi verso semiconduttori domestici, inclusa la famiglia Ascend di Huawei, oltre che verso iniziative per sviluppare hardware personalizzato.

    Un modello cinese di questa scala potrebbe quindi riaccendere il confronto sui controlli tecnologici e sulla sovranità dell’infrastruttura AI.

    Se raggiungesse capacità realmente frontier, potrebbe inoltre aprire nuove opportunità per partnership enterprise e governative nei mercati interessati ad alternative ai provider statunitensi.


    Link alla fonte:
    https://capacityglobal.com/news/bytedances-10tn-parameter-model-takes-aim-at-anthropic/⁠

  • Anthropic punta 10 miliardi sulla potenza di calcolo di Volta in Norvegia

    Anthropic punta 10 miliardi sulla potenza di calcolo di Volta in Norvegia

    Secondo quanto riportato da Bloomberg, Anthropic avrebbe siglato con la giovane startup cloud Volta un accordo da 10 miliardi di dollari per ottenere capacità di calcolo nei prossimi sei anni, destinata principalmente allo sviluppo e al funzionamento di Claude.

    L’infrastruttura dovrebbe essere realizzata in Norvegia e raggiungere una potenza di 133 megawatt, utilizzando i sistemi Nvidia Vera Rubin.  Alla costruzione parteciperà anche Bitdeer, società specializzata nel mining di criptovalute, che metterà a disposizione competenze nella gestione di impianti ad alta intensità energetica.

    La scelta della Norvegia risponde alla disponibilità di energia idroelettrica e a un clima favorevole al raffreddamento dei server, due fattori che possono ridurre costi e impatto operativo.

    L’intesa mostra come la competizione tra i principali laboratori di AI dipenda sempre più dall’accesso a energia, chip avanzati e data center, anche se i dettagli dell’accordo non risultano ancora confermati pubblicamente da Anthropic.


    Link alla fonte: https://startupitalia.eu/tech/anthropic-accordo-10-miliardi-con-startup-cloud/

  • Nvidia valuta un sostegno da 250 miliardi per il maxi data center di OpenAI

    Nvidia valuta un sostegno da 250 miliardi per il maxi data center di OpenAI

    Nvidia sarebbe in trattative con OpenAI per sostenere un’operazione finanziaria da 250 miliardi di dollari destinata alla realizzazione di un enorme data center per l’intelligenza artificiale.

    Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il progetto prevede un impianto da 10 gigawatt nel sud dell’Ohio sviluppato da una controllata energetica di SoftBank, con un costo complessivo che potrebbe superare i 500 miliardi di dollari includendo l’hardware.

    L’infrastruttura utilizzerebbe risorse energetiche controllate dal governo statunitense, mentre Nvidia potrebbe svolgere il ruolo di garante finanziario per facilitare l’accesso al credito da parte del progetto.

    L’iniziativa evidenzia la crescente competizione tra i principali protagonisti dell’IA per assicurarsi capacità di calcolo su scala senza precedenti, in un contesto in cui anche Anthropic, Microsoft e Google avrebbero manifestato interesse per il sito.

    Poiché le trattative sono ancora in corso, i dettagli dell’accordo non sono stati confermati ufficialmente.

    Link alla fonte:
    https://www.cdt.ch/news/nvidia-tratta-con-openai-per-250-miliardi-di-dollari-435162

  • AI e data center fanno crescere consumi ed emissioni di Google e Amazon

    AI e data center fanno crescere consumi ed emissioni di Google e Amazon

    L’espansione dell’intelligenza artificiale sta aumentando in modo significativo il fabbisogno energetico dei grandi operatori cloud.

    Nel 2025 Google ha registrato un incremento del 37% della domanda di elettricità, il più elevato della sua storia, mentre Amazon ha visto crescere del 16% le proprie emissioni complessive di CO₂ equivalente.

    Sebbene entrambe le aziende continuino a investire in energie rinnovabili, efficienza dei data center e sistemi di raffreddamento più sostenibili, l’espansione dell’infrastruttura AI e della relativa supply chain continua a incidere pesantemente sull’impatto ambientale.

    Il trend evidenzia come la crescita dell’AI stia trasformando i data center in infrastrutture sempre più energivore, alimentando il dibattito sulla sostenibilità dello sviluppo tecnologico.


    Link alla fonte:
    https://www.ilsole24ore.com/art/data-center-conto-energetico-dell-ai-google-37percento-domanda-elettrica-amazon-16percento-emissioni-AJT1ItE

  • I timori di eccesso di capacità AI fanno crollare i titoli di memoria e storage

    I timori di eccesso di capacità AI fanno crollare i titoli di memoria e storage

    Le azioni di produttori di memoria e storage come SanDisk, Micron Technology e Seagate Technology hanno registrato forti ribassi dopo che il mercato ha iniziato a temere un eccesso di capacità legato agli investimenti nell’intelligenza artificiale.

    Gli investitori si interrogano sulla sostenibilità della domanda proveniente dai data center AI, mentre l’espansione produttiva di aziende come Samsung Electronics e SK Hynix potrebbe aumentare l’offerta e comprimere i margini.

    A rafforzare i dubbi contribuisce anche la decisione di Meta di offrire sul mercato parte della propria capacità di calcolo AI inutilizzata, interpretata da alcuni analisti come un possibile segnale di rallentamento degli investimenti infrastrutturali.

    Nonostante il selloff, il settore resta diviso tra chi teme una bolla di capacità e chi considera la correzione una fase fisiologica all’interno di un mercato destinato a continuare a crescere grazie alla diffusione dell’intelligenza artificiale.


    Link alla fonte:
    https://www.tomshw.it/hardware/memoria-e-storage-crollano-lai-ora-fa-paura-al-mercato

  • Google ammette che la crescita dell’AI mette sotto pressione gli obiettivi climatici

    Google ammette che la crescita dell’AI mette sotto pressione gli obiettivi climatici

    Nel suo Environmental Report 2025, Google riconosce che la rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dei data center necessari a supportare servizi come Gemini, Search, YouTube e Google Cloud sta facendo aumentare in modo significativo il consumo di energia.

    L’azienda segnala un incremento del 37% della domanda elettrica nel 2025 e un aumento complessivo del 18% delle emissioni di gas serra, dovuto soprattutto alla produzione dell’hardware per l’AI, pur evidenziando miglioramenti nell’efficienza energetica e un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili.

    Google sostiene inoltre che le proprie soluzioni di intelligenza artificiale abbiano contribuito a evitare milioni di tonnellate di emissioni di CO₂ per clienti e organizzazioni, ma ammette che il raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica entro il 2030 è oggi più complesso.

    Il report mette in luce una delle principali sfide del settore tecnologico: conciliare la rapida crescita dell’AI con la sostenibilità ambientale e la decarbonizzazione delle infrastrutture digitali.


    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/web/google-ammette-il-problema-la-corsa-all-ia-sta-complicando-gli-obiettivi-climatici_155750.html

  • Meta e xAI diventano i nuovi venditori di “pale e picconi” dell’AI

    Meta e xAI diventano i nuovi venditori di “pale e picconi” dell’AI

    L’eventuale lancio di Meta Compute segna un cambio di paradigma nell’economia dell’intelligenza artificiale: i grandi sviluppatori di modelli non puntano più soltanto a estrarre valore dall’AI, ma iniziano a monetizzare direttamente l’infrastruttura che hanno costruito.

    La metafora dei “venditori di pale e picconi”, già usata durante la bolla delle dot-com, torna attuale in un mercato in cui GPU, data center ed energia rappresentano le risorse più strategiche.

    Il fatto che aziende come Meta e xAI abbiano iniziato a offrire a terzi la propria capacità di calcolo in eccesso suggerisce che la corsa agli investimenti infrastrutturali potrebbe aver generato un’offerta superiore alla domanda prevista, mettendo in discussione la narrativa della scarsità che ha alimentato il boom dell’AI.

    Per imprese e investitori si apre così una nuova fase, in cui il vero valore potrebbe essere catturato non dai produttori di modelli, ma da chi controlla e commercializza l’infrastruttura su cui l’intero ecosistema dell’intelligenza artificiale è costruito.


    Potete approfondire questa interessatissima prospettiva nello splendido articolo di Andrea Grassi:

    https://www.digitalworlditalia.it/digitalmanager/acquisti-e-procurement/meta-compute-e-loro-dellai-quando-i-minatori-iniziano-a-vendere-pale-e-picconi-180252

  • Google e il “compute metering”: un segno dei tempi?

    Qualche giorno fa Google ha silenziosamente cambiato le regole di Gemini Advanced. Sparita la politica del “hai X messaggi al giorno” (sistema rozzo ma onesto, come il tassametro di un taxi) ma un modello “compute-based” con finestra d’uso di 5 ore, che ricorda quello dei Claude. Traduzione: un prompt con un video allegato e un po’ di reasoning ti può bruciare la quota della mattinata prima che tu abbia finito di sorseggiare il tuo caffè (e farti innervosire più di quest’ultimo).
    Gli utenti hanno protestato. Google ha corretto (in parte) nel giro di 48 ore: gli errori non consumano più quota, il modello Flash-Lite diventa sostanzialmente gratuito, arrivano le statistiche sui consumi (Anthropic insegna, anche qui). Risposte rapide, comunicazione reattiva. Fin qui, quasi ammirevole.
    Il punto vero, però, è un altro.
    Non siamo di fronte a una correzione di rotta, ma a un “modello economico”: il “compute metering” è lo standard che ci ritroveremo ovunque, perché far girare un modello frontier su un’interrogazione agentica lunga e multimodale costa quanto nei primi anni di internet costava una connessione dial-up, in sostanza molto più di quanto il marketing voglia che tu sappia.
    Per l’utente medio potrebbe essere persino equo… in teoria: chi usa poco paga poco. Il problema è che “poco” e “tanto” li definisce Google, con metriche che per ora restano opache come certi contratti di hosting di vent’anni fa.
    Come formatore AI lo dico senza drammi: quando insegnate a usare questi strumenti, insegnate anche a usarli con cognizione di causa. Flash-Lite per i task semplici, modelli pesanti quando servono davvero. Non per risparmiare la quota, ma perché un professionista che spara un modello da venti miliardi di parametri per riformulare un’email ha già un problema che il compute metering non risolve.
    Del resto, diciamocelo, il cloud ha sempre funzionato così, e ora tocca anche all’AI, visto che sempre di data center e di server parliamo, con la differenza che le risorse, in questo caso, costano davvero tanto a chi le gestisce (costo che prima o poi doveva ricadere sugli utilizzatori).

  • Le piattaforme AI alzano i prezzi mentre riducono le risorse disponibili

    L’articolo di cui trovare il link in basso analizza il progressivo deterioramento del rapporto tra provider di AI e utenti, sostenendo che aziende come OpenAI e Anthropic (ma anche Google, a quanto pare) stiano entrando in una dinamica tipica dei monopoli tecnologici: far pagare di più offrendo contemporaneamente meno risorse.
    Il testo spiega in modo accessibile i tre principali costi tecnici associati all’uso degli LLM nel cloud — token, contesto e tool — traducendoli in consumo reale di GPU, memoria e processi server-side.
    Secondo l’autore, la fine dell’era della “crescita finanziata” da investitori come BlackRock sta imponendo ai provider la necessità di trasformare utenti ad alta intensità computazionale in fonti di profitto, anche tramite limiti nascosti e degradazione graduale delle performance.
    L’articolo sottolinea, inoltre, i rischi sistemici per aziende che hanno integrato gli LLM nei propri processi operativi, esponendosi a dipendenze economiche e tecnologiche difficili da controllare.
    La conclusione invita a usare i modelli linguistici come strumenti di elaborazione del linguaggio e non come sostituti del pensiero critico o decisionale (mentre l’inizio accenna a un successivo articolo sull’AI locale).

    Link alla fonte:
    https://www.zeusnews.it/n.php?c=32073

  • Cowboy Space raccoglie 275 milioni per costruire razzi e data center orbitali… entro il 2028!

    La startup Cowboy Space Corporation, fondata dal cofondatore di Robinhood Baiju Bhatt, ha annunciato un round Series B da 275 milioni di dollari con una valutazione post-money di 2 miliardi.
    L’azienda punta a risolvere uno dei principali colli di bottiglia dei futuri data center spaziali: la scarsità di razzi disponibili e i costi di lancio troppo elevati. Dopo essere nata come progetto di energia solare orbitale con il nome Aetherflux, la società ha cambiato strategia, decidendo di sviluppare internamente sia i satelliti-data center sia il proprio sistema di lancio.
    Cowboy Space vuole creare razzi dedicati esclusivamente al trasporto di infrastrutture AI in orbita, integrando direttamente i data center nel secondo stadio del vettore.
    La mossa la porta in competizione diretta con attori come SpaceX e Blue Origin, in un mercato che potrebbe diventare cruciale per sostenere la crescente domanda globale di calcolo AI.

    Link alla fonte:
    https://techcrunch.com/2026/05/11/there-arent-enough-rockets-for-space-data-centers-cowboy-space-raised-275-million-to-build-them/

  • Un datacenter AI di QTS consumava milioni di litri d’acqua senza controlli nel pieno della siccità in Georgia

    Un maxi campus di datacenter sviluppato da QTS nella contea di Fayette, in Georgia, avrebbe utilizzato circa 29 milioni di galloni d’acqua tramite due connessioni non registrate, mentre ai residenti veniva chiesto di ridurre i consumi domestici a causa della bassa pressione idrica.
    Il progetto, controllato dal gruppo Blackstone e noto come “Project Excalibur”, è uno dei più grandi complessi AI-oriented in costruzione negli Stati Uniti, con fino a 16 edifici previsti e investimenti stimati per un miliardo di dollari.
    L’azienda sostiene che l’acqua sia stata usata principalmente per attività temporanee di costruzione e che, a regime, il sistema utilizzerà un raffreddamento “closed-loop” a riciclo interno.
    Il caso ha però sollevato forti critiche sulla trasparenza e sulla sostenibilità delle infrastrutture digitali, soprattutto in uno Stato già colpito da siccità e crescente pressione energetica legata ai datacenter.
    La vicenda evidenzia il conflitto sempre più acceso tra espansione dell’AI, consumo di risorse naturali e tutela delle comunità locali.

    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/server-workstation/mentre-i-cittadini-risparmiavano-acqua-un-mega-datacenter-ne-consumava-milioni-senza-controlli_153437.html

  • Panthalassa punta sui data center galleggianti per alimentare l’AI con l’energia delle onde

    La startup americana Panthalassa ha raccolto 140 milioni di dollari in un round guidato da Peter Thiel per sviluppare data center oceanici alimentati dall’energia delle onde.
    Il progetto prevede enormi “nodi” galleggianti capaci di generare elettricità direttamente in mare aperto e alimentare server AI raffreddati naturalmente dall’acqua oceanica, riducendo il carico sulla rete elettrica terrestre.
    L’iniziativa nasce in risposta alla crescente domanda energetica dell’intelligenza artificiale, che sta spingendo le big tech verso soluzioni sempre più radicali, dal nucleare ai data center spaziali. Panthalassa sostiene che l’oceano aperto rappresenti una delle poche fonti energetiche in grado di sostenere l’espansione futura del calcolo AI su scala globale.
    Restano però numerose incognite legate a costi, manutenzione offshore, affidabilità tecnica, cybersecurity e reale convenienza economica rispetto ai data center tradizionali alimentati da energie rinnovabili terrestri.

    Link alla fonte:
    https://prometeo.adnkronos.com/tendenze/data-center-oceanici-galleggianti-peter-thiel-panthalassa-consumo-energetico/

  • Italia ed Europa accelerano sulla sovranità AI per ridurre la dipendenza tecnologica

    L’Europa e l’Italia devono sviluppare una filiera autonoma dell’intelligenza artificiale per evitare dipendenze strategiche da infrastrutture e modelli esteri, soprattutto statunitensi e cinesi.
    Secondo Sandro Parisi, il vero nodo non è soltanto il software, ma la capacità energetica necessaria ad alimentare data center e sistemi di calcolo avanzati, oggi ancora insufficiente nel mercato europeo.
    Il rischio evidenziato è quello di un “lock-in” tecnologico, in cui aziende e istituzioni restano vincolate a infrastrutture straniere con possibili conseguenze economiche e geopolitiche, anche nei settori strategici come Difesa e industria.
    L’articolo sottolinea inoltre la necessità di una visione politica più assertiva, investimenti coordinati sulle competenze e il recupero di aree industriali dismesse per produrre energia pulita destinata all’ecosistema AI.
    In questo scenario, Francia e Germania vengono indicate come esempi europei di maggiore attivismo industriale e strategico.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/sovranita-dellai-perche-italia-ed-ue-non-possono-piu-dipendere-dagli-altri/

  • SpaceX affida il supercluster Colossus 1 ad Anthropic prima della maxi IPO

    SpaceX ha siglato un accordo strategico con Anthropic concedendo pieno accesso al supercluster AI “Colossus 1” di Memphis, composto da oltre 220.000 GPU NVIDIA e più di 300 megawatt di capacità computazionale.
    L’operazione arriva poche settimane prima della prevista IPO di SpaceX, che secondo le indiscrezioni potrebbe raggiungere una valutazione record di 1.750 miliardi di dollari.
    L’intesa rafforza la narrativa di SpaceX come infrastruttura chiave per l’intelligenza artificiale, dimostrando che il cluster nato dall’integrazione con xAI può servire anche clienti esterni oltre al chatbot Grok.
    Per Anthropic, l’accordo consentirà di aumentare significativamente i limiti di utilizzo di Claude Code e delle API Claude Opus, consolidando la competizione nel mercato dei modelli AI avanzati.
    Rilevante anche la clausola inserita da Elon Musk, che gli permette di revocare l’accesso alla potenza di calcolo qualora i modelli di Anthropic fossero considerati pericolosi per l’umanità.

    Link alla fonte:
    https://it.finance.yahoo.com/notizie/spacex-vende-l-intero-colossus-182750367.html