Un altro cattivo esempio di informazione, o meglio, un altro esempio tipico di come le testate di settore tecnologico “dimentichino” regolarmente che, quanto si annuncia la disponibilità di un nuovo servizio o prodotto, sarebbe il caso di inserire da qualche parte il link alla risorsa descritta, piuttosto che lasciare al lettore il compito di reperirlo.
A proposito, se volete installare la nuova app di Gemini per Windows, il link è questo:
E, ovviamente, la scorciatoia da tastiera per richiamarla all’istante potrà essere configurata a piacere, se per esempio avete già destinato Alt+Spazio a qualcos’altro.
Dal 2 settembre cambiano i limiti di Gemini Notebook: niente più soglie giornaliere fisse, ma un budget che dipende dalla complessità delle attività e si resetta ogni cinque ore.
Google introdurrà dal 2 settembre un nuovo sistema di limiti di utilizzo per Gemini Notebook, sostituendo le soglie fisse giornaliere con un budget basato sul costo computazionale delle attività.
Il consumo varierà in funzione di elementi come complessità dei prompt, lunghezza delle conversazioni, numero di fonti e funzionalità utilizzate, mentre i limiti verranno ripristinati ogni cinque ore. L’interfaccia mostrerà avvisi sul budget residuo e una barra per stimare il costo AI delle generazioni in Studio.
Arriverà inoltre l’opzione “Genera più tardi”, che permetterà di mettere in coda Video Overview e Slide Deck quando il limite è esaurito, completandoli automaticamente dopo il reset.
Il cambiamento, inizialmente destinato agli account consumer su web e mobile, punta a rendere l’utilizzo delle risorse AI più flessibile, ma richiederà agli utenti di valutare quanto le operazioni più complesse incidano sul proprio budget.
Se vuoi saperne di più su Gemini, Gemini Notebook (ex NotebookLM) e le altre piattaforme AI di Google non lasciarti sfuggire il nuovo titolo della collana “for Dummies”.
Google trasforma gli ebook acquistati in fonti interrogabili dall’IA: con Expert Intelligence, Gemini Notebook può collegare libri, documenti personali e altre informazioni nello stesso ambiente.
Google amplia Gemini Notebook con Expert Intelligence, un’iniziativa che consente di utilizzare come fonti alcuni ebook acquistati su Google Play Libri, interrogandone i contenuti e combinandoli con documenti e informazioni personali.
La funzione permette anche di trasformare le conoscenze dei libri in riassunti audio, infografiche, quiz e materiali applicabili a situazioni concrete.
Secondo quanto riportato, il lancio coinvolge oltre 100.000 titoli, diversi grandi editori e più di 15 autori, mentre specifici controlli limitano l’accesso ai contenuti dei libri agli utenti che ne possiedono una copia idonea.
Google punta così a integrare nell’IA fonti specialistiche e autorevoli senza separarle dal modello di acquisto e dai diritti degli editori.
In prospettiva, Expert Intelligence potrebbe estendersi a libri di testo, report di ricerca e abbonamenti di terze parti, arrivando anche nell’app Gemini e nella AI Mode della Ricerca.
Se vuoi saperne di più su Gemini, Gemini Notebook (ex NotebookLM) e le altre piattaforme AI di Google non lasciarti sfuggire il nuovo titolo della collana “for Dummies”.
Google ha annunciato che l’app Gemini ha superato 1 miliardo di utenti attivi mensili, diventando il prodotto consumer che ha raggiunto più rapidamente questa soglia nella storia dell’azienda e il 14° prodotto Google a entrare nel “club del miliardo”.
La progressione è stata molto rapida: Gemini era oltre 750 milioni di utenti mensili a febbraio 2026, sopra 900 milioni a maggio e a 950 milioni a luglio, quando Google aveva anche comunicato che gli utenti attivi giornalieri erano triplicati in un anno.
Il dato riguarda specificamente l’esperienza Gemini su app e web, e non va confuso con la diffusione dell’AI nell’intero ecosistema Google: AI Mode in Search aveva già superato separatamente il miliardo di utenti mensili e AI Overviews i 2,5 miliardi.
Anche ChatGPT ha ormai raggiunto una scala comparabile, mentre i dati pubblicati da OpenAI mostrano un’adozione sempre più ampia per età, geografia e tipologia di utilizzo.
Il passaggio strategico è quindi dall’adozione pionieristica alla diffusione di massa degli assistenti AI: la competizione tra Google e OpenAI si gioca sempre più sulla frequenza d’uso, sull’integrazione negli ecosistemi digitali e su interazioni multimodali, vocali e agentiche, non soltanto sulla qualità dei singoli modelli.
Google ha annunciato tre nuovi modelli della famiglia Gemini – Gemini 3.6 Flash, Gemini 3.5 Flash-Lite e Gemini 3.5 Flash Cyber – puntando su maggiore efficienza, costi ridotti e applicazioni specializzate.
Gemini 3.6 Flash è progettato per attività multimodali, programmazione e analisi dei dati, utilizzando fino al 17% di token in meno rispetto alla versione precedente, con benefici in termini di prestazioni ed economicità.
Gemini 3.5 Flash-Lite è invece ottimizzato per chatbot e applicazioni ad alto volume, mentre Gemini 3.5 Flash Cyber è dedicato alla cybersecurity e al rilevamento delle vulnerabilità informatiche, inizialmente riservato a governi e partner selezionati.
L’annuncio conferma la crescente attenzione di Google verso gli agenti AI autonomi e anticipa l’arrivo di Gemini 4, già in fase di addestramento, che rappresenterà il prossimo passo nell’evoluzione dei modelli di intelligenza artificiale dell’azienda.
Google ha annunciato Gemini 3.5 Live Translate, un nuovo modello audio capace di tradurre conversazioni vocali quasi in tempo reale mantenendo intonazione, ritmo e tono della voce originale. A differenza dei tradizionali sistemi di traduzione turno per turno, la tecnologia genera l’audio tradotto in modo continuo, con un ritardo minimo, e offre buone prestazioni anche in ambienti rumorosi. La soluzione debutta nell’app Google Traduttore per Android e iOS, mentre una versione dedicata alle aziende arriverà progressivamente in Google Meet attraverso Google Workspace. Con il supporto a 78 lingue e oltre 2.000 combinazioni linguistiche nelle riunioni, Google punta a rendere la comunicazione multilingue più naturale e accessibile sia per gli utenti consumer sia per il mondo professionale.
Qualche giorno fa Google ha silenziosamente cambiato le regole di Gemini Advanced. Sparita la politica del “hai X messaggi al giorno” (sistema rozzo ma onesto, come il tassametro di un taxi) ma un modello “compute-based” con finestra d’uso di 5 ore, che ricorda quello dei Claude. Traduzione: un prompt con un video allegato e un po’ di reasoning ti può bruciare la quota della mattinata prima che tu abbia finito di sorseggiare il tuo caffè (e farti innervosire più di quest’ultimo). Gli utenti hanno protestato. Google ha corretto (in parte) nel giro di 48 ore: gli errori non consumano più quota, il modello Flash-Lite diventa sostanzialmente gratuito, arrivano le statistiche sui consumi (Anthropic insegna, anche qui). Risposte rapide, comunicazione reattiva. Fin qui, quasi ammirevole. Il punto vero, però, è un altro. Non siamo di fronte a una correzione di rotta, ma a un “modello economico”: il “compute metering” è lo standard che ci ritroveremo ovunque, perché far girare un modello frontier su un’interrogazione agentica lunga e multimodale costa quanto nei primi anni di internet costava una connessione dial-up, in sostanza molto più di quanto il marketing voglia che tu sappia. Per l’utente medio potrebbe essere persino equo… in teoria: chi usa poco paga poco. Il problema è che “poco” e “tanto” li definisce Google, con metriche che per ora restano opache come certi contratti di hosting di vent’anni fa. Come formatore AI lo dico senza drammi: quando insegnate a usare questi strumenti, insegnate anche a usarli con cognizione di causa. Flash-Lite per i task semplici, modelli pesanti quando servono davvero. Non per risparmiare la quota, ma perché un professionista che spara un modello da venti miliardi di parametri per riformulare un’email ha già un problema che il compute metering non risolve. Del resto, diciamocelo, il cloud ha sempre funzionato così, e ora tocca anche all’AI, visto che sempre di data center e di server parliamo, con la differenza che le risorse, in questo caso, costano davvero tanto a chi le gestisce (costo che prima o poi doveva ricadere sugli utilizzatori).
In questi pochi minuti Matt Wolfe mostra la nuova funzione “avatar” in Gemini Omni. Questa nuova tecnologia generativa, fra quelle presentate al recente evento Google I/O, fa ciò che finora era possibile fare solo con le immagini, ma con i video: inserire nei video anche informazioni, che tuttavia non si limitano solo al testo ma anche alla “conoscenza”. Come vedremo nel corso dei prossimi mesi, quasi tutte le tecnologie presentate da Google sono “risposte” a quelle introdotte finora dai suoi concorrenti, ma “amplificate” (un altro esempio sono gli agenti in Spark con le loro “skill”).
Il primo studio italiano sull’uso dei chatbot GenAI, promosso dalla rete di ricerca RiTA e basato su quasi 2.000 partecipanti, fotografa in dettaglio le abitudini degli utenti italiani di strumenti come ChatGPT, Gemini e Claude. Le attività più diffuse sono la richiesta di spiegazioni, la generazione di immagini e la scrittura di email, mentre cresce anche l’utilizzo per riassunti, programmazione e analisi dati. La ricerca evidenzia però criticità importanti: utenti meno alfabetizzati digitalmente tendono a usare i chatbot per fact checking o consigli medici, attribuendo loro un’affidabilità simile a quella dei motori di ricerca. Emergono inoltre forti disuguaglianze sociali e di genere: l’utente “tipo” è giovane, istruito e benestante, mentre donne e persone anziane risultano meno coinvolte e più esitanti nell’adozione della GenAI. Lo studio sottolinea quindi l’urgenza di programmi di formazione diffusi, per evitare che l’intelligenza artificiale amplifichi divari già esistenti invece di ridurli.
Google ha introdotto nella sua app Google una nuova funzione di avatar AI basata sul modello video Omni, capace di creare cloni digitali fotorealistici degli utenti da inserire in video generati automaticamente. In un test raccontato da WIRED, il giornalista Reece Rogers ha creato in pochi minuti una versione virtuale di sé stesso, generando clip surreali ma sorprendentemente credibili, tra dinosauri a Dolores Park e surf sotto il Golden Gate Bridge. Nonostante errori visivi, outfit incoerenti e piccoli glitch, il risultato è stato percepito come inquietantemente realistico, soprattutto nelle espressioni facciali e nella voce sintetica. A differenza delle precedenti funzionalità di OpenAI con Sora, Google limita la creazione di avatar agli adulti e solo per il proprio volto, nel tentativo di ridurre i rischi legati ai deepfake non consensuali. La novità evidenzia quanto l’AI generativa stia accelerando verso esperienze sempre più immersive e personali, ma anche quanto siano urgenti nuove riflessioni su identità digitale, consenso e manipolazione visiva.
Google ha annunciato al Google I/O 2026 una nuova integrazione tra Google, Gemini e Canva che permette di trasformare le immagini generate dall’IA in progetti completamente editabili. Attraverso un semplice comando testuale nella chat, gli utenti possono inviare un contenuto creato con Gemini direttamente nell’editor Canva, eliminando passaggi manuali e workflow frammentati. La funzione “Magic Layers” consente inoltre di separare automaticamente sfondi, oggetti e testi in livelli indipendenti, rendendo molto più semplice la modifica grafica avanzata. L’integrazione include anche il supporto al Brand Kit di Canva, così da adattare automaticamente colori, font e identità visiva aziendale ai contenuti generati. Questa collaborazione conferma la strategia di Google di trasformare Gemini in una piattaforma AI sempre più integrata con strumenti professionali di creazione e publishing digitale.
Google starebbe sviluppando una nuova evoluzione di Gemini chiamata internamente “Remy”, progettata come assistente AI agentico capace di operare in autonomia su diverse attività digitali. La piattaforma permetterebbe agli utenti di salvare operazioni tra i preferiti, rinominarle e riprenderle successivamente, trasformando Gemini in un sistema più persistente e organizzato. Google ha però evidenziato che Agent potrebbe commettere errori o esporre involontariamente dati sensibili, motivo per cui invita gli utenti a supervisionare le attività ed evitare incarichi in ambiti professionali delicati come medicina, finanza o diritto. Sul fronte privacy, l’assistente conserverà dati di navigazione e cookie per personalizzare l’esperienza, lasciando comunque all’utente la possibilità di cancellare tali dati o limitare la personalizzazione. L’iniziativa conferma la forte accelerazione di Google verso modelli AI agentici sempre più autonomi e integrati nella quotidianità digitale.
Google ha appena sganciato una delle sue “bombe”, con una piattaforma in grado di rivoluzionare la generazione di contenuti musicali: Flow Music.
Ho appena “fatto un giro” e, al di là della qualità ancora simile a quella di Suno nei suoi primi stadi evolutivi, in questo caso ci si trova di fronte a una piattaforma dove la potenza di Gemini ci permette di interagire con dei prompt e con il processo “iterativo” fino a dare vita a veri e propri video musicali.
Dopo aver scelto un prompt in grado di generare un brano particolarmente interessante e coinvolgente, ho usato una mia vecchia foto per creare, automaticamente, il video relativo secondo alcune indicazioni di massima sullo stile, ma soprattutto allineato al contenuto e allo stile del brano stesso.
Ve lo condivido anche se ovviamente “imperfetto”, giusto per darvi un’idea di cosa si può fare con questa prima versione della piattaforma, in attesa di osservarla “crescere” come già visto per tutte quelle dell’ecosistema di Google AI.
Google Gemini compie un significativo salto evolutivo introducendo modelli interattivi e simulazioni dinamiche direttamente all’interno della chat. Gli utenti non sono più limitati a contenuti statici, ma possono esplorare concetti complessi attraverso visualizzazioni manipolabili in tempo reale. Questa innovazione consente, ad esempio, di modificare parametri fisici come velocità o gravità per osservare l’impatto su sistemi come le orbite celesti. La funzionalità apre nuove possibilità per l’apprendimento e l’analisi, rendendo l’AI uno strumento più immersivo e sperimentale. Il rollout è in corso a livello globale e accessibile tramite il modello Pro sulla piattaforma ufficiale.
Una piccola precisazione: funzionalità di questo tipo erano già state introdotte dai principali concorrenti nel mese di marzo 2026. OpenAI ha rilasciato per ChatGPT spiegazioni visive interattive focalizzate su materie STEM, con grafici animati e slider per modificare variabili in tempo reale (disponibili anche agli utenti gratuiti). Pochi giorni dopo, Anthropic ha integrato in Claude visualizzazioni “living” inline (chiamate spesso interactive visuals o whiteboard visualizations), capaci di generare diagrammi, dashboard e vere e proprie mini-app modificabili durante la conversazione. L’aggiornamento di Gemini si inserisce quindi in una rapida evoluzione del settore, con un’enfasi particolare su simulazioni fisiche e modelli 3D esplorabili direttamente nella chat.
Google sta “detronizzando” Bing e Copilot di Microsoft direttamente dall’interno di Windows?
Ho appena letto su Silicon India della nuova applicazione Google (sic!) per Windows, l’ho scaricata e… mi rendo conto che si tratta di un’app pronta per sostituire quelle concorrenti (comprese quelle native di Microsoft, ma non solo) offrendo “al volo” funzionalità di AI e ricerca con la semplice combinazione di tasti Alt + Barra spaziatrice.
L’app, inoltre, offre tutta la multimodalità di Gemini e addirittura la funzione di condivisione dello schermo, che per quanto sia “limitata” a catturare il contenuto di una finestra o dell’intero schermo per poi usarlo come allegato di AI Mode (Gemini), unita alla potenza di ricerca di Lens diventa uno strumento incredibilmente flessibile e rapido per ottenere informazioni e assistenza su virtualmente qualsiasi cosa.
Domanda: come mai la notizia è passata così in sordina, finora, che ho dovuto leggerla su una testata indiana per scoprirla?
Se volete “farci un giro”, ecco il link alla pagina ufficiale, intanto:
Google ha annunciato l’introduzione dei notebook all’interno di Gemini, trasformando l’assistente in uno strumento avanzato di gestione della conoscenza. I notebook (equivalenti dei progetti di ChatGPT o Claude) permettono di organizzare chat, file e fonti in spazi dedicati a singoli “contenitori”, migliorando coerenza e continuità delle interazioni con l’IA. La forte integrazione con NotebookLM consente una sincronizzazione automatica dei contenuti tra piattaforme, rendendo più fluido il passaggio tra analisi, sintesi e produzione di contenuti. Gli utenti possono inoltre personalizzare fonti, tono e memoria del contesto, aumentando il controllo sull’output dell’IA. Questa novità segna un passo importante verso un utilizzo più strutturato e produttivo dell’intelligenza artificiale.
Google ha annunciato l’introduzione dei notebook all’interno di Gemini, trasformando l’assistente in uno strumento avanzato di gestione della conoscenza. I notebook – equivalenti dei “progetti” di altri chatbot come ChatGPT e Claude – permettono di organizzare chat, file e fonti in spazi dedicati, appunto, a singoli progetti specifici, migliorando coerenza e continuità delle interazioni con l’IA. La forte integrazione con NotebookLM consente una sincronizzazione automatica dei contenuti tra piattaforme, rendendo più fluido il passaggio tra analisi, sintesi e produzione di contenuti. Gli utenti possono inoltre personalizzare fonti, tono e memoria del contesto, aumentando il controllo sull’output dell’IA. Questa novità segna un passo importante verso un utilizzo più strutturato e produttivo dell’intelligenza artificiale.