Tag: Mercati

  • Anthropic punta a una valutazione da 1.000 miliardi e accelera la corsa globale all’AI

    Anthropic starebbe valutando una nuova raccolta fondi da decine di miliardi di dollari per finanziare un’espansione massiccia della propria infrastruttura computazionale, con l’obiettivo di raggiungere una valutazione vicina ai 1.000 miliardi di dollari.
    Secondo il Financial Times, l’operazione potrebbe consentire alla società fondata da Dario Amodei di superare OpenAI nella corsa all’intelligenza artificiale generativa.
    Parallelamente, SpaceX ha annunciato un accordo che permetterà ad Anthropic di utilizzare Colossus 1, uno dei più potenti supercomputer AI esistenti, per aumentare la capacità dei servizi Claude Pro e Claude Max.
    Sul fronte competitivo, OpenAI ha risposto lanciando GPT-5.5-Cyber, una versione specializzata del proprio modello destinata ai team di cybersicurezza, mentre Anthropic continua a promuovere Claude Mythos attraverso il programma Project Glasswing.
    La notizia conferma come la competizione tra i grandi player dell’AI si stia spostando sempre più sull’accesso alla potenza di calcolo, sulle applicazioni strategiche per la sicurezza nazionale e sul sostegno politico-finanziario delle istituzioni statunitensi.

    Link alla fonte:
    https://www.ilsole24ore.com/art/anthropic-vaglio-raccolta-fondi-una-valutazione-1000-miliardi-dollari-AI8HJ0wC

  • I “meme” e la… realtà

    Ultimamente c’è un hype particolare su Claude, con Anthropic che pubblica praticamente quasi un annuncio al giorno da due mesi, cavalcando il picco di notorietà guadagnato dopo il rifiuto alle richieste del Pentagono.

    Parallelamente, l’ecosistema AI di Google, basato su Gemini ma ricco di sfaccettature interessanti e in piena evoluzione, finalmente porta in auge un’azienda che era rimasta troppo indietro, nei primi due anni in cui ChatGPT la faceva da padrone su tutti i fronti.

    E a proposito di ChatGPT, nonostante il “boicottaggio” con cui sempre più post sui social invitano a esportare i dati utente e passare a Gemini e Claude (che nel frattempo si sono attrezzati per importarli), il chatbot di OpenAI rimane ancora quello “per antonomasia”. Sicuramente, alcune alleanze strategiche fra OpenAI e player Big Tech come Microsoft o Apple cominciano a incrinarsi, come abbiamo visto.

    Nel frattempo, in aree geografiche dalla popolazione significativa e/o dall’importanza geopolitica notevole (mi riferisco al fronte orientale), altri chatbot prosperano e vedono l’adozione da parte di fasce sempre più ampie della popolazione.

    In tutto questo, l’impatto dell’AI generativa è ancora sottostimato, ma credo che entro la fine di questo 2026 la consapevolezza del suo ruolo in ogni aspetto quotidiano sarà evidente anche per coloro che, finora, l’hanno considerata qualcosa che ancora non vale la pena approfondire.

    Da parte mia, continuo con la mia opera di formazione e divulgazione, abbracciando tutte le piattaforme come facevo, negli anni 80, con quelle videoludiche, senza tifoserie e senza pregiudizi.

    P.S. Gli acronimi DAU, WAU e MAU si riferiscono, nella tabella, ai milioni di utenti attivi rispettivamente giornalieri, settimanali e mensili.

  • TurboQuant di Google scatena vendite, ma gli analisti vedono un’opportunità

    Alphabet Inc. ha scosso il mercato dei semiconduttori presentando TurboQuant, un algoritmo di IA capace di ridurre drasticamente l’uso di memoria nei modelli linguistici.
    L’annuncio ha provocato un sell-off immediato nei titoli legati alle memorie, tra cui Samsung Electronics, SK Hynix e Micron Technology, a causa del timore di una futura domanda più debole di chip.
    Tuttavia, diversi analisti ritengono che il mercato stia reagendo in modo eccessivo, sottolineando che una maggiore efficienza potrebbe ridurre i costi e accelerare l’adozione dell’IA.
    In particolare, Morgan Stanley evidenzia come la tecnologia possa ampliare i casi d’uso e aumentare la domanda complessiva nel lungo periodo.
    Il ribasso attuale viene quindi interpretato da alcuni investitori come una potenziale opportunità di acquisto strategico.

    Link alla fonte:
    https://it.finance.yahoo.com/notizie/panico-turboquant-perch%C3%A9-il-mercato-143022358.html

  • Block licenzia 4.000 dipendenti citando l’AI… e il mercato premia la ristrutturazione

    Jack Dorsey ha annunciato il taglio di oltre 4.000 dipendenti di Block Inc., riducendo l’organico da circa 10.000 a meno di 6.000 persone.
    Secondo il CEO, la diffusione interna di strumenti di intelligenza artificiale permette a team più piccoli di essere molto più produttivi, rendendo possibile un nuovo modello organizzativo.
    Dopo l’annuncio, il titolo dell’azienda è salito del 24% in after-hours, segnalando l’approvazione degli investitori.
    Tuttavia, il cambio di narrativa è evidente: undici mesi prima la stessa azienda aveva escluso esplicitamente che i tagli fossero legati all’IA.
    Il caso riaccende il dibattito su quanto l’IA stia realmente sostituendo lavoro umano e quanto venga usata come giustificazione strategica per ristrutturazioni aziendali.

    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/scienza-tecnologia/non-stiamo-sostituendo-nessuno-con-l-ia-undici-mesi-dopo-dorsey-ha-cambiato-versione_150958.html

  • Wall Street intravede una “disruption” dell’AI, in uno scenario che ricorda quello pre-crisi del 2008

    Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha lanciato un monito forte: l’entusiasmo per l’AI sta generando “troppa fiducia” e prestiti rischiosi, ricordando le dinamiche pre-2008.
    Negli ultimi mesi il settore software ha subito vendite pesanti, con stime di perdite di capitalizzazione che in alcuni report raggiungono centinaia di miliardi (non sempre concentrate in un solo mese, ma cumulative su trimestri).
    A riaccendere il dibattito è stato il report di Citrini Research, di cui vi lascio il link in basso, che in uno scenario ipotetico (non una previsione) immagina un futuro in cui l’AI rende obsoleti ampi segmenti del lavoro intellettuale: margini software compressi, licenziamenti white-collar diffusi e possibile impatto su consumi e mercati azionari.
    Il paper, scritto come retrospettiva dal 2028, ha contribuito a un sell-off recente in SaaS e tech tradizionali (es. IBM -13% in una sessione dopo annunci di tool AI alternativi), come segnalavo in un post di qualche giorno fa.
    Non si tratta di una bolla “classica” da valutazioni irrazionali, ma di paura reale per una possibile “disruption” strutturale, è ormai chiaro che tool come Claude Code/Cowork o equivalenti potrebbero sostituire interi flussi di lavoro.
    Allo stesso tempo, molti analisti vedono opportunità enormi per chi si adatta (nuovi modelli di business, efficienza, settori “heavy assets, low obsolescence”).
    Il dibattito, quindi, rimane aperto: correzione settoriale temporanea o inizio di una trasformazione profonda?

    Link al report di Citrini:
    https://www.citriniresearch.com/p/2028gic

  • L’AI scrive il codice, gli sviluppatori diventano “architetti” e il software crolla in Borsa

    Il settore software ha perso circa il 22% in borsa dall’inizio del 2026, con cali significativi per aziende come ServiceNow (-30%), Salesforce (-28%) e Microsoft, che ha visto evaporare 360 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta post-earnings.
    Questo declino è attribuito all’avanzata dell’intelligenza artificiale generativa che automatizza il coding, trasformando gli sviluppatori da semplici codificatori a “architetti” di sistemi complessi, focalizzati su design strategico e orchestrazione di agenti AI.
    Tool come GitHub Copilot e Claude Code aumentano la produttività, ma evidenziano limiti nei compiti complessi, dove l’oversight umano resta essenziale.
    Da Microsoft a Oracle, gli investimenti massivi in IA (fino a 1,3 trilioni di dollari entro il 2027) stanno scalzando modelli di business tradizionali SaaS, favorendo una rotazione verso hardware e piattaforme integrate, anche se analisti ritengono il sell-off eccessivo e prevedono opportunità di rebound.
    Il dibattito si estende all’impatto sull’occupazione, con rischi per junior coder ma anche prospettive di nuovi ruoli per esperti “AI-literate”.

    Link alla fonte:
    https://www.reuters.com/business/media-telecom/global-software-stocks-hit-by-anthropic-wake-up-call-ai-disruption-2026-02-04

  • AI slop: una minaccia di correzione economica globale nel 2026?

    Il crescente uso di contenuti AI di bassa qualità, identificati col termine“slop” (che si è meritato un posto sul dizionario Merriam-Webster), sta mettendo in discussione la sostenibilità economica dell’industria dell’intelligenza artificiale.
    Nonostante investimenti record, i ricavi non coprono ancora i costi elevati di modelli sempre più dispendiosi, data center finanziati a debito e chip avanzati come quelli di Nvidia con rapido ciclo di obsolescenza.
    Analisti e critici come Cory Doctorow ed Ed Zitron sottolineano che le valutazioni attuali si basano su aspettative di trasformazione forse eccessive rispetto ai reali benefici di produttività.
    Secondo la Bank for International Settlements, un’eventuale correzione colpirebbe i grandi titoli tech e avrebbe effetti a catena su mercati, investitori e finanze pubbliche.
    Il rischio è che il 2026 segni un brusco risveglio per l’economia globale se l’AI non riuscirà a giustificare l’enorme capitale assorbito.

    Link alla fonte:
    https://www.theguardian.com/business/2026/jan/04/ai-reality-growing-economic-risk-2026

  • L’open source e il rischio bolla AI: perché il vero nodo è cosa resterà dopo lo scoppio

    Un editoriale del Financial Times sostiene che l’ascesa rapida dei modelli di AI open source stia erodendo i presunti “fossati” competitivi delle grandi aziende di AI proprietaria, mettendo a rischio valutazioni miliardarie fondate su API costose e modelli chiusi.
    Questa tesi trova un’eco e un ampliamento in un’analisi di The Guardian, che inquadra l’attuale boom dell’AI come una nuova “corsa all’oro” californiana: pochi troveranno davvero l’oro, mentre molti guadagni finiranno a chi vende pale e jeans, come oggi Nvidia con i chip.
    Secondo il Guardian, il punto cruciale non è se la bolla scoppierà, ma che tipo di eredità economica e tecnologica lascerà, soprattutto considerando l’enorme quantità di debito che Big Tech sta accumulando per finanziare data center e infrastrutture.
    Se l’hype sull’AI generativa e sui large language model non si tradurrà in reali guadagni di produttività o in un salto verso un’AGI “superumana”, il rischio è una correzione dolorosa, aggravata dalla finanziarizzazione del settore.
    In questo scenario, l’open source emerge come forza deflattiva che accelera la commoditizzazione dell’AI e rende ancora più fragile la narrativa di rendite straordinarie e durature.

    Link alla fonte:
    https://www.theguardian.com/technology/2025/dec/01/ai-bubble-us-economy