Un editoriale del Financial Times sostiene che l’ascesa rapida dei modelli di AI open source stia erodendo i presunti “fossati” competitivi delle grandi aziende di AI proprietaria, mettendo a rischio valutazioni miliardarie fondate su API costose e modelli chiusi.
Questa tesi trova un’eco e un ampliamento in un’analisi di The Guardian, che inquadra l’attuale boom dell’AI come una nuova “corsa all’oro” californiana: pochi troveranno davvero l’oro, mentre molti guadagni finiranno a chi vende pale e jeans, come oggi Nvidia con i chip.
Secondo il Guardian, il punto cruciale non è se la bolla scoppierà, ma che tipo di eredità economica e tecnologica lascerà, soprattutto considerando l’enorme quantità di debito che Big Tech sta accumulando per finanziare data center e infrastrutture.
Se l’hype sull’AI generativa e sui large language model non si tradurrà in reali guadagni di produttività o in un salto verso un’AGI “superumana”, il rischio è una correzione dolorosa, aggravata dalla finanziarizzazione del settore.
In questo scenario, l’open source emerge come forza deflattiva che accelera la commoditizzazione dell’AI e rende ancora più fragile la narrativa di rendite straordinarie e durature.
Link alla fonte:
https://www.theguardian.com/technology/2025/dec/01/ai-bubble-us-economy
