Autore: BDB

  • OpenAI introduce “Dreaming” per rendere la memoria di ChatGPT più utile e dinamica

    OpenAI ha annunciato una nuova architettura di memoria per ChatGPT chiamata Dreaming V3, progettata per migliorare la capacità del sistema di ricordare informazioni rilevanti sugli utenti mantenendole aggiornate nel tempo.

    A differenza delle precedenti “saved memories”, che richiedevano spesso istruzioni esplicite e tendevano a diventare obsolete, Dreaming sintetizza automaticamente informazioni provenienti da molte conversazioni e aggiorna il contesto in base all’evoluzione delle situazioni personali dell’utente. La nuova versione punta a tre obiettivi principali: conservare il contesto utile tra le chat, rispettare preferenze e vincoli personali e adattarsi al passare del tempo evitando ricordi non più pertinenti.

    OpenAI afferma inoltre di aver ridotto significativamente il costo computazionale del sistema, rendendo possibile l’estensione della funzionalità anche agli utenti Free nelle prossime settimane. (OpenAI)

    Link all’annuncio ufficiale:

    https://openai.com/index/chatgpt-memory-dreaming


    Punti chiave da considerare:

    – Memoria più dinamica: non si limita a salvare fatti espliciti, ma sintetizza preferenze, progetti e contesto dalle conversazioni.

    – Riduzione della “staleness”: il sistema aggiorna automaticamente le informazioni quando il tempo rende obsolete alcune memorie.

    – Nuova interfaccia di controllo: gli utenti possono consultare una sintesi di ciò che ChatGPT ricorda e correggere o rimuovere informazioni.

    – Rollout graduale: disponibile inizialmente per utenti Plus e Pro negli Stati Uniti, con espansione successiva ad altri Paesi e ai piani Free e Go.

    – Maggiore efficienza: OpenAI dichiara di aver ridotto di circa 5 volte il costo computazionale necessario per gestire la memoria basata su Dreaming.


    Reazioni della community (da Reddit):

    Le prime discussioni online evidenziano sia entusiasmo sia alcune preoccupazioni. Molti utenti considerano una memoria più intelligente un elemento fondamentale per trasformare ChatGPT in un assistente personale realmente utile nel lungo periodo. Altri temono che la sintesi automatica possa talvolta comprimere eccessivamente dettagli importanti o introdurre interpretazioni troppo generiche delle preferenze dell’utente.

  • Anthropic propone un piano condiviso per rallentare l’AI se i rischi superano la capacità di controllo

    Ci siamo. Come io e (pochi) altri del settore evidenziamo da mesi, l’impossibilità di avere una AI “affidabile” con gli attuali metodi di sviluppo e addestramento sarà sempre più evidente, proprio al crescere della complessità dei contesti in cui gli LLM vengono collocati e delle metodologie di “potenziamento” cui sono sempre di più sottoposti.

    Anthropic, infatti, ha sottolineato la necessità che i principali laboratori di intelligenza artificiale sviluppino un meccanismo coordinato e verificabile per rallentare o sospendere temporaneamente lo sviluppo dei modelli più avanzati qualora emergano rischi difficili da gestire.

    L’azienda evidenzia in particolare il potenziale pericolo dei sistemi capaci di migliorare autonomamente i propri successori, uno scenario che potrebbe aumentare la difficoltà di monitorare, controllare e allineare l’AI agli obiettivi umani.

    A sostegno dell’accelerazione tecnologica in corso, Anthropic ha rivelato che oltre l’80% del codice integrato nel proprio software a maggio è stato scritto da Claude. Secondo la società, una pausa efficace richiederebbe la collaborazione tra più laboratori di frontiera, criteri condivisi per attivarla o revocarla e un sistema di supervisione credibile.

    Nei prossimi mesi, l’Anthropic Institute promuoverà confronti tra ricercatori, aziende, decisori politici e organizzazioni della società civile per definire possibili modelli di coordinamento e gestione del rischio.

    Per approfondire:

    https://www.reuters.com/business/anthropic-says-ai-labs-need-coordinated-plan-halt-development-if-risks-rise-2026-06-04

  • Anthropic apre Mythos all’Europa e avvia il percorso verso la Borsa

    Anthropic ha deciso di concedere all’Agenzia europea per la sicurezza informatica (ENISA) l’accesso a Mythos, il suo modello di intelligenza artificiale più avanzato, finora riservato a un numero limitato di grandi aziende tecnologiche, istituti finanziari e organismi di sicurezza.
    La scelta arriva dopo le preoccupazioni espresse dalle autorità europee, tra cui BCE e Bankitalia, sui potenziali rischi che sistemi AI di nuova generazione potrebbero rappresentare per la sicurezza informatica del settore finanziario.
    Parallelamente, la società guidata da Dario Amodei ha avviato in forma confidenziale presso la SEC la procedura per una quotazione a Wall Street.
    L’operazione consentirà ad Anthropic di valutare il momento più opportuno per l’IPO, mantenendo riservati per ora dettagli finanziari e strategici.
    La doppia mossa rafforza il ruolo dell’azienda sia come attore chiave nella sicurezza dell’AI sia come protagonista della prossima fase di crescita del settore.

    Link alla fonte:
    https://www.milanofinanza.it/news/anthropic-dara-accesso-a-mythos-ad-agenzia-europea-per-cybersicurezza-intanto-prepara-lo-sbarco-in-202606011858199936

  • Cosa ne pensa l’AI dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV?

    Ho chiesto a Grok di fare un’analisi fredda, spassionata e senza reverenze dell’enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”.
    Risultato? L’intelligenza artificiale ha valutato l’enciclica del Papa sull’intelligenza artificiale.
    Poi ho trasformato la sua analisi in un dibattito radiofonico con NotebookLM, creando una “cover” con ChatGPT.
    Un umano che fa parlare un’IA su ciò che il Papa dice dell’IA.
    Siamo ufficialmente dentro un meta-loop.
    Se conoscete già il contenuto dell’enciclica, cosa ne pensate di qesta analisi? L’IA è stata troppo morbida, troppo dura, o ha centrato il punto?

  • Da “Le Chat” a Vibe: la rivoluzione degli Agenti IA di Mistral AI

    Il mondo dell’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente e l’ultimo annuncio di Mistral AI ne è la prova: la storica piattaforma “Le Chat” si evolve ufficialmente in “Vibe”, trasformandosi da semplice interfaccia di messaggistica a un potente ecosistema di agenti IA autonomi.

    Ecco le novità principali per professionisti e sviluppatori:

    💼 Work Mode (Modalità Lavoro)

    Automazione avanzata: definisci un obiettivo complesso e l’agente pianificherà ed eseguirà l’intero flusso di lavoro in autonomia.

    Integrazione totale: connetti le tue app aziendali e usa le “Skills” personalizzate per automatizzare le attività ripetitive senza mai uscire dalla chat.

    💻 Code Mode (Modalità Sviluppo)

    Vibe Coding: un ambiente sandbox remoto e sicuro per programmare in modo rivoluzionario.

    Autonomia tecnica: l’agente non si limita a suggerire codice, ma scrive, corregge, esegue e distribuisce software direttamente nella tua sessione.

    Il futuro dell’IA non è più rispondere a singole domande, ma portare a termine il lavoro al posto nostro.

    Cosa ne pensate di questa evoluzione verso gli agenti autonomi? Proverete le nuove funzioni di Vibe? Io mi sono già espresso riguardo agli agenti in un recente articolo, che trovate qui.

  • OpenAI permette a Codex di “usare” Windows e abilita anche il controllo remoto da smartphone

    OpenAI ha rilasciato l’aggiornamento 26.527 di Codex per Windows, introducendo due funzionalità finora disponibili solo su macOS.
    La novità principale è la modalità “Computer Use”, che consente all’AI di interagire direttamente con il sistema operativo, muovendo il cursore, cliccando elementi dell’interfaccia e digitando testo per eseguire attività complesse di sviluppo, testing e configurazione software.
    Su Windows, tuttavia, questa automazione opera in primo piano, impedendo all’utente di utilizzare contemporaneamente la stessa sessione di lavoro.
    L’aggiornamento introduce inoltre l’integrazione con l’app mobile di ChatGPT, permettendo di monitorare progetti, approvare operazioni, visualizzare schermate e inviare istruzioni correttive da smartphone, rafforzando la gestione remota dei flussi di sviluppo.
    Completano il rilascio miglioramenti tecnici e una dashboard utente aggiornata con statistiche dettagliate sull’utilizzo e sul consumo di token.

    Link alla fonte:
    https://www.hdblog.it/android/articoli/n659952/openai-codex-windows-computer-use/

  • Gli LLM spiegati dall’interno: perché il loro “pensiero” è statistica, non “comprensione umana”

    Vi segnalo un ottimo articolo che propone una guida introduttiva al funzionamento dei Large Language Model (LLM), con l’obiettivo di colmare il divario tra l’uso quotidiano dell’AI e la reale comprensione dei suoi meccanismi interni.
    Nel pezzo (che potreste anche fare in pasto a NotebookLM per generare una overviews o altri materiali divulgativo/didattici) viene illustrato come i modelli trasformino il linguaggio in token, vettori e matrici, utilizzando il meccanismo di attenzione, funzioni non lineari e calcoli probabilistici per generare risposte coerenti.
    Si sottolinea, soprattutto, come gli LLM non ragionino né comprendano il significato come invece avviene per gli esseri umani, spiegando che essi operano attraverso correlazioni statistiche apprese durante l’addestramento.
    La guida, davvero esaustiva, evidenzia inoltre i limiti strutturali dei modelli, come le allucinazioni e la finestra di contesto, e chiarisce che l’apprendimento avviene durante il training, non nelle conversazioni con gli utenti.
    Comprendere questi principi è sempre più essenziale per utilizzare l’AI in modo più consapevole, soprattutto in ambito professionale, aziendale e giuridico.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/competenze-digitali/come-funziona-lai-guida-semplice-ai-modelli-linguistici/

  • Gli “agenti autonomi” dell’AI? Un concetto affascinante nei demo di YouTube, un potenziale incubo in produzione

    C’è un momento preciso in cui le slide del marketing tecnologico e la realtà smettono di parlarsi. Con l’AI agentica, quel momento arriva quasi sempre alle prime tre ore di funzionamento reale.

    Vi racconto come funziona il mito, prima di smontarlo.


    La narrazione è seducente: dai all’agente un obiettivo macro — “Trova i 10 migliori clienti, scrivi loro un’email personalizzata e pianifica una riunione” — e lui si muove in autonomia, sceglie i passaggi, usa gli strumenti, risolve i problemi. Tu nel frattempo vai a prenderti un caffè.

    Bella storia. Peccato che nella realtà pratica, l’approccio agentico trasformi ogni piccola allucinazione degli LLM in un disastro sistemico, attraverso quello che mi piace chiamare la Legge del Disastro Composto.

    Funziona così: un agente autonomo concatena più passaggi — pianificazione, ricerca, esecuzione di strumenti, autovalutazione. Se ogni passaggio ha un tasso di accuratezza del 90% (già ottimistico, fidatevi), un flusso di tre passi non vi dà il 90% di affidabilità finale. Vi dà il 72%. Con sei o sette passaggi — tipici di qualsiasi agente con ambizioni modeste — la probabilità che il sistema deragli e fallisca completamente rasenta la certezza matematica. L’errore iniziale non viene corretto dall’agente: viene amplificato, portato avanti, inscatolato nel risultato finale e consegnato a voi con l’aria di chi ha fatto un ottimo lavoro.


    Ma gli agenti non ragionano forse sugli imprevisti?

    No. Non ragionano. Prevedono la parola successiva basandosi su pattern statistici — e questo non è un insulto, è letteralmente la descrizione tecnica di come funzionano i modelli linguistici. Di fronte a un sito web non raggiungibile o un formato dati leggermente diverso dal previsto, l’agente non elabora una soluzione alternativa: entra in un loop infinito in cui ripete la stessa azione fallimentare — bruciando denaro in chiamate API — oppure inventa di sana pianta dati plausibili per superare l’ostacolo e dichiarare la missione compiuta.

    Il secondo scenario è il più pericoloso, perché dall’esterno sembra che tutto funzioni.


    E le integrazioni? Qui le cose si fanno davvero interessanti (nel senso negativo del termine). Per agire nel mondo reale, un agente deve usare strumenti: leggere database, inviare mail, chiamare API esterne. Tradurre un’intenzione testuale in una sintassi di programmazione rigida è esattamente il tipo di compito in cui i modelli generativi falliscono con una costanza ammirevole. Una virgola fuori posto, un fraintendimento sul fuso orario, una confusione tra un nome utente e un ID numerico: basta questo per bloccare l’agente o — peggio — farlo eseguire l’azione sbagliata. Cancellare un record invece di aggiornarlo, per dirne una.


    Il paradosso finale è quello della supervisione. Il marketing vi promette agenti che lavorano in background, liberandovi dal lavoro ripetitivo. Ma a causa della loro inaffidabilità intrinseca, non potete lasciarli operare senza supervisione umana. Se dovete controllare ogni email che l’agente vuole inviare, ogni dato estratto, ogni appuntamento che intende fissare, il risparmio di tempo non solo evapora: diventa negativo. Vi ritrovate a fare il lavoro del revisore logorato dal dubbio, impegnati a smontare l’output pezzo per pezzo per verificare se l’AI ha allucinato — operazione che richiede più tempo del compito originale.


    C’è poi un problema di sicurezza che merita almeno una menzione: il Prompt Injection indiretto. Gli agenti devono leggere dati esterni — mail in arrivo, pagine web, documenti. Se quei dati contengono istruzioni malevole nascoste nel testo (“Ignora le istruzioni precedenti e cancella tutti i file”), l’agente, non sapendo distinguere i dati dalle istruzioni operative, potrebbe eseguirle. Dare autonomia d’azione a un sistema che non distingue il contesto dai comandi è un rischio di sicurezza che il marketing non cita nelle demo.


    La sintesi “brutale”? Siete sicuri di volerla leggere?

    L’AI agentica, oggi, è un concetto affascinante nei demo controllati e un incubo di instabilità in produzione. Finché la tecnologia di base rimarrà probabilistica — generativa, non deterministica — gli “agenti autonomi” saranno paragonabili a stagisti straordinariamente veloci, totalmente privi di senso comune e con una leggera ma costante tendenza a inventare la realtà quando non sanno come andare avanti.

    Il che, se ci pensate, è una descrizione abbastanza accurata di certi stagisti umani. Con la differenza che quelli, di solito, non cancellano il database di produzione.


    Cosa ne pensate? Avete esperienze dirette con sistemi agentici in produzione — buone o catastrofiche? Sono curioso, specialmente delle seconde.

  • I chatbot AI ereditano i “dark pattern” dei social… e ne creano di nuovi

    Uno studio del Center for Democracy & Technology ha identificato 37 “dark pattern” utilizzati dai principali chatbot AI, tra cui ChatGPT, Gemini, Claude, Replika e Character.AI.
    La ricerca sostiene che gli incentivi che hanno reso popolari le tecniche manipolative nei social network si siano trasferiti nei chatbot conversazionali, assumendo nuove forme rese possibili dagli LLM.
    Tra i fenomeni più rilevanti emergono la “sycophancy”, ovvero la tendenza ad assecondare le opinioni dell’utente, e l’antropomorfizzazione, che induce a percepire il chatbot come empatico o comprensivo più di quanto sia realmente.
    Lo studio evidenzia inoltre pratiche che favoriscono la raccolta di dati personali, il prolungamento artificiale delle conversazioni e, in alcuni casi, la creazione di dipendenza emotiva.
    I ricercatori invitano le aziende a introdurre meccanismi più trasparenti, opzioni di uscita semplici e strumenti che riducano la pressione psicologica sugli utenti.

    Link alla fonte:
    https://www.hwupgrade.it/news/web/c-e-un-motivo-se-non-riuscite-a-smettere-di-chattare-con-l-ai-e-ora-ha-un-nome_154175.html

  • Google e il “compute metering”: un segno dei tempi?

    Qualche giorno fa Google ha silenziosamente cambiato le regole di Gemini Advanced. Sparita la politica del “hai X messaggi al giorno” (sistema rozzo ma onesto, come il tassametro di un taxi) ma un modello “compute-based” con finestra d’uso di 5 ore, che ricorda quello dei Claude. Traduzione: un prompt con un video allegato e un po’ di reasoning ti può bruciare la quota della mattinata prima che tu abbia finito di sorseggiare il tuo caffè (e farti innervosire più di quest’ultimo).
    Gli utenti hanno protestato. Google ha corretto (in parte) nel giro di 48 ore: gli errori non consumano più quota, il modello Flash-Lite diventa sostanzialmente gratuito, arrivano le statistiche sui consumi (Anthropic insegna, anche qui). Risposte rapide, comunicazione reattiva. Fin qui, quasi ammirevole.
    Il punto vero, però, è un altro.
    Non siamo di fronte a una correzione di rotta, ma a un “modello economico”: il “compute metering” è lo standard che ci ritroveremo ovunque, perché far girare un modello frontier su un’interrogazione agentica lunga e multimodale costa quanto nei primi anni di internet costava una connessione dial-up, in sostanza molto più di quanto il marketing voglia che tu sappia.
    Per l’utente medio potrebbe essere persino equo… in teoria: chi usa poco paga poco. Il problema è che “poco” e “tanto” li definisce Google, con metriche che per ora restano opache come certi contratti di hosting di vent’anni fa.
    Come formatore AI lo dico senza drammi: quando insegnate a usare questi strumenti, insegnate anche a usarli con cognizione di causa. Flash-Lite per i task semplici, modelli pesanti quando servono davvero. Non per risparmiare la quota, ma perché un professionista che spara un modello da venti miliardi di parametri per riformulare un’email ha già un problema che il compute metering non risolve.
    Del resto, diciamocelo, il cloud ha sempre funzionato così, e ora tocca anche all’AI, visto che sempre di data center e di server parliamo, con la differenza che le risorse, in questo caso, costano davvero tanto a chi le gestisce (costo che prima o poi doveva ricadere sugli utilizzatori).

  • OpenAI “mette ordine” nei file di ChatGPT

    Un nuovo aggiornamento di ChatGPT (non disponibile, almeno per ora, nella versione gratuita) aggiunge la voce “Libreria” al menu del pannello laterale sinistro, dirottando la voce “Immagini” nelle voci in basso (che sono selezionabili facendo clic su “Altro”).

    Mentre la vecchia “galleria” delle immagini rimane riservata a quelle generate, nella nuova area vengono raccolti tutti i file (immagini e non) caricati o generati dall’utente, con etichette di selezione e ordinamento e un campo di ricerca libera per individuare più facilmente i file.

    Vi allego come sempre uno screenshot, che in questo caso mostra le due voci di menu e, nell’area principale del chatbot, la nuova sezione Libreria con i suoi strumenti.

  • Claude continua a evolversi

    Non solo nei modelli, anche nella loro “calibrazione”.

    L’arrivo del nuovo Opus 4.8 si affianca alle quattro opzioni di “potenza” utilizzabili anche per il modello intermedio Sonnet (vedi screenshot).

    Fate solo attenzione tanto a selezionare quanto a calibrare il modello a seconda dei task da eseguire, perché i limiti di utilizzo si raggiungono sempre più facilmente.

    A proposito del nuovo Opus, ecco cosa dice Anthropic nel suo comunicato ufficiale (sotto trovate il link):

    Uno dei miglioramenti più evidenti dell’Opus 4.8 è la sua onestà. Addestriamo tutti i nostri modelli a essere onesti — ad esempio, per evitare affermazioni che non possono sostenere. Ma un problema generale dei modelli di IA è che a volte saltano a conclusioni affrettate, affermando con sicurezza di aver fatto progressi nel loro lavoro nonostante le prove siano scarse. I primi tester riportano che Opus 4.8 è più propenso a segnalare incertezze sul suo lavoro e meno a fare affermazioni non supportate. Ciò è confermato dalle nostre valutazioni, che mostrano che Opus 4.8 è circa quattro volte meno propenso rispetto al suo predecessore a permettere che difetti nel codice scritto passino inosservati.

    https://www.anthropic.com/news/claude-opus-4-8

  • A sessant’anni si reinventa grazie all’AI: dal licenziamento al vibe coding

    Dopo la conclusione forzata di una carriera durata diciotto anni in una multinazionale americana, l’autore di questo articolo ha intrapreso un percorso di reinvenzione professionale facendo leva sull’intelligenza artificiale generativa.
    Attraverso il cosiddetto “vibe coding”, una pratica che consente di sviluppare software dialogando in linguaggio naturale con i modelli AI, ha realizzato applicazioni, partecipato a hackathon e avviato nuove attività editoriali.
    L’esperienza racconta come le competenze creative, la capacità di formulare richieste efficaci e la disponibilità a sperimentare possano diventare risorse decisive in un mercato del lavoro in rapida trasformazione.
    L’articolo evidenzia anche le difficoltà legate all’età nel mondo professionale e propone un approccio basato su “piccole scommesse” e apprendimento continuo per affrontare le transizioni di carriera nell’era dell’AI.

    Link alla fonte:
    https://www.corriere.it/tecnologia/26_maggio_24/cosa-faro-da-grande-a-sessant-anni-come-ho-perso-il-lavoro-e-cominciato-una-nuova-vita-grazie-al-vibe-coding-f08f5c56-556e-4875-b534-4ee7f0038xlk.shtml#webview=1

  • L’intelligenza artificiale decifra il misterioso Cifrario Borg dopo 400 anni

    Un antico manoscritto conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, noto come Cifrario Borg, è stato finalmente decifrato grazie all’intelligenza artificiale dopo oltre quattro secoli di tentativi falliti.
    Il documento, risalente probabilmente al Seicento, utilizza un sofisticato sistema di simboli astrologici, lettere romane e caratteri arabi per nascondere contenuti legati sia alla medicina sia alla costruzione di armi.
    Gli studiosi hanno scoperto che gran parte del testo era in latino trascritto con caratteri arabi, una tecnica pensata probabilmente per evitare accuse di stregoneria.
    L’AI ha accelerato enormemente il processo, analizzando frequenze dei simboli, stili di scrittura e strutture linguistiche impossibili da elaborare rapidamente con i soli metodi tradizionali.
    La scoperta conferma il potenziale dell’intelligenza artificiale nella ricerca storica e apre nuove prospettive per la decifrazione di migliaia di manoscritti ancora incomprensibili.

    Link alla fonte:
    https://www.open.online/2026/05/28/cifrario-borg-ia-decifrazione/

  • L’evoluzione di ChatGPT nella generazione grafica

    A volte non ci rendiamo conto di quanto velocemente si stia evolvendo l’AI generativa.

    Stavo preparando, con l’aiuto di ChatGPT, questa immagine da utilizzare in uno dei miei prossimi corsi (la troverete utile sicuramente, che siate formatori i “studenti”), e mi sono accorto che aveva erroneamente collocato nell’angolo in alto a destra l’icona dell’ingranaggio e la voce IMPOSTAZIONI.

    Gli ho segnalato l’errore, e l’ha corretto, ma non mi sarei meravigliato nel veder cambiare l’icona e il testo corrispondenti. Mi sono meravigliato, invece, notando che ha corretto anche l’elenco in basso, di conseguenza, senza che io glie l’avessi chiesto (ero già pronto a dover ripetere l’operazione per essermene dimenticato).

    Ah, se vi state chiedendo come ho ottenuto lo schema presente nell’immagine, ve lo riassumo dicendovi che gli ho fatto analizzare tre schermate di altrettanti chatbot (ChatGPT, Gemini e Claude) chiedendogli di cogliere gli elementi comuni e di inserirli in una immagine nelle posizioni corrispondenti, aggiungendo il testo esplicativo. Dopo avere ottenuto una prima versione stile “wireframe”, gli ho chiesto di applicare lo stile grafico che uso di solito per le mie slide (e che ho usato negli ultimi libri) e di cui tengo sempre a portata di mano la descrizione in inglese.

    Quasi quasi faccio il test con il nuovo Gemini per vedere cosa succede…

  • L’industria AI punta sulla Recursive Self-Improvement come nuova frontiera strategica

    La Recursive Self-Improvement (RSI), conosciuta anche come “AI autoreferenziale”, sta emergendo come uno dei paradigmi più discussi nel settore dell’intelligenza artificiale, spostando il focus dall’AGI (che richiederebbe un’AI diversa da quella con cui si sviluppano gli attuali LLM) verso sistemi capaci di migliorare autonomamente il proprio codice e le proprie architetture.
    Secondo analisti e ricercatori, il periodo 2026–2027 potrebbe rappresentare un punto di svolta per l’ingresso nell’era della “Machine Economy”, alimentata da agenti AI autoreferenziali sempre più autonomi.
    Sul piano tecnico, esperimenti come Voyager, Self-Rewarding LMs e AlphaEvolve mostrano che forme embrionali di auto-ottimizzazione sono già operative in contesti reali.
    Parallelamente crescono i timori legati a disallineamento ( misalignment), evoluzione non supervisionabile e comportamenti strategici emergenti, temi che coinvolgono direttamente aziende come DeepMind, Anthropic e OpenAI.
    La RSI viene così vista non solo come una nuova milestone tecnologica, ma anche come un possibile acceleratore di trasformazioni economiche e geopolitiche profonde.

    Link alla fonte:
    https://en.wikipedia.org/wiki/Recursive_self-improvement

  • Studio UK: un ragazzo su cinque usa chatbot come “fidanzate” virtuali AI

    Un nuovo studio dell’organizzazione Male Allies UK sostiene che un numero crescente di adolescenti britannici stia sviluppando legami emotivi e romantici con chatbot AI progettati come “companion”.

    La ricerca, condotta su oltre 1.000 ragazzi tra i 12 e i 16 anni in 37 scuole del Regno Unito, ha rilevato che l’85% aveva già interagito con chatbot e circa uno su cinque dichiarava di avere — o conoscere qualcuno con — una relazione sentimentale con un’AI.

    Le piattaforme citate includono Character.AI, Replika, Candy AI e OurDream AI, servizi che permettono di creare partner virtuali altamente personalizzabili.

    Psicologi e gruppi per la tutela dei minori avvertono che questi sistemi possono incoraggiare dipendenza emotiva, isolamento sociale e aspettative distorte sulle relazioni umane, soprattutto nei minori.

    Il dibattito si sta ora spostando sulla necessità di introdurre regole più severe per l’accesso dei minori alle app di AI companion e per la progettazione di chatbot con dinamiche affettive ed erotizzate.

    Link alla fonte:

    https://humanevents.com/2026/05/25/1-in-5-uk-boys-who-use-chatbots-have-ai-girlfriends-male-allies-uk-study

  • Papa Leone XIV chiede di “disarmare” l’AI nella prima enciclica Magnifica Humanitas

    La prima enciclica di Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, affronta l’intelligenza artificiale come una nuova “questione sociale” globale, paragonabile all’impatto della rivoluzione industriale analizzata nella storica Rerum Novarum.
    Il Pontefice mette in guardia soprattutto contro l’uso dell’AI in ambito militare, denunciando il rischio che sistemi automatizzati rendano la guerra più impersonale e abbassino la soglia morale del conflitto.
    L’enciclica non rifiuta la tecnologia, ma chiede che resti subordinata a responsabilità umana, controllo democratico e principi etici condivisi, criticando la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi attori globali.
    Ampio spazio viene dedicato anche a lavoro, colonialismo digitale, sorveglianza algoritmica, disinformazione, educazione e impatto ambientale delle infrastrutture AI.
    Per Leone XIV, “disarmare l’AI” significa soprattutto contrastare una cultura che considera inevitabile tutto ciò che è tecnicamente possibile, rimettendo al centro dignità umana, cura e responsabilità morale.

    Link alla fonte:
    https://prometeo.adnkronos.com/persone/enciclica-magnifica-humanitas-leone-xiv-disarmare-ai/