Una sentenza del Tribunale di Siracusa (n. 338 del 20 febbraio 2026) stabilisce che un avvocato che utilizza l’intelligenza artificiale senza verificare le fonti può incorrere in responsabilità grave.
Nel caso esaminato, il difensore aveva inserito in un atto processuale quattro precedenti della Cassazione inesistenti, generati da un sistema di IA.
Il giudice ha ritenuto che l’uso acritico di strumenti di IA generativa integri colpa grave, perché viola il dovere di lealtà e probità nel processo e può alterare il corretto contraddittorio.
La decisione si inserisce in un filone già avviato da una pronuncia del Tribunale di Torino del 2025 e richiama l’importanza delle verifiche previste anche dal Regolamento europeo AI Act (Reg. UE 2024/1689).
Il messaggio per i professionisti legali è chiaro: l’IA può supportare il lavoro, ma la responsabilità finale resta sempre dell’avvocato.
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