Tag: Formazione

  • Carriere “a prova di AI”: come scegliere lavori che resistono all’automazione

    AgendaDigitale riprende una guida di Quantumleap Insights che analizza come orientarsi nel mercato del lavoro trasformato dall’intelligenza artificiale, sottolineando che non esistono più settori “sicuri” in senso assoluto.
    L’articolo, inoltre, menziona gli studi di Anthropic e Microsoft in cui è evidenziato come i ruoli più esposti sono quelli ripetitivi e standardizzati, mentre risultano più resilienti lavori basati su relazione, giudizio e presenza fisica.
    Come sottolineato nell’articolo, inoltre, secondo il World Economic Forum, entro il 2030 il saldo occupazionale globale resterà positivo, ma con una forte redistribuzione tra professioni.
    Crescono sanità, istruzione, mestieri tecnici e cybersecurity, mentre diventano fragili soprattutto i ruoli junior e impiegatizi automatizzabili.
    La strategia vincente, insomma, non è quella di evitare l’AI, ma di integrarla, ovvero costruire competenze solide in un dominio e usarla come leva per aumentare produttività e valore.

    Link alla fonte:
    https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/una-carriera-a-prova-di-intelligenza-artificiale-i-consigli-degli-esperti/

  • Le Big Tech fondano accademie AI e sfidano l’università pubblica

    Colossi della Silicon Valley come OpenAI, Google e Anthropic stanno accelerando la creazione di proprie accademie e piattaforme formative, con l’obiettivo di formare direttamente sviluppatori e professionisti dell’intelligenza artificiale.
    Iniziative come Claude 101 di Anthropic, OpenAI Academy e Google Cloud Skills Boost offrono percorsi strutturati e certificazioni ufficiali che rischiano di diventare più influenti di una laurea tradizionale nel settore tech
    Questo spostamento del baricentro educativo verso soggetti privati nasce anche dalla lentezza dei sistemi pubblici nell’integrare l’alfabetizzazione algoritmica nei programmi di studio.
    Il risultato potrebbe essere un nuovo monopolio globale della formazione, dove le Big Tech non solo controllano gli strumenti e i dati, ma anche i criteri di certificazione delle competenze.
    Le implicazioni toccano occupazione, equità nell’accesso al sapere e autonomia delle istituzioni accademiche.

    Link alla fonte:
    https://www.avvenire.it/rubriche/artifici/luniversita-del-futuro-e-solo-privata-il-piano-di-openai-e-delle-big-tech_104870

  • L’AI non distrugge l’occupazione, ma rischia di ampliare le disuguaglianze (senza divulgazione, formazione e alfabetizzazione)

    Nonostante i timori diffusi, i dati economici mostrano che l’intelligenza artificiale non sta causando una perdita massiccia di posti di lavoro: in Europa e nei principali Paesi anglosassoni la disoccupazione è ai minimi storici.
    Come già avvenuto con altre grandi innovazioni tecnologiche, l’AI elimina alcune mansioni ma ne crea di nuove, aumentando spesso la produttività invece di sostituire le persone.
    Il vero nodo, però, non è quanti lavori spariranno, ma chi saprà adattarsi ai nuovi strumenti.
    Secondo l’economista Renaud Foucart, il rischio maggiore è l’aumento delle disuguaglianze, perché solo una parte della forza lavoro possiede le competenze per sfruttare davvero l’AI.
    Senza politiche di formazione e inclusione, la tecnologia potrebbe quindi ampliare il divario economico e sociale.

    Una nota personale per i “giornalisti” che in questi giorni grideranno “al lupo!” contro l’AI riportando i tagli di Amazon: parliamo di un’azienda che aveva introdotto i robot in magazzino quando ancora di AI non si parlava neanche. Impegnatevi a divulgare e sensibilizzare sull’uso dell’AI, se proprio volete fare qualcosa di utile (lo so, “acchiappa” meno clic, per quello non vi piace).

    Link alla fonte:
    https://tech.everyeye.it/notizie/ia-non-rubera-lavoro-vero-pericolo-ed-sottile-855185.html