Tag: VibeCoding

  • Idea + Vibe Design + Vibe Coding = rivoluzione by Google

    Ieri vi ho parlato del lancio di Google Stitch, ma naturalmente non potevo esimermi dal “farci un giro” e sottoporlo a qualcosa di impegnativo.

    Usando un semplice prompt in cui chiedevo di creare qualcosa che fosse ispirato alla Kabbalah, ho ottenuto una serie di layout di interfaccia che combinavano sacro e moderno. Uno di questi è visibile in alto a sinistra nello screenshot, ed è quello che ho allegato poi in Gemini, chiedendo all’AI di sviluppare un’applicazione per l’esplorazione dei significati sacri delle 22 lettere ebraiche.

    Gemini ha sviluppato, in React, l’applicazione che si vede a destra dello screenshot, completamente interattiva.

    Un altro aspetto sicuramente interessante sono i suggerimenti che Stitch visualizza a seguito dello sviluppo, e che sono naturalmente ispirati all’idea di partenza.

    Se non avete ancora provato questa meraviglia, o non l’avete ancora abbinata ai Canvas di Gemini, è arrivato il momento di farlo e creare l’applicazione (o le applicazioni) dei vostri sogni.

    E se volete esplorare l’AI di Google e la potenza e versatilità di Gemini e NotebookLM, vi lascio il link al mio nuovo libro sull’argomento:

    https://www.hoepli.it/libro/google-ai-e-gemini-for-dummies/9788836020645.html

  • Il Vibe Coding abbassa le barriere, ma non sostituisce gli sviluppatori

    Nel suo Use Case 11 su Medium, Sreeram Narasimhan racconta l’esperienza di costruire applicazioni funzionanti senza saper programmare, affidandosi a strumenti di “vibe coding” come Replit e ai modelli LLM.
    L’autore mostra come questi tool permettano a non-coder di creare rapidamente prototipi completi di backend, hosting e interazioni, riducendo drasticamente tempi e costi iniziali.
    Tuttavia, emergono limiti evidenti quando si tratta di debugging, scalabilità e manutenzione: senza competenze di programmazione, anche piccoli bug diventano costosi e frustranti.
    Il valore massimo si ottiene trattando il prompt iniziale come un vero documento di requisiti, spesso preparato prima con ChatGPT o Claude.
    La conclusione è netta: il vibe coding è ideale per prototipi e demo, ma il software production-ready richiede ancora sviluppatori umani.

    Link alla fonte:
    https://medium.com/naturally-stupid/use-case-11-the-vibe-coding-trap-building-apps-without-knowing-how-to-code-a1f0689d748e

  • Il “Vibe Coding Paradox”: quando l’AI accelera il coding ma congela le decisioni

    L’articolo esplora il paradosso emergente dello sviluppo software assistito da AI: la stessa fluidità che rende l’AI un potente amplificatore di produttività può anche mascherare decisioni architetturali sbagliate.
    Quando lo sviluppatore possiede il sistema — come in un progetto personale — l’AI diventa un’estensione intenzionale della visione progettuale.
    Nei contesti legacy o contrattuali, invece, l’AI viene usata come strumento di sopravvivenza cognitiva, privilegiando soluzioni “good enough” che perpetuano debito tecnico.
    Il risultato è un codice formalmente corretto ma allineato a pattern disfunzionali già esistenti.
    Il messaggio chiave è che l’AI non migliora i sistemi: li replica, amplificando la qualità — o i difetti — delle scelte umane che la guidano.

    Link alla fonte:
    https://dev.to/junothreadborne/the-vibe-coding-paradox-i31