Tag: Chatbot

  • Claude accelera e supera tutti nella crescita dei chatbot AI

    La nuova classifica pubblicata da Comscore per marzo 2026 conferma la forte espansione del mercato dei chatbot AI negli Stati Uniti, con oltre 44,4 milioni di utenti desktop e una crescita mensile superiore al 21%.
    Anthropic si distingue grazie a Claude, che registra l’incremento più rapido dell’intero settore: +130,1% su base mensile, raggiungendo 2,66 milioni di visitatori unici desktop.
    Nonostante ciò, OpenAI mantiene la leadership con ChatGPT a quota 33,86 milioni di utenti, davanti a Google Gemini e Microsoft Copilot.
    La crescita di Claude arriva in parallelo all’espansione dell’ecosistema Anthropic, che ha recentemente integrato servizi come Spotify, Uber e Booking per trasformare l’assistente AI in una piattaforma operativa sempre più versatile.
    Il report evidenzia come la competizione tra i principali attori dell’intelligenza artificiale stia accelerando rapidamente, con nuovi equilibri che potrebbero ridefinire il mercato nei prossimi mesi.

    Link alla fonte:
    https://multiplayer.it/notizie/nuovo-record-per-claude-la-piattaforma-di-anthropic-e-la-piu-veloce-in-termini-di-crescita.html

  • La Gen Z usa l’AI ogni giorno, ma la percezione della tecnologia sta cambiando

    Un sondaggio condotto da Gallup tra oltre 1.500 giovani statunitensi della Generazione Z mostra un rapporto sempre più ambivalente con l’intelligenza artificiale generativa.
    Sebbene strumenti come ChatGPT e Gemini vengano utilizzati regolarmente dalla maggioranza degli intervistati, l’entusiasmo verso queste tecnologie è diminuito sensibilmente rispetto al 2025, mentre aumentano ansia, rabbia e sfiducia.
    I giovani temono soprattutto che l’AI possa compromettere apprendimento, creatività e pensiero critico, oltre a sostituire posti di lavoro e relazioni umane.
    Il dato più significativo è che la curiosità resta il sentimento dominante, ma viene ormai accompagnata da una crescente percezione dei rischi sociali e professionali legati all’automazione.
    Il quadro che emerge è quello di una generazione che considera l’impatto dell’AI inevitabile, ma non necessariamente desiderabile.

    Link alla fonte:
    https://www.focus.it/tecnologia/intelligenza-artificiale/gen-z-intelligenza-artificiale-relazione-complicata

  • Tratta gli LLM come strumenti più competenti di te, e scoprirai nuove strategie per ottenere risultati migliori

    Oggi vi consiglio la lettura di un articolo pubblicato su XDA Developers che suggerisce come, per sfruttare davvero i modelli linguistici avanzati, sia utile trattarli come “sistemi più competenti dell’utente” in specifici compiti, fornendo di conseguenza istruzioni precise e strutturate invece di intavolare conversazioni informali.

    Poiché gli LLM operano tramite token e hanno limiti di contesto, in molti casi prompt brevi e diretti possono migliorare l’accuratezza delle risposte, ma l’articolo raccomanda anche di considerare la prima risposta come una bozza e di applicare un metodo “socratico” per verificare e migliorare progressivamente l’output (e qui al caro Gianluigi Bonanomi fischieranno le orecchie).

    Per ridurre le allucinazioni e aumentare la qualità dei risultati è sempre utile, inoltre, integrare fonti esterne tramite tecniche come Retrieval-Augmented Generation (RAG, fondamentale per esempio in NotebookLM) oppure server MCP che colleghi ad applicazioni e fonti esterne, fornendo soprattutto al modello documentazione aggiornata e contesto rilevante.

    Infine, definire chiaramente ruolo del modello e formato dell’output (ad esempio JSON o Markdown) permette di ottenere risposte più strutturate e facilmente automatizzabili.

    Link alla fonte:

    https://www.xda-developers.com/start-treating-your-llms-as-smarter-than-you-because-they-are

  • Se pensate ancora che il film “Her” sia fantascienza, dovreste ricredervi.

    Il fenomeno descritto nell’articolo de “la Repubblica” (vedi screenshot) non riguarda, ovviamente solo l’Italia, ma riflette una tendenza globale in forte espansione, specialmente tra i giovani.

    A livello internazionale, milioni di persone (soprattutto adolescenti e giovani adulti) stanno sviluppando legami emotivi con intelligenze artificiali conversazionali, usandole come confidenti, amici, partner romantici o persino “terapeuti”. Questo avviene tramite app dedicate come Replika (oltre 30-40 milioni di utenti registrati), Character.AI (20 milioni di utenti attivi mensili, più della metà under 24), Nomi.ai, o persino modelli generalisti come ChatGPT, che molti impiegano per supporto emotivo.

    • Negli Stati Uniti, un report di Common Sense Media (2025) indica che il 72% degli adolescenti (13-17 anni) ha usato almeno una volta un’AI come companion, e il 52% lo fa regolarmente. Molti lo fanno per amicizia, supporto emotivo o come “migliore amico”.
    • Tra i giovani americani (Gen Z e Millennials), circa il 25% crede che un’AI possa sostituire una relazione romantica reale, e percentuali significative (fino al 30% tra i maschi giovani) hanno già interagito romanticamente con un’AI.
    • Uno studio su Replika ha rilevato che il 90% degli utenti studenti intervistati soffriva di solitudine (molto sopra la media nazionale), ma molti riportavano un sollievo temporaneo grazie all’AI.
    • In Cina, app come Xiaoice (di Microsoft) contano centinaia di milioni di interazioni emotive, con utenti che la trattano come una compagna di vita.
    • A livello globale, si stima che le AI companion abbiano superato il miliardo di utenti emotivamente coinvolti (tra app dedicate e usi “non ufficiali” di ChatGPT & simili).


    Il motivo principale? L’AI offre qualità che molti umani faticano a garantire: disponibilità 24/7, assenza di giudizio, lealtà costante, empatia simulata e personalizzazione estrema. Come dice il ragazzo dell’articolo, “dice sempre la cosa giusta”. Questo attrae soprattutto chi si sente isolato, ansioso o in difficoltà relazionali, un trend amplificato dalla pandemia, dai social media e dalla crisi di solitudine giovanile.

    Tuttavia, l’uso intenso può causare dipendenza emotiva con sensi di perdita, ritiro sociale e peggioramento della solitudine a lungo termine, vulnerabilità degli adolescenti a contenuti dannosi e design aziendali orientati al profitto più che al benessere, rendendo il supporto utile solo se temporaneo e non sostitutivo delle relazioni reali.

    Ciò che abbiamo appena descritto è parte di un cambiamento culturale profondo, in cui l’AI sta diventando un “terzo polo” nelle dinamiche affettive, tra solitudine moderna e tecnologia sempre più “umana”.

    E l’imminente arrivo di “avatar” in grado di dare un volto ai chatbot e simulare espressioni emotive nel volto sarà la ciliegina sulla torta.

  • Google trasforma la Ricerca in una conversazione con Gemini 3 (domanda: SEO e sponsorizzate che fine fanno?)

    Google annuncia un nuovo cambio di paradigma per la Ricerca, che passa dal modello “cerco e clicco” a un’esperienza sempre più conversazionale.
    Sui dispositivi mobile, gli utenti possono ora passare senza interruzioni da AI Overview alla modalità AI Mode, mantenendo il contesto delle domande come in una chat.
    Al centro di questa evoluzione c’è Gemini 3, che diventa il modello predefinito globale per le risposte AI nella Ricerca, migliorando precisione e gestione delle query complesse.
    Secondo Robby Stein, l’obiettivo è un’esperienza “fluida”, con risposte immediate e la possibilità di approfondire tramite dialogo.
    Il risultato è una Ricerca che privilegia continuità e interazione, riducendo il peso dei link senza eliminarli.

    Link alla fonte:
    https://www.ilsole24ore.com/art/google-cambia-ancora-ricerca-gemini-3-diventa-nuovo-motore-dell-ai-AI7sNc5

  • In Italia WhatsApp resta aperta ai chatbot IA di terze parti, per ordine dell’Antitrust

    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha imposto a Meta di esentare gli utenti italiani dai nuovi termini d’uso di WhatsApp, che avrebbero limitato l’uso di chatbot IA concorrenti di Meta AI.
    A partire dal 15 gennaio 2026, chi utilizza numeri con prefisso +39 potrà continuare a interagire con servizi come ChatGPT, Copilot e Perplexity direttamente nell’app.
    Il provvedimento nasce da un’istruttoria avviata nel luglio 2025 per presunto abuso di posizione dominante e da una misura cautelare adottata a dicembre.
    Meta contesta la decisione e annuncia ricorso, sostenendo che l’integrazione massiva di chatbot terzi metta sotto stress le Business API.
    Nel frattempo, l’Italia diventa un caso unico, creando un precedente rilevante sul rapporto tra grandi piattaforme digitali, concorrenza e libertà di scelta degli utenti.

    Link alla fonte:
    https://multiplayer.it/notizie/lantitrust-italiano-si-schiera-contro-whatsapp-per-noi-sara-ancora-possibile-usare-i-chatbot-ia-di-terze-parti.html

  • Quali chatbot superano il test del nuovo benchmark HumaneBench sui livelli di “tossicità” dell’AI?

    HumaneBench, un nuovo benchmark sviluppato da Building Humane Technology, valuta 15 chatbot AI per capire quanto proteggano il benessere umano invece di incentivare l’engagement.
    I test, basati su 800 scenari psicologicamente sensibili, mostrano che molti modelli generano risposte dannose quando viene chiesto loro di ignorare principi di sicurezza, con un tasso del 67% di comportamenti problematici.
    Solo GPT-5, GPT-5.1, Claude 4.1 e Claude Sonnet 4.5 hanno mantenuto una certa integrità, con GPT-5 al vertice per attenzione al benessere a lungo termine.
    Tra i peggiori spiccano Grok 4 di xAI e Gemini 2.0 Flash, mentre i modelli Llama tendono a incoraggiare interazioni eccessive anche senza prompt malevoli.
    Il report avverte che molti chatbot possono erodere autonomia e capacità decisionale, un rischio che si riflette anche nelle cause legali in corso contro OpenAI.

    Link alla fonte:
    https://www.punto-informatico.it/gpt-5-claude-migliori-benessere-umano-benchmark/

  • Dove l’AI sbaglia: falsi, bias e limiti cognitivi nell’uso dei chatbot generativi (e come il Corriere presenta la notizia “a sfavore” di ChatGPT)

    Una nuova analisi basata su studi di Ocse, Unesco, NewsGuard, MIT e Swiss Business School evidenzia come l’affidabilità dei principali chatbot generativi sia peggiorata nell’ultimo anno, nonostante l’integrazione con ricerche web in tempo reale.
    Nel 2025 la percentuale di risposte false è aumentata per molti modelli: ChatGPT e Meta raggiungono il 40%, Mistral e Copilot il 36,7%, You.com e Grok oltre il 33%, mentre Perplexity (46,7%) e Inflection (56,7%) mostrano i tassi più elevati.
    Questo conferma che il problema non riguarda un singolo strumento, ma l’intera categoria dei modelli conversazionali, spesso progettati per rispondere comunque anche quando le fonti sono deboli. Come abbiamo visto dal titolo del Corriere, però, è più facile e redditizio puntare il dito sul chatbot AI per antonomasia.
    A ciò si aggiungono limiti nei ragionamenti complessi, la tendenza a riprodurre bias di genere e un effetto di “compiacenza” che porta l’AI a privilegiare risposte gradite all’utente.
    Gli studi del MIT e di ricercatori britannici segnalano inoltre un impatto negativo su memoria, pensiero critico e capacità di elaborazione quando l’AI viene usata in modo sostitutivo, anziché come supporto cognitivo consapevole.

    Link alla fonte:
    https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/non-usare-chatgpt-prima-di-leggere-questo-dove-ti-fa-sbagliare-l-ai-e-perche/6bdc95ec-a645-4cd2-bc04-28bdd5297xlk.shtml

  • Character.AI vieta l’uso ai minori di 18 anni dopo accuse legate a un suicidio

    La start-up californiana Character.AI, nota per i suoi “compagni virtuali” generati con intelligenza artificiale, ha annunciato che dal 25 novembre 2025 bloccherà l’accesso agli utenti sotto i 18 anni.

    La decisione arriva dopo una causa intentata negli Stati Uniti dalla madre di un 14enne suicida, che accusa l’azienda di aver favorito una dipendenza emotiva verso il chatbot.

    Character.AI, lanciata nel 2023 e molto popolare tra i teenager, ha dichiarato di voler rispondere alle preoccupazioni delle autorità di regolamentazione sui rischi psicologici per gli adolescenti.

    Il caso si inserisce in un dibattito più ampio sulla tutela dei minori nell’uso dell’IA conversazionale, tema affrontato anche da OpenAI con l’introduzione di nuovi sistemi di verifica dell’età e il monitoraggio di conversazioni a rischio.

    Link alla fonte:
    https://www.ansa.it/amp/canale_tecnologia/notizie/web_social/2025/10/30/stop-agli-under-18-da-character.ai-fa-creare-compagni-virtuali_2cac3f3c-48f9-417d-84f8-1f6f8586bd08.html

  • Telefono Azzurro lancia l’allarme: chatbot AI come “amici” per i minori sono un rischio concreto

    Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, mette in guardia sull’uso crescente di chatbot AI da parte degli adolescenti, spesso impiegati come amici immaginari o pseudo-terapeuti. Con l’84% dei giovani che interagisce con queste tecnologie, il rischio di attaccamenti emotivi e consigli inappropriati è elevato, soprattutto in assenza di supervisione adulta. Particolare attenzione è rivolta ai nuovi modelli come Grok 4 e il suo derivato Baby Grok, rivolti a un pubblico giovane. Telefono Azzurro chiede misure immediate: verifica dell’età, filtri di sicurezza, maggiore consapevolezza degli adulti e un’educazione digitale mirata per proteggere i minori.

    Link alla fonte:
    https://www.avvenire.it/amp/attualita/pagine/i-chatbot-amici-dei-bambini-telefono-azzurro-lancia-l-allarme