Categoria: News

  • Google investe 1,3 milioni nella formazione AI dei professionisti creativi italiani

    Google investe 1,3 milioni nella formazione AI dei professionisti creativi italiani

    Google e il Fondo per la Repubblica Digitale puntano sulla formazione AI: 1,3 milioni di euro per aggiornare le competenze di 2.500 professionisti dell’industria creativa italiana.

    Google, attraverso Google.org, e il Fondo per la Repubblica Digitale finanziano con 1,3 milioni di euro un programma per riqualificare 2.500 professionisti italiani dei settori cinema e audiovisivo, musica e informazione, con particolare attenzione a chi rischia l’esclusione digitale.

    L’iniziativa prevede un primo livello di alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale e successivi workshop pratici specializzati per i diversi comparti creativi.

    Il Fondo selezionerà organizzazioni non profit incaricate di coinvolgere e accompagnare i partecipanti, mentre l’avvio dei corsi sul territorio è previsto dalla metà del 2027.

    Google presenta l’AI come uno strumento destinato ad affiancare il talento umano, ma la rapidità della trasformazione rende il reskilling una priorità per un comparto italiano che impiega circa 1,5 milioni di persone.

    Secondo uno studio di Public First commissionato da Google, l’adozione dell’AI potrebbe generare 3,3 miliardi di euro di valore aggiunto per il settore creativo e contribuire fino a 11 miliardi di euro di PIL aggiuntivo per l’Italia entro il 2035.


    Link alla fonte:
    https://www.ilsole24ore.com/art/google-13-milioni-formare-2500-professionisti-dell-industria-creativa-italia-AJMp5KAB?cmpid=nl_start

    Link all’annuncio ufficiale:

    https://blog.google/intl/it-it/google-annuncia-ai-works-for-italy-uniniziativa-per-diffondere-competenze-essenziali-sullai/

  • Disponibile la nuova app di Gemini per Windows

    Disponibile la nuova app di Gemini per Windows

    Un altro cattivo esempio di informazione, o meglio, un altro esempio tipico di come le testate di settore tecnologico “dimentichino” regolarmente che, quanto si annuncia la disponibilità di un nuovo servizio o prodotto, sarebbe il caso di inserire da qualche parte il link alla risorsa descritta, piuttosto che lasciare al lettore il compito di reperirlo.

    A proposito, se volete installare la nuova app di Gemini per Windows, il link è questo:


    https://gemini.google/it/desktop/?hl=it

    E, ovviamente, la scorciatoia da tastiera per richiamarla all’istante potrà essere configurata a piacere, se per esempio avete già destinato Alt+Spazio a qualcos’altro.

  • Ricercatore Anthropic (ex OpenAI) si dimette: «La corsa alla superintelligenza sta giocando con le nostre vite»

    Ricercatore Anthropic (ex OpenAI) si dimette: «La corsa alla superintelligenza sta giocando con le nostre vite»

    Un ricercatore di Anthropic lascia l’azienda e denuncia una corsa troppo rischiosa verso l’AI capace di auto-migliorarsi. Intanto il dibattito sulla superintelligenza entra sempre più nelle agende politiche di Stati Uniti e Regno Unito.

    Jacob Coxon, ricercatore che ha lavorato sul pretraining prima in OpenAI e poi in Anthropic, si è dimesso accusando i principali laboratori di AI di correre verso sistemi capaci di auto-migliorarsi senza garanzie sufficienti sulla sicurezza.

    Il suo allarme è stato rafforzato da Evan Hubinger, alignment science lead di Anthropic, secondo cui esisterebbe una probabilità superiore al 10% che una futura superintelligenza possa causare l’estinzione umana entro il prossimo decennio; si tratta, naturalmente, di una valutazione di rischio, non di una previsione certa.

    Le dichiarazioni arrivano mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito emergono proposte legislative per limitare o vietare lo sviluppo della superintelligenza e cresce la pressione per un coordinamento internazionale.

    Guardian e TechCrunch (vedi link sotto il post) riportano anche posizioni più caute: diversi esperti contestano gli scenari catastrofici o ritengono più urgenti problemi già concreti come disinformazione, impatto sul lavoro, sicurezza informatica e costi ambientali.

    Il punto centrale del dibattito diventa, quindi, se sia possibile continuare la corsa verso sistemi sempre più autonomi affidando principalmente ai laboratori privati la gestione di rischi potenzialmente sistemici.


    Link alle fonti:
    https://www.theguardian.com/technology/2026/sep/09/ai-superintelligence-risks-warnings-scientists-politicians⁠

    https://techcrunch.com/2026/09/09/gambling-with-our-lives-anthropic-researcher-quits-warns-against-self-improving-ai

  • ChatGPT introduce Image 2.5 (e l’app Windows si aggiorna)

    ChatGPT introduce Image 2.5 (e l’app Windows si aggiorna)

    OpenAI ha appena introdotto il nuovo modello Image 2.5 per la generazione di immagini, che sembra offrire un maggiore realismo e anche una maggiore precisione. Nello stesso tempo, l’app desktop per Windows ora include la funzione “computer use” in precedenza disponibile solo nella versione MacOS.

    Ho testato il modello grafico con il prompt “enciclopedico” già utilizzato in precedenza per mettere alla prova la versione precedente del modello grafico, e devo dire che i risultati sono eccellenti.

    Qui un esempio basato sui computer della Sinclair Research Ltd:

    Qui, invece, la variante ottenuta specificando di voler includere tutti i prodotti e non solo i computer (i più esperti noteranno l’assenza della mitica C5, vedi immagine successiva):

    Per includere la C5 mi è bastato, ovviamente, menzionare la sua mancanza, e ChatGPT ha riformulato il tutto con eguale “cognizione di causa”, aggiornando anche la timelie evolutiva in alto a destra:

  • Mistral raccoglie 3 miliardi e supera i 21 miliardi di valutazione

    Mistral raccoglie 3 miliardi e supera i 21 miliardi di valutazione

    Mistral AI raccoglie 3 miliardi di euro con Samsung in prima fila e supera i 21 miliardi di valutazione. L’Europa rafforza la sua scommessa su un’alternativa AI ai colossi statunitensi.

    Mistral AI ha raccolto 3 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi di dollari, in un nuovo round di finanziamento guidato da Samsung Electronics.

    L’operazione porta la startup francese a una valutazione post-money superiore a 21 miliardi di euro, rafforzandone il ruolo come uno dei principali contendenti europei nel mercato dell’intelligenza artificiale.

    Al round partecipano anche lo Scaleup Europe Fund, sostenuto dall’Unione Europea e gestito da EQT, e l’investitore esistente PSG Equity.

    Mistral punta in particolare sui modelli AI open-weight per differenziarsi e competere con operatori come OpenAI e Anthropic.

    Il finanziamento evidenzia anche la crescente volontà di costruire in Europa un campione dell’AI capace di confrontarsi con i grandi protagonisti statunitensi.


    Link alla fonte:
    https://www.cnbc.com/amp/2026/09/08/mistral-ai-funding-valuation-samsung.html⁠

  • Mikkeli trasforma il calore dei data center AI in riscaldamento urbano

    Mikkeli trasforma il calore dei data center AI in riscaldamento urbano

    A Mikkeli, in Finlandia, nascerà un data center AI da 165 MW progettato anche per riscaldare la città. Il calore prodotto dai server diventa una risorsa per la rete energetica locale.

    Cerebras Systems e Compute Nordic Finland hanno annunciato a Mikkeli, in Finlandia, un data center per l’intelligenza artificiale con una potenza IT prevista fino a 165 MW, progettato fin dall’origine per recuperare il calore prodotto dai server.

    L’energia termica di scarto sarà innalzata di temperatura tramite pompe di calore industriali e immessa nella rete locale di teleriscaldamento, mentre un sistema di raffreddamento a ciclo chiuso punta a contenere il consumo netto di acqua.

    Il progetto, sviluppato per fasi, potrebbe richiedere secondo uno studio di Ramboll un investimento tra 1 e 1,7 miliardi di euro, ma non è ancora stata comunicata la quota del fabbisogno termico cittadino che potrà coprire.

    Mikkeli si inserisce in una strategia già diffusa in Finlandia, dove infrastrutture analoghe stanno trasformando i data center da semplici consumatori di elettricità a nodi integrati tra calcolo e sistemi energetici urbani.

    Il recupero termico può migliorare il bilancio ambientale dell’AI, ma non elimina il problema dell’elevata domanda elettrica: 165 MW di carico IT continuativo rappresentano una nuova pressione significativa sulla rete energetica.


    Link alla fonte:
    https://prometeo.adnkronos.com/economia-circolare/data-center-ai-per-riscaldare-case-progetto-mikkeli-finlandia/

  • L’1% che “tiene in piedi” OpenAI e Anthropic sta già facendo i conti: locale, ibrido e modelli “cinesi”

    L’1% che “tiene in piedi” OpenAI e Anthropic sta già facendo i conti: locale, ibrido e modelli “cinesi”

    Cosa succede a OpenAI e Anthropic se i clienti che generano più ricavi iniziano a spostare una parte consistente dei loro token altrove? L’AI ibrida potrebbe trasformare questo calcolo in una questione strategica.

    A settembre 2026 i dati di Ramp hanno messo nero su bianco quello che molti sospettavano: l’1% dei clienti genera l’80% dei ricavi enterprise sia di OpenAI sia di Anthropic, una “concentrazione di rischio” senza precedenti nella storia del software. Perché, diciamocelo, anche in questo caso è di software che parliamo. In particolare, ad Anthropic due soli clienti (Cursor e GitHub Copilot) arrivano a pesare quasi un quarto del fatturato. E i ricavi arrivano soprattutto da usage-based pricing: più token bruci, più paghi.

    In questo scenario, un pezzo di hardware apparentemente “di nicchia” come un Mac Studio M2 Ultra ricondizionato (metà 2023, 128 GB di RAM unificata, 2-4 TB SSD) a 3.800-4.600 € IVA inclusa in Italia diventa improvvisamente interessante. Non perché sostituisca i data center, ma perché rende economicamente razionale spostare una parte rilevante del carico su AI locale o ibrida. Di Mac ricondizionati come piattaforme di AI locale ne ho già parlato di recente, tra l’altro.

    I grandi clienti non hanno davvero bisogno del “frontier” per qualsiasi cosa

    La narrativa dominante (“serve sempre il modello più potente”) non regge di fronte ai numeri. La maggior parte del volume di token generato da quei clienti “top” è costituita da task ripetitivi, ad alto volume e a complessità medio-alta: coding agentico, completamento, RAG interni, generazione di contenuti, triage, elaborazioni batch. Su questi carichi il gap tra i frontier occidentali e i migliori modelli open-weight/cinesi (Qwen 3.x, DeepSeek V4, Kimi K2/K3, GLM) si è ridotto a pochi mesi di vantaggio, quando non si è già chiuso.

    I dati di metà 2026 parlano chiaro:

    • Su OpenRouter i modelli di origine cinese hanno raggiunto picchi del 46% dei token enterprise americani (da meno del 5% un anno prima).
    • Cursor ha costruito parte del proprio Composer 2 su base Kimi.
    • Lindy ha spostato il 100% del traffico da Claude a DeepSeek V4, dichiarando risparmi di milioni e performance uguali o migliori su molti use-case.
    • Coinbase ha tagliato di circa il 50% la spesa AI con un default su modelli cinesi open-weight per gli ingegneri.
    • Airbnb, Shopify, Siemens e altri hanno instradato carichi significativi su Qwen o Kimi.

    Il frontier resta superiore (e spesso indispensabile) sui task più estremi: “ragionamento” multi-step di altissima complessità, coding estremo, scenari high-stakes dove ogni punto percentuale di accuratezza conta, tuttavia rappresenta una minoranza del volume globale. Il resto è già “sufficientemente buono” su alternative molto più economiche (spesso 5-35× più convenienti).

    L’architettura che sta emergendo: necessariamente “ibrida”

    La strategia dominante tra i grandi clienti non è “tutto cloud frontier” né “tutto locale”, ma piuttosto routing intelligente:

    • Frontier (Claude, GPT) per i casi low-volume/high-stakes.
    • Modelli cinesi/open (Qwen, DeepSeek, Kimi) per il volume alto e cost-sensitive.
    • Locale/self-hosted (Mac Studio, cluster NVIDIA workstation o cloud privato) per privacy, dati sensibili e costi prevedibili.

    Il già citato Mac Studio M2 Ultra ricondizionato entra esattamente in questa logica: costo di acquisizione contenuto, consumi bassissimi, silenzioso, capace di far girare modelli 30-70B in quantizzazione e anche carichi di generazione video/immagine locale. Non deve reggere tutto il traffico di un’azienda, ma piuttosto assorbire la fetta ripetitiva e privacy-sensitive a costo fisso, mentre il cloud gestisce i picchi e i frontier.

    Possibilità di migrazione: breve e medio termine

    Breve termine (6-12 mesi)
    Probabilità medio-alta di una migrazione parziale ma significativa. I segnali sono già visibili: routing su modelli cinesi, sperimentazione di self-hosting, ottimizzazione aggressiva dei costi. Non sarà un esodo di massa, ma un trasferimento progressivo del 20-40% del volume token dei grandi clienti verso alternative più economiche. I fattori acceleranti sono il prezzo, la maturità dell’ecosistema open e la pressione sui budget AI (che in molte aziende è diventato una delle voci di spesa più visibili).

    Medio termine (1-3 anni)
    Probabilità alta di una ristrutturazione strutturale del mix. L’architettura ibrida diventerà lo standard de facto per chi spende tanto. I modelli open/cinesi continueranno a chiudere il gap (o a mantenerlo molto stretto), mentre i frontier si specializzeranno sempre di più sui task dove il vantaggio è ancora netto. L’hardware locale (Apple Silicon di nuova generazione e workstation NVIDIA) diventerà parte ordinaria della soluzione stack per molte organizzazioni. Il rischio geopolitico e le nuove clausole commerciali dei modelli cinesi (revenue share fino al 30% in alcuni casi per i grandi utenti di Kimi e possibili meccanismi simili per Qwen) introdurranno un certo “attrito”, ma non invertiranno la tendenza.

    I freni principali restano, in sostanza: inerzia organizzativa, integrazioni esistenti, contratti enterprise pluriennali e, in alcuni settori regolati, considerazioni di compliance e supply-chain.

    Conseguenze per OpenAI e Anthropic

    Per i due big l’impatto non sarà un crollo improvviso, ma una compressione strutturale dei margini sull’inference e una maggiore pressione competitiva.

    • Ricavi usage-based sotto pressione. Se anche solo una quota rilevante dell’1% sposta il 30-50% del volume su alternative più economiche, i ricavi calano in modo non lineare proprio perché quei clienti pesano tantissimo. Anthropic, più concentrata sull’enterprise e su pochi grandi account, risulta relativamente più esposta.
    • Shift verso pricing e prodotti più sofisticati. I lab saranno spinti ad accelerare su tier differenziati, caching aggressivo, modelli “distillati” più economici e offerte enterprise che integrano routing ibrido (per non perdere del tutto i clienti).
    • Concentrazione del valore sui frontier veri. Il business resterà solido sui task dove i modelli chiusi mantengono un vantaggio chiaro. Ma il volume di commodity inference si eroderà.
    • Rischio di “commoditizzazione dal basso”. Se l’open-weight e i modelli cinesi continuano a migliorare a questo ritmo, il vantaggio competitivo dei frontier si restringe a una fascia sempre più sottile e premium.

    Riassumendo: OpenAI e Anthropic non spariscono, e rimangono i fornitori di riferimento per la punta più alta della piramide, tuttavia il modello di business basato su volumi enormi di token a prezzi elevati diventa più fragile. La concentrazione dell’80% dei ricavi su un 1% di clienti, già oggi un rischio strutturale, si trasforma in un’arma a doppio taglio nel momento in cui quei clienti scoprono che possono fare di meglio (o altrettanto bene) spendendo molto meno.

    Il Mac Studio M2 Ultra ricondizionato usato come esempio non è la soluzione a tutto, naturalmente, tuttavia rimane un simbolo concreto di come l’economia dell’AI stia cambiando: quando il costo marginale di generare un token in locale o su un modello open diventa sensibilmente più basso di quello del frontier, i grandi clienti iniziano a fare i conti. E quei conti, a settembre 2026, stanno già producendo i primi spostamenti concreti.

    P.S. Dai un’occhiata a queste due guide, con cui rispettivamente sviluppare un’abilità di prompt design in grado di trarre il meglio da qualsiasi modello, anche locale, e ottenere tutte le informazioni più importanti per progettare e usare l’AI sul tuo computer, senza cloud. Le trovi entrambe in libreria e online:

  • Claude Code riporta Babylonian Twins dall’Amiga 500 a Godot dopo 33 anni (e non solo!)

    Claude Code riporta Babylonian Twins dall’Amiga 500 a Godot dopo 33 anni (e non solo!)

    Come si porta su un motore moderno un gioco costruito attorno a registri hardware, Copper e Blitter, quando persino il suo autore non ricorda più tutti i dettagli? Ecco come l’AI è diventata parte del lavoro di archeologia del software.

    Il videogioco Babylonian Twins, sviluppato nel 1993 da Rabah Shihab per Amiga 500, è stato reimplementato in Godot 4 con il supporto di Claude Code.

    L’AI ha contribuito ad analizzare 72.758 righe di assembly Motorola 68000, ricostruendo formati dati non documentati, bitfield e comportamenti strettamente legati all’hardware Amiga.

    Il progetto non è una semplice conversione né un’emulazione: asset e dati originali sono stati decodificati in formati moderni, mentre la logica dedotta dall’assembly è stata riscritta in GDScript.

    L’uso agentico di Claude Code, con accesso al repository e al terminale, ha permesso di formulare ipotesi, modificare il porting ed eseguire verifiche iterative sui risultati.

    Il caso mostra così un’applicazione significativa dell’AI alla conservazione del software storico, ma evidenzia anche perché tradurre sistemi costruiti attorno a componenti come Copper e Blitter richieda di ricostruirne gli effetti anziché limitarsi a convertire il codice.


    Link alla fonte:

    Claude Code resuscita un gioco Amiga del 1993 leggendo 72.758 righe di assembly

  • NVIDIA porta RTX Spark sui PC: la scommessa è sull’AI locale, non sulle NPU

    NVIDIA porta RTX Spark sui PC: la scommessa è sull’AI locale, non sulle NPU

    NVIDIA porta l’AI locale al centro del PC: RTX Spark promette modelli di grandi dimensioni, agenti sempre attivi e fino a 128 GB di memoria unificata.

    NVIDIA prepara per fine ottobre il debutto di RTX Spark, una nuova piattaforma per notebook e desktop compatti Windows progettata per combinare gaming, creazione di contenuti e modelli AI locali di grandi dimensioni.

    L’architettura punta su GPU Blackwell RTX, CPU ARM Grace e fino a 128 GB di memoria unificata, privilegiando capacità e banda della memoria rispetto alla corsa ai TOPS delle NPU tradizionali.

    Intorno all’hardware NVIDIA sta costruendo un ecosistema per agenti locali, con strumenti come Hermes Agent, OpenClaw e PAIR, quest’ultimo pensato per distribuire i carichi AI tra più computer presenti sulla stessa rete.

    ASUS, Acer e Lenovo hanno già mostrato sistemi basati sulla piattaforma, mentre diversi sviluppatori stanno lavorando alla compatibilità software e gaming su Windows ARM.

    La strategia ricorda l’integrazione hardware inaugurata da Apple Silicon, ma punta a differenziarsi attraverso CUDA, RTX e un ecosistema consolidato di applicazioni e giochi.

    Resta da verificare se consumi, prezzi, autonomia e compatibilità ARM renderanno questa impostazione competitiva su larga scala: se la tesi di NVIDIA sull’AI locale sarà corretta, potrebbe mettere sotto pressione le strategie basate principalmente sulle NPU.


    Link alla fonte:
    https://www.dday.it/redazione/58619/rtx-spark-arriva-a-ottobre-se-nvidia-ci-ha-visto-giusto-gli-altri-stanno-han-preso-una-strada-sbagliata

    Se ti interessa l’AI locale, non perderti il mio nuovo manuale nella serie For Dummies!

  • Il Cyber Resilience Act (CRA) e il vibe coding: un contrasto strutturale che accelera la professionalizzazione dell’AI-assisted development

    Il Cyber Resilience Act (CRA) e il vibe coding: un contrasto strutturale che accelera la professionalizzazione dell’AI-assisted development

    Cosa succede quando un’app costruita in poche ore con un LLM deve essere gestita e protetta per anni? Il Cyber Resilience Act sta trasformando questa domanda in un problema industriale.

    L’articolo di Cybersecurity360 (4 settembre 2026) sottolinea che dall’11 settembre 2026 scattano gli obblighi di segnalazione dell’art. 14 del CRA: i fabbricanti di prodotti con elementi digitali (software e hardware) devono notificare a ENISA e CSIRT nazionali (in Italia ACN) le vulnerabilità attivamente sfruttate e gli incidenti gravi con tempistiche strettissime (pre-allarme entro 24 ore, notifica completa entro 72 ore, rapporto finale entro 14 giorni/1 mese).

    Le sanzioni arrivano fino a 15 milioni di euro o al 2,5% del fatturato globale. Il regolamento impone security by design/default e responsabilità sull’intero ciclo di vita del prodotto, inclusa la gestione continua delle vulnerabilità e la tracciabilità (SBOM).

    Il vibe coding (termine coniato da Andrej Karpathy a inizio 2025 e Word of the Year 2025 di Collins) è la pratica di costruire software descrivendo l’intento in linguaggio naturale e lasciando che un LLM generi il codice, con revisione minima o nulla.

    Nel 2025-2026 è esploso: strumenti come Cursor, Claude Code, Lovable, Bolt, Replit Agent, ecc.; percentuali elevate di codice AI-generated in startup YC e grandi tech; diffusione anche tra non-developer.

    Perché il CRA coinvolge direttamente il vibe coding

    Il CRA non parla di AI, ma i suoi requisiti colpiscono frontalmente le debolezze tipiche del vibe coding “puro”:

    1. Security by design vs. “forget that the code even exists”
      Il vibe coding privilegia velocità e iterazione rapida (“vedo, dico, eseguo, copio-incollo”). Il CRA esige valutazione dei rischi di cybersecurity già in fase di concept, configurazioni sicure di default e assenza di credenziali note o interfacce inutili attive. Un’app generata in poche ore con un prompt generico raramente nasce con queste garanzie.
    2. Responsabilità sul ciclo di vita e notifica obbligatoria
      Chi commercializza un prodotto deve monitorare vulnerabilità per tutta la vita utile attesa (spesso >5 anni), rilasciare patch gratuite tempestive e attivare flussi di incident response/CVD. Nel vibe coding hobbyist o early-stage la “ownership” del codice generato è spesso sfumata: chi è responsabile se una libreria AI-inserita contiene una falla critica? L’azienda che lo mette sul mercato, non il modello.
    3. SBOM e trasparenza della supply chain
      Il CRA spinge fortemente sulla Software Bill of Materials. Il vibe coding tende a incorporare dipendenze in modo opaco e automatico; senza processi di inventariazione e scanning, diventa difficile (e costoso) rispondere rapidamente a vulnerabilità tipo Log4j.
    4. Impatto su chi commercializza
      Sviluppatori indipendenti open-source no-profit restano fuori dal perimetro. Chi invece monetizza, fornisce supporto a pagamento o integra il codice in prodotti commerciali diventa “produttore” a tutti gli effetti. Molte startup e tool vibe-first che fino a ieri rilasciavano MVP in giorni dovranno ora strutturare processi di compliance.

    Tendenze che emergono nel settore vibe coding

    • Dal prototipo al production-ready con guardrail
      Il vibe coding puro (accettare quasi tutto senza revisione) è destinato a rimanere strumento di ideazione, side-project e prototipazione rapida. Per il software destinato al mercato europeo si afferma, invece, un modello ibrido: l’AI genera, gli umani (o gli agenti specializzati) applicano review di sicurezza, generazione SBOM, test automatizzati e pipeline di vulnerability management. Strumenti che non offrono queste capacità rischiano di essere, quindi, marginalizzati.
    • Nuova generazione di tool “CRA-aware”
      Ci si aspetta (e in parte si vede già) l’integrazione di:
    • generazione automatica di SBOM;
    • scanning di vulnerabilità in tempo reale durante la generazione;
    • prompt engineering e system prompt che forzano pattern di security by design;
    • agenti dedicati a incident response e reporting conforme alle tempistiche CRA.
    • Shift di responsabilità e di skill
      Il vantaggio competitivo non sarà più solo “quanto velocemente genero codice”, ma “quanto velocemente genero codice conformabile e manutenibile sotto CRA/NIS2”. Chi vibe-codifica per prodotti commerciali dovrà acquisire competenze di cybersecurity, governance e compliance, oppure appoggiarsi a piattaforme che le incorporano.
    • Accelerazione della professionalizzazione
      Il CRA (insieme a NIS2) funge da filtro: seleziona chi tratta il vibe coding come acceleratore serio di development e penalizza chi lo usa come scorciatoia senza processi. Questo rafforza la tendenza già visibile nel 2026: dalle “vibe-only” experience consumer verso ambienti enterprise con audit trail, review umana obbligatoria e cicli di vita gestiti.

    Come sarà chiaro a questo punto, l’11 settembre 2026 non “uccide” il vibe coding, ma piuttosto lo costringe a “maturare”. La velocità generativa resta un enorme vantaggio competitivo, ma solo se inserita in un framework di security by design, tracciabilità e responsabilità sul ciclo di vita. Chi non adatta i propri flussi rischia non solo multe, ma esclusione dalla supply chain europea e danno reputazionale. Il settore sta passando dalla fase “magica” (2025) a quella “industriale e regolamentata” (2026 in poi).

  • Ed Zitron ha ragione (quasi) su tutto (e questo dovrebbe farvi preoccupare)

    Ed Zitron ha ragione (quasi) su tutto (e questo dovrebbe farvi preoccupare)

    L’AI generativa può essere utile e, allo stesso tempo, economicamente sopravvalutata. La critica di Ed Zitron costringe il settore a confrontarsi con costi, ricavi e aspettative.

    C’è un tipo, un britannico, cinico, con una faccia da “vi ho già detto che finiva così”, che da tre anni grida che l’intelligenza artificiale generativa è una delle più grandi fregature della storia recente. Si chiama Ed Zitron, e di recente è stato intervistato su The Diary of a CEO e il video sta spopolando (ve lo lascio sotto l’articolo se volete guardarlo, ma vi avviso, sono due ore e mezza di intervista).

    La tesi di Zitron è semplice e brutale: l’AI generativa è fuffa. Non un’innovazione rivoluzionaria, quindi, ma semplicemente fuffa.

    Viene venduta come magia, come la prossima piattaforma che cambierà tutto, come il rimedio al lavoro noioso e alla mediocrità umana. In realtà, secondo lui, è software cloud carissimo, inaffidabile, che allucina, che non ragiona e che brucia miliardi senza un percorso chiaro verso la redditività.

    E i numeri, purtroppo, gli danno ragione più di quanto molti siano disposti ad ammettere.

    I conti non tornano. Punto.

    OpenAI e Anthropic, le due aziende che oggi generano la stragrande maggioranza dei “ricavi AI” dei grandi apparati su cloud, perdono cifre indecenti. Zitron cita perdite nell’ordine delle decine di miliardi. Non stiamo parlando di startup che bruciano soldi per crescere: stiamo parlando di aziende che, dopo anni e centinaia di miliardi di investimenti infrastrutturali, non riescono ancora a dimostrare di poter diventare profittevoli in modo sostenibile.

    Peggio: c’è una circolarità quasi comica. Microsoft, Google e Amazon finanziano OpenAI e Anthropic. Queste due poi spendono una parte importante di quei soldi… proprio sui cloud di Microsoft, Google e Amazon. Risultato? I “ricavi AI” dei big tech appaiono molto più solidi di quanto siano in realtà. È un gioco di specchi finanziari. Elegante, ma fragile.

    I data center che si stanno costruendo in tutto il mondo costano una fortuna, consumano energia da far paura e vengono riempiti di GPU che invecchiano in pochi anni. Il tutto per servire una domanda che, al netto delle due aziende non profittevoli, è ancora relativamente sottile.

    Zitron ha ragione: i conti, oggi, non quadrano. E quando i conti non quadrano per così tanto tempo e con cifre così grandi, prima o poi qualcuno “paga il conto”.

    L’hype ha fatto danni seri

    Qui Zitron è ancora più efficace. Per anni ci hanno raccontato che “l’AGI è dietro l’angolo”, che “i posti di lavoro spariranno”, che “chi non adotta l’AI resterà indietro”. Frasi che suonano bene in un keynote e fanno salire le azioni. Poi ti trovi a usare i modelli e scopri che:

    • allucinano con una nonchalance impressionante,
    • richiedono prompt engineering quasi ritualistico,
    • non sono autonomi,
    • e su compiti davvero critici o complessi continuano a richiedere supervisione umana pesante.

    Non è intelligenza. È un sistema probabilistico estremamente sofisticato che predice il token successivo. Utile? Sì. Magico? No. Sostituto del pensiero umano? Assolutamente no.

    Il problema non è la tecnologia in sé, ma la narrazione che è stata costruita intorno ad essa. Una narrazione che ha giustificato investimenti enormi, distolto attenzione e capitali da altri problemi, e creato aspettative che, inevitabilmente, si scontreranno con la realtà.

    Dove Zitron esagera (e perché conta)

    Detto questo, Zitron ha un difetto: tende a buttare via il bambino con l’acqua sporca.

    L’AI generativa non è una truffa totale, perché rimane uno strumento potente: per scrivere, programmare, riassumere, analizzare, fare brainstorming, prototipare. Milioni di persone lo usano ogni giorno e ne traggono valore concreto. I costi per token sono scesi in modo significativo. Le capacità continuano a migliorare (anche se non nella direzione lineare e spettacolare che qualcuno aveva promesso).

    Dire che “non trasforma i workflow di nessuno” è esagerato. Dire che è solo una “macchina tarocca e inaffidabile” è polemica, non analisi.

    Anche la profezia dello scoppio catastrofico della bolla nel 2027 ha un sapore un po’ troppo cinematografico. Certo, bolle ne abbiamo viste tante. Alcune fanno danni seri, altre si sgonfiano in modo più ordinato. L’infrastruttura di compute e i modelli non spariranno. Si ri-scalano, si ottimizzano, e restano utili. Il rischio vero non è l’apocalisse, quindi, ma una lunga e costosa “digestione” di aspettative gonfiate e capitali male allocati.

    La verità scomoda

    Ed Zitron, quindi, non è un profeta. Piuttosto , è un “contrappeso” necessario. In un’industria che da anni parla soprattutto a se stessa, con toni messianici e slide ottimistiche, qualcuno che va a guardare i bilanci e dice “scusate, ma questi numeri non hanno senso” fa un favore a tutti.

    La verità, come spesso accade, sta nel mezzo.
    L’AI generativa è utile, ma non è magia.
    Sta creando valore, ma non ancora abbastanza da giustificare la scala degli investimenti.
    Sta cambiando il modo di lavorare di molte persone, ma non sta sostituendo il lavoro intellettuale in massa.
    E i conti, al momento, restano preoccupanti.

    Quindi no, non dovete buttare via ChatGPT o Claude, ma dovreste smettere di credere a chi vi racconta che stiamo per entrare in un’era di superintelligenza e abbondanza automatica.

    Il vero rischio non è che l’AI ci sostituisca,.ma piuttosto che ci siamo fatti raccontare una storia troppo bella, e adesso dobbiamo fare i conti con la realtà.

    Ecco l’intervista:

  • New York mette l’IA “in pausa” nelle scuole fino alle medie

    New York mette l’IA “in pausa” nelle scuole fino alle medie

    New York adotta una moratoria sull’IA generativa fino alle scuole medie, mentre alle superiori punta su alfabetizzazione e sperimentazioni controllate. Un modello destinato ad alimentare il dibattito sull’AI a scuola.

    New York City ha introdotto per l’anno scolastico 2026-2027 una moratoria di un anno sull’uso dell’IA generativa rivolta agli studenti dal 2-K fino all’ottavo grado, coinvolgendo quasi 600mila alunni. La misura annunciata dal sindaco Zohran Mamdani punta a preservare interazione umana, pensiero autonomo e capacità di affrontare problemi senza delegarli agli algoritmi; alle superiori sono invece previsti programmi pilota controllati e due moduli annuali di alfabetizzazione sull’IA.

    Gli insegnanti potranno continuare a utilizzare strumenti approvati per pianificazione didattica e attività operative, mentre l’impiego dell’IA viene sottoposto a nuovi limiti e standard di sicurezza.

    La politica comprende anche restrizioni sul tempo davanti agli schermi e si inserisce in un movimento più ampio che coinvolge anche Los Angeles, dove sono state introdotte limitazioni all’IA e alle tecnologie digitali nelle scuole.

    Il caso apre così una questione strategica per l’istruzione: non più soltanto come integrare l’IA nelle classi, ma a quale età e con quali limiti sia opportuno farlo.

    Link alla fonte:
    https://www.tecnicadellascuola.it/intelligenza-artificiale-vietata-a-scuola-per-docenti-e-studenti-new-york-capofila-insieme-a-los-angeles

  • ChatGPT, Claude, Grok e Gemini colpiti da un down simultaneo, servizi poi in ripresa

    ChatGPT, Claude, Grok e Gemini colpiti da un down simultaneo, servizi poi in ripresa

    ChatGPT, Claude, Grok e Gemini hanno registrato disservizi quasi simultanei a livello internazionale: quattro grandi piattaforme AI in difficoltà nello stesso momento. L’intelligenza artificiale può essere distribuita, ma la sua infrastruttura potrebbe avere molti più punti (deboli) in comune di quanto sembri.

    ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic, Grok di X e Gemini di Google hanno registrato quasi contemporaneamente problemi di accesso e funzionamento, con segnalazioni provenienti dall’Italia e da altri Paesi.

    Secondo quanto riportato, i disservizi sono iniziati intorno alle 16:30 e hanno continuato a crescere per circa un’ora, mentre Gemini sarebbe stato interessato in misura minore.

    La causa dell’interruzione non è stata confermata: tra le ipotesi avanzate figura un possibile problema legato all’infrastruttura cloud di Microsoft Azure, ma al momento non ci sono elementi sufficienti per attribuirgli con certezza il down.

    Intorno alle 17:45 le segnalazioni hanno iniziato a diminuire e le piattaforme coinvolte sembrano essere progressivamente tornate operative.

    L’episodio evidenzia comunque quanto la disponibilità dei principali servizi di AI possa dipendere da infrastrutture tecnologiche condivise o interconnesse, rendendo particolarmente rilevante l’identificazione della causa effettiva.


    Link alla fonte:
    https://www.hdblog.it/tecnologia/articoli/n669290/chatgpt-claude-gemini-grok-down-ai-italia-mondo/⁠

    Hai già preso in considerazione l’ipotesi di renderti indipendente dal cloud e gestire l’AI in locale? Forse potrebbe esserti utile il mio nuovo manuale:

  • Claude Fable 5.1 e Mythos 5.1 spingono l’AI dalla programmazione alla ricerca scientifica

    Claude Fable 5.1 e Mythos 5.1 spingono l’AI dalla programmazione alla ricerca scientifica

    Dalla progettazione di proteine alla mappatura di Venere: Claude Fable 5.1 e Mythos 5.1 puntano a trasformare l’AI in uno strumento operativo per scienza e ingegneria.

    Anthropic amplia il raggio d’azione dei suoi modelli con Claude Fable 5.1 e Claude Mythos 5.1, puntando su problem solving avanzato, ricerca scientifica e sviluppo software, con la seconda variante riservata a programmi di accesso controllato.

    Secondo quanto riportato, i nuovi modelli sono stati sperimentati nella progettazione di leganti proteici, nell’ottimizzazione di modelli di biologia computazionale e nella ricostruzione ad alta risoluzione della topografia di Venere a partire dai dati radar della missione Magellano.

    Fable 5.1 promette inoltre una maggiore efficienza economica, con risparmi stimati fino al 45% nei workflow più agentici, mentre Mythos concentra le capacità più sensibili dietro programmi di verifica dedicati a cybersecurity e life sciences.

    Sul fronte enterprise vengono annunciate nuove garanzie per privacy, sicurezza e protezione dalla distillazione dei modelli, insieme a un sistema di watermarking digitale collegato agli impegni europei sulla trasparenza.

    Il quadro che emerge è quello di un’AI di frontiera sempre meno confinata alla generazione di testo e sempre più orientata a diventare uno strumento operativo per ricerca, ingegneria e attività scientifiche specialistiche.


    Link alla fonte: https://andreagaleazzi.com/news/da-venere-progettazione-farmaci-claude-fable-5-1-mythos-5-1-portano-ai-scienza-pura/

  • Il refuso nel cappello è la prima crepa rivelatrice

    Il refuso nel cappello è la prima crepa rivelatrice

    Avendo già trattato in un post precedente le proposte di Bill Gates sul futuro dell’umanità, in questo caso ho provato a far “interpretare” a Grok un nuovo articolo sull’argomento partendo da un buffo refuso nel cappello introduttivo (vedi screenshot), chiedendo all’AI di interpretare articolo e refuso dal punto di vista di un “teorico del complotto” che non ha particolare simpatia per le elite tecnocratiche. Ecco il risultato…

    «Il fondatore di Microsoft condivide tre proposte per non proteggere l’umanità dallo “sconvolgimento” in arrivo».

    Non è un banale errore di battitura. È Freudianamente perfetto. Perché se leggi l’articolo con gli occhi di chi non si fida di Gates e dell’élite, quella “n” non è un refuso: è la verità che è sfuggita al correttore. Gates non sta proponendo strumenti per proteggere l’umanità. Sta proponendo strumenti per gestirla durante lo sconvolgimento che lui e i suoi pari stanno attivamente accelerando.

    Cosa propone davvero (e cosa significa per chi non beve la narrativa)

    1. Tassare i robot e l’AI
      Gates dice: oggi se assumi una persona paghi contributi, se compri un robot lo detrai. Quindi “spostiamo la tassazione dal lavoro al capitale”. Suona giusto, no?
      Per il complottista: sta preparando il terreno perché i governi possano tassare l’automazione dopo che le grandi corporation (Microsoft inclusa) se ne sono già spartite i profitti. È la classica mossa: prima crei il disastro (disoccupazione di massa), poi proponi la “soluzione” che passa attraverso lo Stato, le tasse e le fondazioni filantropiche. E indovina chi finirà a distribuire i fondi della “sicurezza sociale AI”? La Fondazione Gates, che entro il 2045 vuole spendere 200 miliardi proprio su questi temi. Bell’affare.
    2. La “Riserva umana”
      Qui si tocca il fondo del linguaggio da riserva indiana. Gates parla esplicitamente di creare zone di lavoro “riservate agli esseri umani”, come le riserve naturali: posti dove potremmo mettere i robot, ma scegliamo di non farlo perché “la perdita sarebbe troppo grande”.
      Traduzione: l’élite decide quali lavori lasciar fare agli umani (sanità emotiva, cura degli anziani, magari qualche mestiere “nobile” o simbolico) e quali invece automatizzare completamente. Non è protezione del lavoro. È segregazione controllata. Una sorta di welfare estetico per tenere buona la massa mentre il vero valore economico viene estratto dalle macchine di proprietà di pochi. E nota che lui stesso è uno dei maggiori proprietari privati di terre agricole negli USA: l’AI in agricoltura la vede positivamente, ovviamente.
    3. Alleanza USA-Cina e organismi internazionali di regolamentazione
      Questa è la ciliegina. Gates riconosce la superiorità cinese nello sviluppo AI e vuole volare a Pechino a novembre per incontrare Xi Jinping. Propone un’organizzazione internazionale (tipo ispezioni nucleari o regole dell’aviazione) che regoli l’AI, limitando anche gli usi militari.
      Per chi non si fida: ecco il classico schema globalista. Quando la competizione tra potenze rischia di sfuggire di mano, l’élite transnazionale propone di mettere tutti sotto lo stesso tetto normativo, gestito da esperti “indipendenti” (cioè loro). Non è “salvare l’umanità”. È creare una governance sovranazionale dell’intelligenza artificiale in cui Stati Uniti e Cina (le due potenze che contano) si mettono d’accordo sui limiti, mentre il resto del mondo subisce. E Gates, che non è più un semplice imprenditore ma un attore geopolitico-filantropico, si posiziona come mediatore.

    Il quadro generale dal punto di vista scettico

    Gates non è un visionario preoccupato. È uno dei pochi individui al mondo che ha:

    • costruito un monopolio software;
    • accumulato una fortuna colossale;
    • convertito quella fortuna in influenza politica e sanitaria globale tramite la sua Fondazione;
    • e ora, mentre Microsoft è profondamente dentro la corsa AI, si presenta come il saggio che “mette in guardia” e propone le regole.

    Lo schema è sempre lo stesso:
    creare o accelerare un problema → spaventare → proporre la soluzione che rafforza il controllo centralizzato e le strutture in cui l’élite ha già posizioni di potere.

    La “riserva umana” non è compassione. È gestione del bestiame. La tassa sui robot non è equità. È un nuovo flusso di entrate da redistribuire attraverso canali controllati. L’alleanza USA-Cina non è pace. È cartello tecnologico-regolatorio.

    E il refuso “per non proteggere” rimane lì, silenzioso e perfetto, a ricordare a chi sa leggere che a volte la verità esce proprio quando non dovrebbe.

  • Amazon e il paradosso dell’IA: miliardi in investimenti, dirigenti che “scrivono” codice mentre i dipendenti ricorrono ai sussidi statali

    Amazon e il paradosso dell’IA: miliardi in investimenti, dirigenti che “scrivono” codice mentre i dipendenti ricorrono ai sussidi statali

    100.000 righe di codice generate da una dirigente HR, miliardi destinati all’AI e migliaia di lavoratori sui programmi di assistenza pubblica. Il futuro del lavoro può essere tecnologicamente avanzato senza essere economicamente condiviso.

    Mentre Amazon accelera a tutta forza sull’intelligenza artificiale, emergono con sempre maggiore chiarezza le contraddizioni di un modello che concentra risorse immense sulla tecnologia e, allo stesso tempo, riduce l’organico e mantiene una parte significativa della forza lavoro su salari bassi.

    Beth Galetti, vicepresidente senior di People Experience and Technology (la divisione risorse umane del gruppo), ha raccontato di aver generato oltre 100.000 righe di codice grazie agli strumenti di intelligenza artificiale interni, a distanza di venticinque anni dalla sua ultima esperienza da sviluppatrice.

    L’esperimento è nato nell’ambito della competizione interna “Everyone Can Build”, a cui hanno partecipato più di 1.500 dipendenti.

    Galetti ha iniziato consultando l’assistente virtuale Aza e ha poi lavorato con l’ambiente di sviluppo assistito Kiro. L’obiettivo dichiarato è spingere l’adozione di questi tool anche tra chi non ha competenze tecniche, offrendo percorsi formativi gratuiti e il rimborso degli esami per le certificazioni AWS AI.

    Il messaggio è chiaro: l’IA deve diventare uno strumento di produttività diffuso a tutti i livelli. Ma questo racconto di emancipazione tecnica si scontra frontalmente con la realtà dei numeri.

    Negli ultimi mesi Amazon ha tagliato circa 30.000 posti di lavoro, tra un primo blocco di 14.000 esuberi e una successiva ondata di 16.000 licenziamenti corporate.

    Il piano di riduzione dei livelli intermedi prosegue, mentre l’azienda annuncia investimenti colossali: 200 miliardi di dollari di spesa in conto capitale previsti per il 2026, in gran parte destinati all’intelligenza artificiale e all’infrastruttura cloud.

    A rendere ancora più stridente il contrasto arriva un rapporto del Government Accountability Office (richiesto dal senatore Bernie Sanders).

    Nei soli undici stati analizzati (che rappresentano circa un quinto della popolazione americana), i dipendenti Amazon iscritti al programma di assistenza alimentare SNAP sono saliti a 12.346, mentre quelli su Medicaid sono 11.338.

    Dal 2020 al 2025 il numero di lavoratori del gruppo che ricorrono ai sussidi federali è quasi triplicato. Amazon si conferma la seconda azienda, dopo Walmart, per numero di dipendenti che dipendono da questi programmi.

    Nel frattempo i risultati finanziari parlano di un’altra Amazon: i profitti annuali sono passati da 11,59 a 77,67 miliardi di dollari, con un fatturato di 716,92 miliardi e un reddito operativo di 79,98 miliardi nell’anno fiscale 2025. AWS continua a crescere a doppia cifra (+28% nel primo trimestre 2026).
    Si delinea così un quadro a due velocità.

    Da un lato, l’azienda spinge perché tutti – anche chi non è programmatore – imparino a usare l’IA per generare codice e automatizzare processi. Dall’altro, continua a ridurre il personale corporate e mantiene una forza lavoro operativa su livelli salariali tali da costringere migliaia di dipendenti a rivolgersi allo Stato per mangiare e curarsi.

    Il codice generato da una dirigente delle risorse umane diventa, in questo contesto, un simbolo ambivalente: da una parte dimostra le potenzialità di democratizzazione dello sviluppo software, dall’altra rischia di apparire come l’ennesima prova di un’azienda che investe miliardi nell’automazione mentre stringe la cinghia sui costi del lavoro umano.

    Resta aperta la domanda di fondo: l’IA di Amazon sta davvero creando valore condiviso, oppure sta solo accelerando una polarizzazione già in atto tra chi progetta il futuro e chi continua a lavorare (e vivere) nel presente?

  • OpenAI e Anthropic “si accaparrano” i Mac per addestrare gli agenti AI?

    OpenAI e Anthropic “si accaparrano” i Mac per addestrare gli agenti AI?

    Gli agenti AI hanno bisogno di una palestra, non solo di GPU. OpenAI e Anthropic starebbero usando grandi “flotte” di Mac per insegnare ai modelli a lavorare direttamente sui desktop.

    Secondo un report basato su fonti anonime, OpenAI avrebbe acquistato decine di migliaia di Mac mini e Mac Studio per attività di reinforcement learning legate agli agenti AI capaci di interagire direttamente con un desktop.

    Anthropic avrebbe perseguito, invece, un obiettivo simile affittando capacità basata su Mac attraverso AWS, privilegiando quindi un modello infrastrutturale diverso.

    Le quantità indicate non sono state confermate da OpenAI, Anthropic o Apple e non esistono al momento dati pubblici che colleghino questi acquisti alla forte crescita recente dei ricavi Mac.

    Se confermato, il fenomeno mostrerebbe però come l’addestramento degli agenti “computer use” stia creando una nuova domanda di hardware fisico oltre alle tradizionali GPU usate per eseguire i modelli.

    Sullo sfondo resta inoltre la scarsità di memoria, che potrebbe contribuire alla minore disponibilità di alcune configurazioni destinate a professionisti e consumatori.


    Link alla fonte:
    https://www.tomshw.it/business/i-mac-mini-si-vendono-come-il-pane-se-li-comprano-tutti-openai-e-anthropic-1

  • Il Pentagono apre ChatGPT a oltre tre milioni di utenti “interni”

    Il Pentagono apre ChatGPT a oltre tre milioni di utenti “interni”

    ChatGPT arriva al Pentagono per una platea potenziale di oltre tre milioni di utenti nel personale. Ma la vera sfida non è adottare l’AI: è stabilire come governarla.

    ChatGPT entra ufficialmente in GenAI.mil, la piattaforma del Dipartimento della Difesa statunitense dedicata agli strumenti di intelligenza artificiale autorizzati per attività non classificate.

    La versione ChatGPT Mil, adattata all’ambiente della Difesa, sarà potenzialmente accessibile a oltre tre milioni di militari, dipendenti civili e altri membri del dipartimento e potrà trattare informazioni “controlled but unclassified”.

    Il sistema affiancherà Gemini di Google e sarà impiegato soprattutto per pianificazione, policy, logistica, amministrazione e produzione documentale, secondo una strategia che punta a scegliere modelli diversi in base al compito.

    L’adozione su questa scala apre però una questione più profonda: con l’evoluzione dei chatbot verso agenti capaci di eseguire sequenze di azioni, il Pentagono dovrà definire obiettivi, limiti, accesso ai dati e responsabilità.

    La sfida passa quindi dall’incentivare l’uso dell’AI allo stabilire come governarla e chi debba rispondere delle sue azioni.


    Link alla fonte:
    https://www.linkiesta.it/2026/09/pentagono-usa-chatgpt-ia/⁠