Un maxi campus di datacenter sviluppato da QTS nella contea di Fayette, in Georgia, avrebbe utilizzato circa 29 milioni di galloni d’acqua tramite due connessioni non registrate, mentre ai residenti veniva chiesto di ridurre i consumi domestici a causa della bassa pressione idrica.
Il progetto, controllato dal gruppo Blackstone e noto come “Project Excalibur”, è uno dei più grandi complessi AI-oriented in costruzione negli Stati Uniti, con fino a 16 edifici previsti e investimenti stimati per un miliardo di dollari.
L’azienda sostiene che l’acqua sia stata usata principalmente per attività temporanee di costruzione e che, a regime, il sistema utilizzerà un raffreddamento “closed-loop” a riciclo interno.
Il caso ha però sollevato forti critiche sulla trasparenza e sulla sostenibilità delle infrastrutture digitali, soprattutto in uno Stato già colpito da siccità e crescente pressione energetica legata ai datacenter.
La vicenda evidenzia il conflitto sempre più acceso tra espansione dell’AI, consumo di risorse naturali e tutela delle comunità locali.
Un datacenter AI di QTS consumava milioni di litri d’acqua senza controlli nel pieno della siccità in Georgia
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