L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese è ormai diffusa, ma spesso resta superficiale: molte organizzazioni la utilizzano senza averla integrata realmente nei processi.
Studi di istituzioni come McKinsey Global Institute, Banca dei regolamenti internazionali e Banca europea per gli investimenti mostrano che l’AI aumenta la produttività, ma i benefici si concentrano nelle aziende già più avanzate digitalmente.
L’impatto sul lavoro riguarda soprattutto la trasformazione delle mansioni, più che la loro eliminazione, come evidenziato anche dall’Organizzazione internazionale del lavoro e dall’Anthropic.
Il nodo centrale diventa quindi la governance: non solo regole, ma capacità di integrare l’AI nei processi decisionali e controllarne gli effetti.
In assenza di una governance efficace, il rischio è che l’AI amplifichi le disuguaglianze invece di ridurle.
Tag: Governance
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L’integrazione nei processi decisionali determinerà chi beneficerà davvero dell’AI
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Shadow AI dilaga nelle PMI italiane: il 68% dei dipendenti usa l’AI di nascosto, rischio sanzioni milionarie
Il fenomeno della Shadow AI sta emergendo come una delle principali minacce per le piccole e medie imprese italiane, con il 68% dei dipendenti che utilizza strumenti di intelligenza artificiale senza autorizzazione aziendale.
Secondo Alessandro Ciciarelli, fondatore di IntelligenzaArtificialeItalia.net, questa pratica espone dati sensibili e proprietà intellettuale a server esterni non controllati. Il rischio economico è elevatissimo: una singola violazione può costare a una PMI tra 1 e 3 milioni di euro, considerando sanzioni, danni reputazionali e blocchi operativi.
Il problema nasce da un vuoto di governance e dalla carenza di competenze interne, che spinge i lavoratori a usare tool gratuiti online per rispettare tempi e obiettivi.
La soluzione indicata non è vietare l’AI, ma governarla con policy chiare, strumenti sicuri e formazione, prima che incidenti gravi rendano il problema impossibile da ignorare.
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https://www.adnkronos.com/lavoro/shadow-ai-68-dei-dipendenti-italiani-la-usa-di-nascosto-rischio-milioni-per-le-pmi_4pNmiqzNpJ8rYksDMDbYT2 -
OpenAI diventa società a scopo di lucro: Microsoft detiene il 27% e la clausola AGI definisce il futuro dell’accordo
OpenAI ha completato una ristrutturazione storica che la trasforma in una public benefit corporation (PBC), segnando il passaggio definitivo da organizzazione non-profit a società a scopo di lucro.
Microsoft è ora il principale azionista con una quota del 27%, e mantiene diritti esclusivi sulla tecnologia di OpenAI fino al 2032 o fino al raggiungimento dell’intelligenza artificiale generale (AGI), secondo una clausola specifica dell’accordo.
La nuova struttura consente a OpenAI di raccogliere capitali in modo più flessibile e accelerare lo sviluppo dei suoi modelli, ma solleva interrogativi sulla coerenza con la missione originaria di “beneficio per l’umanità”.
Il controllo formale resta alla OpenAI Foundation, ma il bilanciamento tra profitto e impatto etico rimane al centro del dibattito.
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