L’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese è ormai diffusa, ma spesso resta superficiale: molte organizzazioni la utilizzano senza averla integrata realmente nei processi.
Studi di istituzioni come McKinsey Global Institute, Banca dei regolamenti internazionali e Banca europea per gli investimenti mostrano che l’AI aumenta la produttività, ma i benefici si concentrano nelle aziende già più avanzate digitalmente.
L’impatto sul lavoro riguarda soprattutto la trasformazione delle mansioni, più che la loro eliminazione, come evidenziato anche dall’Organizzazione internazionale del lavoro e dall’Anthropic.
Il nodo centrale diventa quindi la governance: non solo regole, ma capacità di integrare l’AI nei processi decisionali e controllarne gli effetti.
In assenza di una governance efficace, il rischio è che l’AI amplifichi le disuguaglianze invece di ridurle.
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L’integrazione nei processi decisionali determinerà chi beneficerà davvero dell’AI
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Persone, agenti e robot: il lavoro si ridisegna come partnership nell’era dell’AI
Secondo un nuovo report di McKinsey, il futuro del lavoro sarà basato su una collaborazione strutturata tra persone, agenti software e robot fisici, tutti potenziati dall’intelligenza artificiale.
Le tecnologie attuali potrebbero automatizzare in teoria fino al 57% delle ore lavorate negli Stati Uniti, ma ciò non implica una perdita netta di posti di lavoro: il cambiamento avverrà soprattutto attraverso la trasformazione dei ruoli e delle competenze.
Oltre il 70% delle skill umane rimarrà rilevante, anche se applicata in modi diversi, mentre cresce rapidamente la domanda di “AI fluency”, aumentata di sette volte in due anni.
McKinsey stima che, se le aziende riprogetteranno i flussi di lavoro attorno alla collaborazione uomo–macchina, entro il 2030 si potrebbero sbloccare fino a 2,9 trilioni di dollari di valore economico annuo negli USA.Link alla fonte:
https://www.mckinsey.com/mgi/our-research/agents-robots-and-us-skill-partnerships-in-the-age-of-ai
