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  • Come creare il tuo “avatar” in Gemini Omni

    In questi pochi minuti Matt Wolfe mostra la nuova funzione “avatar” in Gemini Omni.
    Questa nuova tecnologia generativa, fra quelle presentate al recente evento Google I/O, fa ciò che finora era possibile fare solo con le immagini, ma con i video: inserire nei video anche informazioni, che tuttavia non si limitano solo al testo ma anche alla “conoscenza”.
    Come vedremo nel corso dei prossimi mesi, quasi tutte le tecnologie presentate da Google sono “risposte” a quelle introdotte finora dai suoi concorrenti, ma “amplificate” (un altro esempio sono gli agenti in Spark con le loro “skill”).

  • Gemini trasforma gli utenti “avatar” realistici e li mette nei video

    Google ha introdotto nella sua app Google una nuova funzione di avatar AI basata sul modello video Omni, capace di creare cloni digitali fotorealistici degli utenti da inserire in video generati automaticamente.
    In un test raccontato da WIRED, il giornalista Reece Rogers ha creato in pochi minuti una versione virtuale di sé stesso, generando clip surreali ma sorprendentemente credibili, tra dinosauri a Dolores Park e surf sotto il Golden Gate Bridge.
    Nonostante errori visivi, outfit incoerenti e piccoli glitch, il risultato è stato percepito come inquietantemente realistico, soprattutto nelle espressioni facciali e nella voce sintetica.
    A differenza delle precedenti funzionalità di OpenAI con Sora, Google limita la creazione di avatar agli adulti e solo per il proprio volto, nel tentativo di ridurre i rischi legati ai deepfake non consensuali.
    La novità evidenzia quanto l’AI generativa stia accelerando verso esperienze sempre più immersive e personali, ma anche quanto siano urgenti nuove riflessioni su identità digitale, consenso e manipolazione visiva.

    Link alla fonte:
    https://www.wired.com/story/i-cloned-myself-with-geminis-ai-avatar-tool-the-result-was-unnervingly-me/

  • Se pensate ancora che il film “Her” sia fantascienza, dovreste ricredervi.

    Il fenomeno descritto nell’articolo de “la Repubblica” (vedi screenshot) non riguarda, ovviamente solo l’Italia, ma riflette una tendenza globale in forte espansione, specialmente tra i giovani.

    A livello internazionale, milioni di persone (soprattutto adolescenti e giovani adulti) stanno sviluppando legami emotivi con intelligenze artificiali conversazionali, usandole come confidenti, amici, partner romantici o persino “terapeuti”. Questo avviene tramite app dedicate come Replika (oltre 30-40 milioni di utenti registrati), Character.AI (20 milioni di utenti attivi mensili, più della metà under 24), Nomi.ai, o persino modelli generalisti come ChatGPT, che molti impiegano per supporto emotivo.

    • Negli Stati Uniti, un report di Common Sense Media (2025) indica che il 72% degli adolescenti (13-17 anni) ha usato almeno una volta un’AI come companion, e il 52% lo fa regolarmente. Molti lo fanno per amicizia, supporto emotivo o come “migliore amico”.
    • Tra i giovani americani (Gen Z e Millennials), circa il 25% crede che un’AI possa sostituire una relazione romantica reale, e percentuali significative (fino al 30% tra i maschi giovani) hanno già interagito romanticamente con un’AI.
    • Uno studio su Replika ha rilevato che il 90% degli utenti studenti intervistati soffriva di solitudine (molto sopra la media nazionale), ma molti riportavano un sollievo temporaneo grazie all’AI.
    • In Cina, app come Xiaoice (di Microsoft) contano centinaia di milioni di interazioni emotive, con utenti che la trattano come una compagna di vita.
    • A livello globale, si stima che le AI companion abbiano superato il miliardo di utenti emotivamente coinvolti (tra app dedicate e usi “non ufficiali” di ChatGPT & simili).


    Il motivo principale? L’AI offre qualità che molti umani faticano a garantire: disponibilità 24/7, assenza di giudizio, lealtà costante, empatia simulata e personalizzazione estrema. Come dice il ragazzo dell’articolo, “dice sempre la cosa giusta”. Questo attrae soprattutto chi si sente isolato, ansioso o in difficoltà relazionali, un trend amplificato dalla pandemia, dai social media e dalla crisi di solitudine giovanile.

    Tuttavia, l’uso intenso può causare dipendenza emotiva con sensi di perdita, ritiro sociale e peggioramento della solitudine a lungo termine, vulnerabilità degli adolescenti a contenuti dannosi e design aziendali orientati al profitto più che al benessere, rendendo il supporto utile solo se temporaneo e non sostitutivo delle relazioni reali.

    Ciò che abbiamo appena descritto è parte di un cambiamento culturale profondo, in cui l’AI sta diventando un “terzo polo” nelle dinamiche affettive, tra solitudine moderna e tecnologia sempre più “umana”.

    E l’imminente arrivo di “avatar” in grado di dare un volto ai chatbot e simulare espressioni emotive nel volto sarà la ciliegina sulla torta.