Vi segnalo un articolo che riflette sull’intelligenza artificiale generativa non come semplice tecnologia, ma come nuova forma di vita simbolica capace di competere con la facoltà umana del pensiero-linguaggio.
A partire da una dichiarazione di Sam Altman del 2015, il testo sostiene che l’AI sia il prodotto storico di una concezione dell’intelligenza separata dal corpo, fondata sulla ricombinazione di conoscenze e sull’eredità del “cogito ergo sum”.
L’autore contrappone a questa intelligenza algoritmica un pensiero “a corpo vivo”, incarnato nelle emozioni, nel desiderio, nelle esperienze e nella singolarità del vivente.
Attraverso il riferimento a Platone e a Gilles Deleuze, il saggio propone una risposta filosofica e antropologica all’AI: recuperare una forma di vita capace di generare idee e relazioni senza dipendere completamente dalle Big Tech.
La vera differenza nel futuro, conclude l’autore, non sarà saper usare l’AI, ma riuscire ancora a pensare e creare autonomamente, preservando l’unità tra mente e corpo.
Link alla fonte:
https://www.lastampa.it/cultura/2026/05/09/news/il_pensiero_e_corpo_vivo-15614940/
