Tag: SviluppoSoftware

  • Buonanno rilancia: “Il coding non è morto, ma sta cambiando pelle con l’AI”

    Roberto Buonanno torna, su Tom’s Hardware Italia, al dibattito acceso dal suo articolo provocatorio intitolato “Il coding è morto”, analizzando le reazioni della community di sviluppatori italiani.
    Al centro del confronto ci sono le dichiarazioni di Dario Amodei, CEO di Anthropic, secondo cui entro 6–12 mesi i modelli AI potrebbero svolgere end-to-end il lavoro di un ingegnere software.
    Buonanno mappa paure e speranze emerse nei commenti: dal timore delle “scatole nere” e dei rischi di sicurezza, alla trasformazione del ruolo dei programmatori in orchestratori di agenti AI.
    L’autore propone infine un decalogo operativo per usare strumenti come OpenClaw in modo sicuro e strategico, sostenendo che la vera sfida non sia difendere il coding tradizionale, ma adattarsi a un mercato che sta già cambiando.
    La tesi è semplice: l’AI non elimina il valore, lo ridistribuisce, premiando chi è in grado di evolvere competenze e mentalità.

    Leggete il ricco e interessante articolo qui:
    https://www.tomshw.it/business/ho-scritto-che-il-coding-e-morto-ecco-come-gli-sviluppatori-mi-hanno-risposto

  • L’AI scrive il codice, gli sviluppatori diventano “architetti” e il software crolla in Borsa

    Il settore software ha perso circa il 22% in borsa dall’inizio del 2026, con cali significativi per aziende come ServiceNow (-30%), Salesforce (-28%) e Microsoft, che ha visto evaporare 360 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta post-earnings.
    Questo declino è attribuito all’avanzata dell’intelligenza artificiale generativa che automatizza il coding, trasformando gli sviluppatori da semplici codificatori a “architetti” di sistemi complessi, focalizzati su design strategico e orchestrazione di agenti AI.
    Tool come GitHub Copilot e Claude Code aumentano la produttività, ma evidenziano limiti nei compiti complessi, dove l’oversight umano resta essenziale.
    Da Microsoft a Oracle, gli investimenti massivi in IA (fino a 1,3 trilioni di dollari entro il 2027) stanno scalzando modelli di business tradizionali SaaS, favorendo una rotazione verso hardware e piattaforme integrate, anche se analisti ritengono il sell-off eccessivo e prevedono opportunità di rebound.
    Il dibattito si estende all’impatto sull’occupazione, con rischi per junior coder ma anche prospettive di nuovi ruoli per esperti “AI-literate”.

    Link alla fonte:
    https://www.reuters.com/business/media-telecom/global-software-stocks-hit-by-anthropic-wake-up-call-ai-disruption-2026-02-04

  • Il Vibe Coding abbassa le barriere, ma non sostituisce gli sviluppatori

    Nel suo Use Case 11 su Medium, Sreeram Narasimhan racconta l’esperienza di costruire applicazioni funzionanti senza saper programmare, affidandosi a strumenti di “vibe coding” come Replit e ai modelli LLM.
    L’autore mostra come questi tool permettano a non-coder di creare rapidamente prototipi completi di backend, hosting e interazioni, riducendo drasticamente tempi e costi iniziali.
    Tuttavia, emergono limiti evidenti quando si tratta di debugging, scalabilità e manutenzione: senza competenze di programmazione, anche piccoli bug diventano costosi e frustranti.
    Il valore massimo si ottiene trattando il prompt iniziale come un vero documento di requisiti, spesso preparato prima con ChatGPT o Claude.
    La conclusione è netta: il vibe coding è ideale per prototipi e demo, ma il software production-ready richiede ancora sviluppatori umani.

    Link alla fonte:
    https://medium.com/naturally-stupid/use-case-11-the-vibe-coding-trap-building-apps-without-knowing-how-to-code-a1f0689d748e