Una panoramica del lancio inaspettato e del successo virale di ChatGPT, evidenziando come l’evento abbia colto tutti, inclusa OpenAI stessa, alla sprovvista.
Nonostante abbia raggiunto milioni di utenti in pochissimi giorni, l’azienda era “internamente impreparata” per tale domanda, avendo trattato il progetto come una semplice “anteprima di ricerca” lanciata in fretta per superare la concorrenza.
L’esplosione di popolarità mise immediatamente sotto pressione le risorse tecniche, causando problemi di stabilità e di “scarsa disponibilità di GPU”, e costringendo l’azienda a un’espansione rapida del personale.
A livello settoriale, l’introduzione del chatbot, basato sulla “tecnologia Transformer” di Google, ha costretto i giganti della tecnologia a reagire con urgenza, specialmente Google, che percepì il prodotto come un rischio esistenziale.
Anche il rapporto tra OpenAI e Microsoft si modificò, passando da una partnership a una dinamica “parzialmente competitiva”.
Il video illustra come un prodotto lanciato in fretta e con basse aspettative abbia trasformato irrimediabilmente il panorama globale dell’intelligenza artificiale e le relative dinamiche aziendali.
Link alla fonte:
https://www.ilpost.it/2025/11/30/chatgpt-tre-anni/
Autore: BDB
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Tre anni fa l’onda d’urto imprevista di ChatGPT
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La nuova tendenza dei chatbot di AI generativa è il multitasking?
ChatGPT suggerisce sempre più spesso all’utente di avviare nuovi task mentre ne sta già elaborando uno, e in effetti riesce a svolgere sempre meglio compiti che prevedono più step diversificati anche nello stesso prompt.
Insieme a una sempre maggiore interpretazione dello “user intent”, quello del multitasking sembra proprio il nuovo passaggio evolutivo che tutti i chatbot di AI generativa attraverseranno in questa fase.

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L’AI come “agente” al servizio dell’uomo, ma la responsabilità resta umana: il monito di Luciano Floridi
Luciano Floridi, filosofo e professore alla Yale University, ha spiegato durante l’evento Adnkronos “AI: intelligenza umana, supporto artificiale” che l’uso dell’intelligenza artificiale come agentic AI – ovvero sistemi capaci di agire come delegati digitali – è già realtà, anche se ancora imperfetta.
Floridi descrive scenari in cui un agente potrebbe organizzare un viaggio completo in autonomia, sottolineando però che la vera sfida non è tecnologica, ma di integrazione, sicurezza e coerenza del contesto digitale in cui questi agenti operano. Il filosofo evidenzia che tali agenti funzionano al meglio solo in ambienti nativamente digitali, dove interagiscono con dati, motori di ricerca, social e infrastrutture integrate.
Floridi conclude che l’evoluzione di questi sistemi richiede consapevolezza: la progettazione, l’uso e le eventuali conseguenze dell’AI rimangono una responsabilità esclusivamente umana.
Link alla fonte:
https://demografica.adnkronos.com/mondo/intelligenza-artificiale-responsabilita-umana-luciano-floridi-yale-university/
