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  • Da +420% in Borsa a 38 miliardi di dollari: la “Nvidia cinese” consacra un nuovo miliardario

    Shanghai, 6 dicembre 2024 — Il debutto di Moore Threads Technology alla Borsa di Shanghai si trasforma in uno degli eventi finanziari più esplosivi dell’anno: le azioni schizzano del 420% nel giorno dell’IPO, portando la capitalizzazione dell’azienda a 276 miliardi di yuan (38 miliardi di dollari) e trasformando il suo fondatore, Zhang Jianzhong, in un miliardario da 4,3 miliardi di dollari. È il secondo maggior collocamento onshore in Cina nel 2024 e segnala l’accelerazione strategica di Pechino verso l’autosufficienza tecnologica nell’intelligenza artificiale.

    L’IPO da record: 8 miliardi di yuan e domanda record

    Moore Threads ha raccolto 8 miliardi di yuan (1,1 miliardi di dollari) vendendo 70 milioni di azioni a 114,28 yuan ciascuna. La porzione retail è stata sottoscritta oltre 2.700 volte, costringendo i regolatori a riallocare quote aggiuntive agli investitori individuali per soddisfare la domanda. Il 59enne Zhang Jianzhong, presidente e CEO, detiene una partecipazione stimata dell’11% che, con l’impennata dei titoli, lo colloca immediatamente tra i nuovi miliardari tecnologici della Cina.

    La capitalizzazione post-IPO di 276 miliardi di yuan rende Moore Threads la seconda quotazione più importante dell’anno in Cina, superata solo dall’IPO da 2,7 miliardi di dollari di Huadian New Energy Group. I fondi raccolti saranno destinati a potenziare il personale e accelerare la ricerca e sviluppo, elementi critici per sostituire i chip americani ora soggetti a restrizioni alle esportazioni.

    Investitori istituzionali, crescita e perdite in calo

    Dietro Moore Threads si schiera un battaglione di investitori di prestigio. Tra i principali figurano Shenzhen Capital Group, Sequoia Capital China (HongShan), ByteDance, Tencent Holdings, China Merchants Venture Capital, Zhongguancun Science City Innovation Development e altri fondi statali e venture capital. In totale, la società ha completato sei round di finanziamento, raccogliendo diverse decine di miliardi di yuan prima dell’IPO.

    L’azienda si posiziona come fornitore di infrastrutture per il calcolo accelerato e soluzioni integrate per la trasformazione digitale. I suoi prodotti spaziano dalle unità di elaborazione grafica (GPU) al software di supporto per l’addestramento AI, basati sull’architettura proprietaria MUSA (Moore Threads Unified System Architecture). Moore Threads ha lanciato quattro generazioni di architetture GPU: Sudi, Chunxiao, Quyuan e Pinghu, con un ritmo quasi annuale.

    Nei primi nove mesi del 2024, i ricavi di Moore Threads sono saliti del 182% su base annua, raggiungendo 784,6 milioni di yuan. La perdita netta si è ridotta a 723,5 milioni di yuan, in miglioramento del 18,7% rispetto allo stesso periodo del 2023. Nel 2024, i ricavi annuali hanno raggiunto 438,5 milioni di yuan, con un tasso di crescita annuale composto superiore al 200% negli ultimi tre anni. L’azienda rimane non redditizia, ma la traiettoria indica una contrazione progressiva delle perdite, segno che la scala operativa inizia a produrre effetti.

    La spinta geopolitica: Entity List e autosufficienza nazionale

    La parabola di Moore Threads non può essere separata dalle tensioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina. Nell’ottobre 2023, l’amministrazione Biden ha aggiunto Moore Threads alla Entity List del Dipartimento del Commercio statunitense, insieme a Biren Technology, bloccando di fatto l’accesso ad attrezzature di produzione avanzate e a tecnologie americane critiche. L’inclusione nella lista limita gravemente l’accesso a processi produttivi avanzati presso fonderie come TSMC, Samsung e Intel Foundry Services, costringendo l’azienda a rivolgersi a SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corporation) e alla catena di fornitura domestica cinese.

    Le sanzioni hanno comportato una ristrutturazione interna, con tagli al personale nel novembre 2023. In una lettera ai dipendenti, Zhang ha definito le riduzioni “difficili ma necessarie” per consolidare le risorse e concentrarsi sullo sviluppo delle GPU. Ha respinto le voci secondo cui si trattasse di un “momento buio” per lo sviluppo delle GPU cinesi, ribadendo la determinazione dell’azienda a produrre “la migliore GPU general-purpose della Cina”.

    Le restrizioni americane, paradossalmente, hanno rafforzato la posizione strategica di Moore Threads. Nvidia, che dominava il mercato cinese, ha visto vietare l’esportazione dei chip A100, H100, e successivamente anche delle versioni “addomesticate” A800 e H800. Questo vuoto di mercato ha creato una domanda insaziabile per alternative domestiche. Moore Threads, con la sua architettura MUSA compatibile con CUDA attraverso strumenti di conversione automatica del codice come MUSIFY, si presenta come l’opzione più credibile per i clienti cinesi.

    La strategia di autosufficienza tecnologica della Cina — incarnata nei piani quinquennali AI e in iniziative come “Made in China 2025” — ha trasformato Moore Threads in un asset strategico nazionale. Secondo Sinolink Securities, il mercato cinese delle GPU dovrebbe espandersi da 142,5 miliardi di yuan nel 2024 a circa 1,3 trilioni di yuan entro il 2029, con una crescita quasi decupla. Questo scenario offre a Moore Threads e ad altri player domestici come Cambricon Technologies, Biren Technology, Iluvatar CoreX e Huawei (con i chip Ascend) uno spazio di mercato enorme.

    L’effetto a catena si estende all’intero ecosistema dei semiconduttori cinesi. La riuscita quotazione di Moore Threads invia un segnale forte agli investitori: le startup di chip AI cinesi possono prosperare nonostante — o proprio grazie a — le restrizioni occidentali. Altre società come Enflame Technology e Biren Technology hanno avviato processi di tutoraggio pre-IPO, indicando una corsa verso i mercati dei capitali domestici.

    Prospettive di mercato: competizione e sfide

    Il mercato globale delle GPU è in piena espansione, trainato dall’intelligenza artificiale generativa. Secondo le previsioni di vari analisti, il mercato globale dei chip AI dovrebbe raggiungere oltre 300 miliardi di dollari entro il 2029, con tassi di crescita annuali superiori al 20%. L’Asia-Pacifico, e la Cina in particolare, è destinata a essere la regione in più rapida crescita.

    Tuttavia, Moore Threads deve affrontare sfide tecniche significative. Nonostante i progressi, le GPU di Moore Threads sono ancora indietro rispetto alle controparti occidentali in termini di prestazioni a chip singolo, larghezza di banda della memoria e maturità dell’ecosistema software. La carta grafica MTT S80, lanciata nel 2022 e salutata come la “prima card gaming domestica”, ha mostrato limiti nei benchmark di gioco, soprattutto in termini di compatibilità, frame rate e qualità grafica. La community gaming cinese l’ha ironicamente definita un “gadget da collezione”. Anche se Moore Threads ha rilasciato driver ottimizzati che portano i frame rate a circa 50 FPS con impostazioni elevate, la strada verso la parità con Nvidia e AMD rimane lunga.

    Nvidia, pur limitata dalle sanzioni, ha sviluppato nuovi chip “adattati” per il mercato cinese, come l’H20, progettato per rimanere sotto i limiti delle restrizioni con 296 teraFLOPS di prestazioni FP8 e 96 GB di memoria HBM a banda larga. Questo le consente di mantenere una presenza ridotta ma significativa. Moore Threads, priva di accesso alla memoria HBM di alta qualità (fornita principalmente da Samsung e SK Hynix), fatica a competere sul piano delle prestazioni pure.

    Nonostante ciò, il focus domestico di Moore Threads è un vantaggio competitivo. La società collabora con operatori telefonici, grandi banche statali, startup di modelli linguistici e cloud provider cinesi come Alibaba Cloud (che ha visto un aumento dei ricavi del 34% nell’ultimo trimestre e ha annunciato investimenti per almeno 53 miliardi di dollari in infrastrutture AI e cloud nei prossimi tre anni). L’integrazione con l’ecosistema cinese — dai framework di deep learning come Torch-MUSA ai cluster di calcolo intelligente da 10.000 GPU — offre a Moore Threads un mercato captive e in rapida espansione.

    Everbright Securities definisce Moore Threads “un chiaro beneficiario dello slancio della sostituzione domestica”. Gli analisti prevedono che, con il sostegno politico e la crescente maturità tecnologica, Moore Threads possa diventare una “forza significativa” nella riduzione della dipendenza cinese dai fornitori di chip AI stranieri.

    Il profilo del fondatore: da Nvidia alla “piccola Nvidia”

    Zhang Jianzhong, 59 anni, è una figura chiave del settore GPU globale. Laureato in informatica presso la Nanjing University of Science and Technology, ha accumulato quasi vent’anni di esperienza nell’industria delle GPU. Dopo aver lavorato come senior researcher presso il National Computer Laboratory del Metallurgical Automation Research and Design Institute (1990-1992), Zhang è entrato in Hewlett-Packard China come product general manager (1992-2001), per poi passare a Dell China come general manager del Global Customer Department (2001-2006).

    Il salto decisivo è arrivato nel 2006, quando è entrato in Nvidia come Global Vice President e General Manager per la Greater China. In 14 anni alla guida delle operazioni cinesi di Nvidia, Zhang è stato accreditato di aver giocato un ruolo cruciale nell’espansione dell’azienda americana nel mercato continentale, costruendo relazioni profonde con clienti, partner e talenti locali. La sua credibilità e rete di contatti hanno attratto investitori di alto profilo e talenti da Nvidia e AMD quando ha fondato Moore Threads nell’ottobre 2020.

    Il nome stesso dell’azienda è un omaggio alla Legge di Moore, il principio fondante dell’industria dei semiconduttori. Zhang controlla direttamente l’11,06% delle azioni e, attraverso accordi di azione concertata con piattaforme azionarie dei fondatori e piattaforme di partecipazione dei dipendenti, detiene un controllo effettivo del 36,36% dell’azienda. Tre dei sette membri del consiglio di amministrazione di Moore Threads provengono da Nvidia, un segnale della continuità strategica e dell’expertise tecnica che Zhang ha portato con sé.

    In un’intervista pubblicata il giorno dell’IPO dal Shanghai Securities Journal, Zhang ha dichiarato che Moore Threads “introdurrà un chip di nuova generazione ogni anno per fornire hardware chiave allo sviluppo AI della Cina” e che l’obiettivo è “diventare un player GPU leader con competitività internazionale”. La sua visione riflette l’ambizione di Pechino: non solo sostituire i chip stranieri, ma competere globalmente.

    Epilogo: un segnale per il futuro dell’AI e dei chip

    Il debutto stellare di Moore Threads alla Borsa di Shanghai va oltre il singolo collocamento. È un segnale che la Cina è determinata a costruire una catena di fornitura domestica completa per l’intelligenza artificiale, dal silicio al software, dai cluster di calcolo ai framework applicativi. In un contesto geopolitico segnato da restrizioni tecnologiche e frammentazione delle supply chain, aziende come Moore Threads rappresentano la risposta strategica di Pechino: trasformare le sanzioni in opportunità, il blocco tecnologico in spinta all’innovazione.

    L’IPO da 420% non è solo un trionfo finanziario per Zhang Jianzhong e gli investitori early-stage. È una dichiarazione d’intenti: la Cina punterà tutto sulla sostituzione domestica e sulla costruzione di capacità endogene nei chip AI, accettando i compromessi tecnologici a breve termine in cambio di una maggiore sovranità strategica a lungo termine. Moore Threads, con le sue GPU general-purpose, i suoi cluster da 10.000 card e la sua architettura MUSA, sarà al centro di questa trasformazione.

    Nei prossimi anni, il successo di Moore Threads dipenderà dalla capacità di migliorare le prestazioni a chip singolo, ampliare l’ecosistema software e conquistare quote di mercato nei segmenti ad alto valore aggiunto come l’addestramento di modelli linguistici di grandi dimensioni e l’inferenza AI edge. Ma una cosa è certa: nel grande scacchiere tecnologico globale, la “piccola Nvidia” cinese ha appena mosso un pedone molto audace. E il gioco è appena iniziato.

  • SoftBank liquida Nvidia per finanziare la “scommessa radicale” su OpenAI e nuova infrastruttura AI

    Masayoshi Son ha rivelato di aver venduto l’intera partecipazione di SoftBank in Nvidia per 5,83 miliardi di dollari, definendo l’operazione un sacrificio necessario nonostante il forte legame con l’azienda.

    La scelta non deriva da sfiducia verso Nvidia né da timori di una bolla AI, ma dalla volontà di convertire profitti in liquidità per finanziare investimenti massicci in OpenAI, data center e robotica.

    SoftBank punta infatti a costruire le infrastrutture e le piattaforme che, secondo Son, rappresenteranno il prossimo livello di valore nell’intelligenza artificiale.

    La cessione, tuttavia, solleva dubbi tra alcuni analisti, che vedono nel “segnale Son” un possibile indicatore di rallentamento dell’euforia speculativa sui chip AI.

    Il mercato osserva ora come verranno utilizzati i capitali liberati e se la strategia porterà SoftBank a guidare — o a inseguire — il nuovo ecosistema AI.

    Link alla fonte:
    https://www.milanofinanza.it/news/le-lacrime-di-masayoshi-son-e-la-scommessa-da-40-miliardi-dentro-il-new-deal-dell-ai-di-softbank-202512031255126049

  • Gli LLM non diventeranno mai AGI: la critica radicale di Benjamin Riley

    Benjamin Riley, fondatore di Cognitive Resonance, sostiene in un saggio per The Verge che i modelli linguistici di grandi dimensioni non raggiungeranno mai l’intelligenza artificiale generale perché il linguaggio non equivale al pensiero.

    L’industria tech, afferma, confonde la capacità di generare testo con la capacità di ragionare, sfruttando un bias cognitivo che porta gli esseri umani ad associare eloquenza e intelligenza.

    Le neuroscienze mostrano che linguaggio e pensiero sono processi distinti, e che gli LLM emulano solo la parte comunicativa, non la cognizione. Anche figure di spicco come Yann LeCun e studi sulla creatività degli LLM evidenziano limiti strutturali che impedirebbero a questi modelli di produrre vera originalità.

    Le conclusioni di Riley mettono in discussione le promesse più ambiziose dei CEO dell’AI, suggerendo che gli LLM resteranno strumenti di remix, incapaci di generare conoscenza realmente nuova.

    Link alla fonte:

    https://www.punto-informatico.it/esperto-smonta-mito-agi-ai-non-sara-mai-intelligente