Tre editori su quattro hanno già integrato strumenti di intelligenza artificiale nei flussi di lavoro aziendali, mentre il 27,7% è stato contattato da sviluppatori di modelli linguistici per licenziare i propri cataloghi. La cautela prevale: appena il 3,7% ha siglato contratti, il 37% ha rifiutato e il 59,3% rimane in fase di valutazione. Emergono preoccupazioni diffuse sul diritto d’autore (58,8%) e sulla necessità di ridefinire i rapporti contrattuali (63,9%).
La ricerca AIE presentata a Più libri più liberi
I dati provengono dalla prima indagine sistematica sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle case editrici italiane, condotta dall’Associazione Italiana Editori e presentata il 6 dicembre 2025 nell’ambito del programma professionale di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria alla Nuvola dell’EUR a Roma.
L’incontro “L’Intelligenza Artificiale in casa editrice: per fare cosa?”, tenutosi in Sala Aldus, ha visto gli interventi di Innocenzo Cipolletta, presidente AIE, Andrea Angiolini, delegato AIE all’innovazione, Cristina Mussinelli, responsabile AIE per il digitale, e Nicola Cavalli di Ledizioni. Hanno partecipato all’indagine 97 editori, per un totale di 184 marchi editoriali coinvolti.
Le dichiarazioni dei vertici del settore
“L’idea di fondo era: cerchiamo di evitare sia la sottovalutazione che la sopravvalutazione del fenomeno, e cerchiamo di dare a tutti le stesse condizioni per poi prendere le proprie decisioni”, ha dichiarato Andrea Angiolini, sottolineando la rapidità e l’ampiezza della risposta del settore. “Ciò che ci ha colpito di più è stata la velocità della risposta e l’ampiezza della risposta”, ha aggiunto.
Angiolini ha insistito sulla consapevolezza con cui le case editrici stanno sperimentando: “La usano, la usiamo, utilizzando licenze professionali. Non strumenti gratuiti, non strumenti a bassa sicurezza, ma strumenti esplicitamente progettati per l’uso editoriale che garantiscono il massimo controllo sulla diffusione dei contenuti degli autori”.
L’atteggiamento prevalente non è né di entusiasmo cieco né di rifiuto: “Il punto è che la sfida è stata accettata e quindi, anche in un contesto potenzialmente problematico, gli editori si sono rimboccati le maniche e stanno cercando una via”. Un percorso che non nasconde “i rischi che sono davanti agli occhi di tutti, dall’abuso al semplice furto di contenuti editoriali”, ma che cerca di tenere insieme tutela del copyright e innovazione.
I risultati dell’indagine: adozione per dimensione aziendale
Il 75,3% degli editori dichiara di utilizzare strumenti di IA all’interno della propria organizzazione. L’adozione varia significativamente in base alle dimensioni aziendali:
- Grandi gruppi (fatturato superiore a 5 milioni di euro): 96,2%
- Editori medi (tra 1 e 5 milioni di euro): 75%
- Piccoli editori (tra 500.000 e 1 milione): 66,7%
- Micro-editori (sotto i 100.000 euro): 62,5%
Per quanto riguarda gli ambiti di utilizzo dell’IA, tra gli editori che già la impiegano:
- 67,1% per ufficio stampa e comunicazione
- 67,1% per paratesti e metadati
- 50,7% per copertine e illustrazioni
- 49,3% per editing, correzione bozze e traduzioni
- 31,5% per attività amministrative
- 21,9% per accessibilità
- 19,2% per analisi commerciali e previsioni di vendita
“La prevalenza degli usi è nel back office”, osserva Angiolini, che tuttavia vede già emergere il front end: “Poi c’è una quantità interessante di applicazioni già nel front end. In questo momento sono molto più concentrate nei settori scolastico, universitario e professionale”, dove le piattaforme digitali esistono da anni e i servizi basati sull’IA generativa trovano terreno ‘pronto’.
Rischi e preoccupazioni del settore
L’indagine ha evidenziato timori significativi tra gli operatori del settore editoriale:
Diritto d’autore e copyright: il 58,8% del campione ha citato la violazione del copyright nei processi di addestramento dei modelli come principale preoccupazione. Gli editori temono l’uso non autorizzato delle opere nella formazione dei sistemi di intelligenza artificiale.
Riorganizzazione contrattuale: il 63,9% teme di dover ripensare i contratti e le relazioni con collaboratori e autori. La diffusione dell’IA pone interrogativi sulla ridefinizione dei rapporti di lavoro e delle tutele per gli autori.
Accuratezza e “allucinazioni”: la ricerca ha esplorato le preoccupazioni per il rischio di errori dovuti alle cosiddette “allucinazioni” cui sono soggetti gli strumenti basati sui modelli linguistici di grandi dimensioni.
Sostenibilità organizzativa: emergono dubbi sulla capacità delle piccole e medie imprese di gestire l’innovazione tecnologica mantenendo la propria identità editoriale e le competenze distintive.
Rapporti con le Big Tech: più di un editore su quattro (27,7%) è stato contattato da aziende che sviluppano modelli linguistici di grandi dimensioni per licenziare il proprio catalogo. Tuttavia, solo il 3,7% ha firmato uno o più contratti, il 37% ha già rifiutato e il 59,3% rimane in fase di valutazione. Sullo sfondo vi sono timori concreti sul copyright e sull’uso non autorizzato delle opere nell’addestramento dei modelli.
Conclusioni
La prima indagine sistematica AIE documenta un settore editoriale italiano che ha accettato la sfida dell’intelligenza artificiale con consapevolezza e pragmatismo. I dati mostrano un’adozione diffusa degli strumenti di IA, con percentuali significative anche tra piccoli e micro-editori. L’utilizzo si concentra prevalentemente in attività di supporto e back office, mentre il front end rimane più limitato a settori specifici come l’editoria scolastica e professionale. Permangono preoccupazioni rilevanti in materia di tutela del diritto d’autore e riorganizzazione dei rapporti contrattuali, mentre il dialogo con le Big Tech procede con estrema cautela: a fronte del 27,7% di editori contattati per accordi di licenza, le intese effettivamente siglate rimangono marginali (3,7%).
