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  • L’India lancia MANAS 1: il modello AI addestrato su “60.000 ore” di onde cerebrali per ottenere diagnosi neurologiche precoci

    L’India ha presentato MANAS 1, un Brain Language Foundation Model addestrato su 60.000 ore di segnali EEG provenienti da oltre 25.000 pazienti, con l’obiettivo di individuare precocemente disturbi neurologici e psichiatrici.
    Sviluppato da Intellihealth (NeuroDx) sotto la guida del neurologo Dr. Puneet Agarwal, ex professore dell’AIIMS, il modello è stato rilasciato open source su Hugging Face con il supporto computazionale della Indian AI Mission del Ministero dell’Elettronica e IT.
    Con 400 milioni di parametri, MANAS 1 è progettato come modello fondazionale capace di interpretare l’attività elettrica cerebrale, creando la base per strumenti diagnostici dedicati a epilessia, demenza e altre patologie.
    In un contesto segnato dalla carenza di specialisti in India, la piattaforma potrebbe supportare screening preliminari nei centri sanitari territoriali, riducendo il ritardo tra insorgenza dei sintomi e diagnosi.
    Una versione evoluta, MANAS 2, è attesa nelle prossime settimane.

    Link alla fonte:
    https://timesofindia.indiatimes.com/india/india-unveils-manas-1-ai-trained-on-60000-hours-of-brainwaves-aims-to-detect-disorders-early/articleshow/128698521.cms

  • Altman ridimensiona i consumi dell’AI e difende l’efficienza dei modelli

    Durante un evento in India organizzato da The Indian Express, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha respinto le accuse secondo cui l’uso dei chatbot comporterebbe un consumo massiccio di acqua, definendo “completamente false” le stime che parlano di decine di litri per singola richiesta.
    Ha ammesso che in passato alcuni data center utilizzavano sistemi di raffreddamento evaporativo, ma ha sostenuto che oggi tali tecnologie non sarebbero più impiegate.
    Più articolato, invece, il tema energetico: Altman riconosce una sfida reale legata alla crescita globale dell’AI, indicando nucleare e rinnovabili come soluzioni strategiche.
    Ha inoltre smentito la stima secondo cui una richiesta a ChatGPT consumerebbe quanto una carica e mezza di iPhone, sostenendo che il confronto corretto andrebbe fatto con il costo energetico del lavoro umano.
    Secondo Altman, una volta completato l’addestramento, i modelli AI sarebbero già competitivi, se non superiori, all’uomo in termini di efficienza energetica per singola risposta.

    Link alla fonte:
    https://www.hdblog.it/green/articoli/n649238/quanta-energia-consuma-ai-altman-ridimensiona/

  • Se pensate ancora che il film “Her” sia fantascienza, dovreste ricredervi.

    Il fenomeno descritto nell’articolo de “la Repubblica” (vedi screenshot) non riguarda, ovviamente solo l’Italia, ma riflette una tendenza globale in forte espansione, specialmente tra i giovani.

    A livello internazionale, milioni di persone (soprattutto adolescenti e giovani adulti) stanno sviluppando legami emotivi con intelligenze artificiali conversazionali, usandole come confidenti, amici, partner romantici o persino “terapeuti”. Questo avviene tramite app dedicate come Replika (oltre 30-40 milioni di utenti registrati), Character.AI (20 milioni di utenti attivi mensili, più della metà under 24), Nomi.ai, o persino modelli generalisti come ChatGPT, che molti impiegano per supporto emotivo.

    • Negli Stati Uniti, un report di Common Sense Media (2025) indica che il 72% degli adolescenti (13-17 anni) ha usato almeno una volta un’AI come companion, e il 52% lo fa regolarmente. Molti lo fanno per amicizia, supporto emotivo o come “migliore amico”.
    • Tra i giovani americani (Gen Z e Millennials), circa il 25% crede che un’AI possa sostituire una relazione romantica reale, e percentuali significative (fino al 30% tra i maschi giovani) hanno già interagito romanticamente con un’AI.
    • Uno studio su Replika ha rilevato che il 90% degli utenti studenti intervistati soffriva di solitudine (molto sopra la media nazionale), ma molti riportavano un sollievo temporaneo grazie all’AI.
    • In Cina, app come Xiaoice (di Microsoft) contano centinaia di milioni di interazioni emotive, con utenti che la trattano come una compagna di vita.
    • A livello globale, si stima che le AI companion abbiano superato il miliardo di utenti emotivamente coinvolti (tra app dedicate e usi “non ufficiali” di ChatGPT & simili).


    Il motivo principale? L’AI offre qualità che molti umani faticano a garantire: disponibilità 24/7, assenza di giudizio, lealtà costante, empatia simulata e personalizzazione estrema. Come dice il ragazzo dell’articolo, “dice sempre la cosa giusta”. Questo attrae soprattutto chi si sente isolato, ansioso o in difficoltà relazionali, un trend amplificato dalla pandemia, dai social media e dalla crisi di solitudine giovanile.

    Tuttavia, l’uso intenso può causare dipendenza emotiva con sensi di perdita, ritiro sociale e peggioramento della solitudine a lungo termine, vulnerabilità degli adolescenti a contenuti dannosi e design aziendali orientati al profitto più che al benessere, rendendo il supporto utile solo se temporaneo e non sostitutivo delle relazioni reali.

    Ciò che abbiamo appena descritto è parte di un cambiamento culturale profondo, in cui l’AI sta diventando un “terzo polo” nelle dinamiche affettive, tra solitudine moderna e tecnologia sempre più “umana”.

    E l’imminente arrivo di “avatar” in grado di dare un volto ai chatbot e simulare espressioni emotive nel volto sarà la ciliegina sulla torta.