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  • Il motore, l’auto e il pilota

    Il motore, l’auto e il pilota

    Perché le differenze tra le applicazioni di intelligenza artificiale contano meno di quanto pensiamo (e cosa conta davvero)

    Quando si parla di ChatGPT, Claude, Grok, Gemini o delle interfacce locali come LM Studio e Ollama, la domanda che torna più spesso è: «Quale è meglio?». La risposta più onesta, e anche la più interessante, è che per il compito di base — prendere un input e generare una risposta — le differenze sono minori di quanto si pensi.
    “Sotto il cofano”, quasi tutte queste applicazioni fanno sostanzialmente la stessa cosa: mandano un prompt a un modello e restituiscono i token generati. L’inferenza, in sé, non è magica né particolarmente diversa da un sistema all’altro.
    Quello che cambia è tutto il resto.

    La macchina

    Il modello (i suoi parametri, l’architettura, i dati di training, il tipo di allineamento) è solo il motore. Intorno c’è un’intera macchina:

    – la dimensione e la gestione del contesto
    – la capacità di usare strumenti (ricerca, codice, API)
    – la multimodalità (testo, immagini, audio, video)
    – l’infrastruttura (velocità, costo, affidabilità)
    – l’interfaccia e le funzioni di supporto (memoria, progetti, personalizzazione)

    Due modelli con parametri simili possono dare esperienze completamente diverse a seconda di come è costruita questa “macchina”.

    Il pilota

    Ma c’è un elemento che spesso viene dimenticato nella metafora: il guidatore.

    Lo stesso identico modello, sulla stessa piattaforma, produce risultati drasticamente diversi a seconda di chi lo usa. La capacità di strutturare il ragionamento, di decomporre i problemi, di iterare in modo intelligente, di conoscere i limiti dello strumento e di valutarne criticamente gli output fa una differenza enorme.

    Come la fa, naturalmente, la competenza nel settore specifico è l’esperienza pregressa nel “dominio”.

    E questo non vale solo per il testo.

    Con la generazione di immagini, video e audio il divario tra un utente mediocre e uno bravo tende ad allargarsi, non a ridursi. Un prompt vago produce risultati mediocri. Un prompt preciso, gerarchico, consapevole dei meccanismi del modello e accompagnato da un processo di raffinamento intelligente può portare a risultati di un altro livello — anche partendo dallo stesso motore.

    La conclusione “scomoda”

    Più i modelli diventano potenti e flessibili, più il fattore umano torna a essere decisivo. Non nel senso romantico del “l’AI non sostituirà mai la creatività”, ma in un senso molto più pragmatico: la qualità dell’output dipende sempre di più dalla qualità dell’interazione.

    Il motore conta. 
    La macchina conta. 
    Ma senza un pilota capace, anche un’auto di Formula 1 resta ferma ai box.

    Da diversi anni mi impegno a formare, con libri e formazione, dei “bravi piloti”.

    Testi specifici dedicati alle singole piattaforme (ChatGPT, Gemini), ai diversi ambiti (Didattica, Comunicazione, Grafica) e ovviamente al prompt design/engineering e all’uso “locale” dell’AI.

    Se vuoi diventare un bravo pilota e farti assistere sempre meglio dall’AI nell’ambito (o negli ambiti) di tuo interesse, non hai che andare in libreria (fisica o virtuale), scegliere e cominciare.

  • L’AI generativa è generativa. Punto.

    L’AI generativa è generativa. Punto.

    Non è intelligente. Non ragiona. Non comprende.


    È un sistema statistico che predice la prossima parola (o token) più probabile sulla base di pattern estratti da enormi quantità di testo. Nient’altro.

    Quando “parliamo” con un modello generativo non stiamo dialogando con una mente. Stiamo interrogando, tramite codice, una macchina di probabilità. Il prompt viene trasformato in numeri, processato da strati di reti neurali, e il risultato è una sequenza di token che *sembra* sensata perché è stata addestrata a sembrarlo. Spesso, dietro le quinte, il sistema si appoggia a strumenti esterni (codice, ricerca, calcolatori) per compensare le proprie lacune. Ma la natura di fondo resta statistica, probabilistica e, per definizione, imprevedibile. Può produrre risposte brillanti e, nello stesso istante, allucinazioni clamorose senza alcun senso di contraddizione.

    Chiamarla “intelligenza artificiale” è una scorciatoia di marketing che confonde il pubblico. Generativa sì. Intelligente no. Logica no. Comprensione no.

    L’auspicio è che un giorno si riesca a costruire qualcosa di degno di quel nome: un sistema capace di ragionamento genuino, di comprensione e di coerenza. Fino a quel momento, la prudenza resta obbligatoria. Ogni risposta va verificata, ogni output va trattato con scetticismo, e saper formulare le domande nel modo corretto fa ancora la differenza.

    Intanto, l’AGI rimane un miraggio.

    Ma tu puoi, nel frattempo, cominciare imparando come interrogare l’AI generativa in modo efficace, ho scritto un libro sull’argomento: https://amzn.eu/d/0j0Xb1aO

  • A giugno arriva un nuovo manuale “for Dummies”, stavolta dedicato al prompt engineering (o prompt design, se preferite)

    Non è la solita collezione di prompt, ovviamente. L’ho pensato come un percorso graduale dal prompt al meta-prompt, e da questo ai framework.

    Un manuale “sempreverde” che vi aiuterà a interrogare l’AI generativa nel modo più efficace, ottenendo risultati che neanche immaginavate, indipendentemente dal chatbot e dal modello che state utilizzando.

    Come per gli altri miei manuali sull’AI, anche in questo caso saranno disponibili contenuti extra a supporto di quelli del libro, e ovviamente il testo dei prompt “fondamentali”, dei meta-prompt e dei prompt-framework insieme alle istruzioni per sviluppare chatbot personalizzati (GPT, Gem o simili) che vi aiuteranno ad automatizzare ogni compito.

    Grazie di cuore come sempre a Hoepli Editore e al suo imbattibile team per aver reso possibile la pubblicazione di questa nuova, fantastica guida!