OpenAI ha avviato il rollout globale di “Trusted Contact”, una nuova funzione opzionale di ChatGPT che consente agli utenti adulti di indicare una persona fidata da contattare in caso di potenziale pericolo legato a temi come autolesionismo o suicidio. Se l’AI rileva segnali preoccupanti durante una conversazione, il sistema può suggerire all’utente di chiedere aiuto direttamente e, dopo una revisione umana, inviare una notifica al contatto designato tramite app, email o SMS. OpenAI sottolinea che i messaggi sono volutamente generici e privi di estratti delle chat, per limitare l’impatto sulla privacy. La funzione nasce anche in risposta alle crescenti pressioni legali e mediatiche sul ruolo dei chatbot nei casi di crisi psicologica e violenza. Il processo di valutazione combina sistemi automatici e un team specializzato che promette di analizzare ogni segnalazione entro un’ora.
OpenAI ha annunciato il rilascio globale in beta delle estensioni di ChatGPT per Microsoft Excel e Google Fogli, permettendo agli utenti di usare l’assistente AI direttamente nei fogli di calcolo tramite barra laterale integrata. L’iniziativa amplia la presenza di ChatGPT negli strumenti di produttività e rafforza la competizione con Anthropic e il suo assistente Claude. Parallelamente, OpenAI ha introdotto GPT-Instant 5.5, nuova versione del modello “rapido” di ChatGPT, progettata per offrire risposte più concise, meno errori fattuali e una gestione più efficace del contesto personale, incluse chat precedenti, file e integrazioni Gmail. Secondo i test interni, il modello ridurrebbe sensibilmente le allucinazioni e migliorerebbe le performance in ambiti come analisi immagini, STEM, medicina e finanza. OpenAI ha inoltre introdotto le “fonti della memoria”, una funzione che mostra quali dati personali o conversazioni vengono utilizzati per personalizzare una risposta, mantenendo però la privacy nelle chat condivise.
OpenAI ha modificato i prompt di sistema di Codex, il suo strumento di AI per la programmazione, dopo che utenti e sviluppatori avevano notato un uso eccessivo di riferimenti a goblin, gremlin, troll e altre creature fantasy nelle risposte del modello. Il fenomeno è emerso soprattutto con la personalità “Nerd” introdotta nei modelli GPT-5.x, progettata per avere un tono giocoso e orientato alla cultura scientifica e geek. Secondo OpenAI, un sistema interno di valutazione premiava inconsapevolmente risposte più eccentriche e creative, incentivando il modello a usare sempre più metafore fantasy anche in contesti tecnici. L’azienda ha quindi rimosso quei meccanismi e introdotto istruzioni esplicite per limitare tali riferimenti ai soli casi realmente pertinenti. Il caso offre uno sguardo interessante su come piccoli dettagli nell’addestramento e nel feedback possano alterare il comportamento linguistico dei modelli AI su larga scala.
Questa settimana OpenAI ha deciso di fare un balzo avanti per posizionarsi nuovamente avanti rispetto alla concorrenza.
Il primo lancio, totalmente a sorpresa, è stato l’inserimento della nuova AI grafica, Image 2.0, che sembra tener testa alla qualità e alla flessibilità di quella introdotta da Google con Nano Banana. Chi ha già avuto modo di metterla alla prova si è sicuramente reso conto della sua potenza.
A breve distanza l’azienda ha rilasciato GPT-5.5, descritto come il suo modello più intelligente e intuitivo, con miglioramenti in reasoning, multimodalità e task complessi. Il lancio avvicina l’azienda al concetto di “super app” unificata (ChatGPT + coding + browser).
OpenAI sta sviluppando una nuova funzione per ChatGPT che permetterà di salvare una “foto di riferimento” da riutilizzare automaticamente nella generazione di immagini. Questa innovazione elimina la necessità di caricare ogni volta la stessa immagine, semplificando un processo finora ripetitivo. La funzione, individuata in una versione beta dell’app Android, introduce il concetto di memoria visiva persistente, migliorando la coerenza tra diverse creazioni. Gli utenti potranno gestire liberamente queste immagini salvate, modificandole o eliminandole in qualsiasi momento. Se implementata, questa capacità rafforzerebbe l’approccio di un’IA più contestuale e personalizzata, con impatti rilevanti su design, marketing e creazione di contenuti.
Mentre OpenAI punta all’IPO a 850 miliardi, il WSJ porta in superficie un problema di governance che esiste dal giorno uno: chi sta guidando questa macchina, e verso dove?
L’uomo più potente dell’AI non possiede un centesimo di OpenAI
Partiamo da un paradosso che, se ci pensate due secondi, è abbastanza vertiginoso. Sam Altman è il volto, la voce e il motore narrativo dell’azienda che — a seconda di chi interpellate — sta o costruendo il futuro dell’umanità o programmando la sua obsolescenza. OpenAI vale intorno agli 850 miliardi di dollari (per contestualizzare: è più di Toyota, più di Coca-Cola, più di quasi tutto ciò che potete immaginare comprando al supermercato). E lui, l’amministratore delegato, non possiede equity diretta nell’azienda. Zero. Niente. Uno stipendio da dirigente di medio livello, qualcosa tra i 66 e i 76mila dollari annui, la cifra che guadagna in un giorno qualunque il manager di zona di una catena di fast food americana di buone dimensioni.
Come ha fatto, allora, a diventare miliardario? Investendo. Prima, fuori, altrove — e qui comincia la storia che il Wall Street Journal ha raccontato il 16 aprile 2026 in un pezzo che porta un titolo meravigliosamente diretto: “Sam Altman’s Side Hustles Blur the Line Between OpenAI’s Interests and His Own”. Traduzione libera: le attività parallele di Altman rendono impossibile capire dove finiscano i suoi interessi e dove comincino quelli di OpenAI. E siccome OpenAI sta per diventare una società quotata in borsa — con tutti gli obblighi di trasparenza che ne conseguono — questo non è un dettaglio di colore. È un problema strutturale con scadenza ravvicinata.
Il portfolio parallelo (ovvero: dove vanno a finire le telefonate del CEO)
Altman gestisce i suoi investimenti attraverso Hydrazine, un family office che nei suoi anni da presidente di Y Combinator ha accumulato partecipazioni in centinaia di startup. Alcune di queste startup hanno poi trovato in OpenAI un partner commerciale molto conveniente. Fin qui, niente di necessariamente scandaloso — il mondo della Silicon Valley è piccolo e i conflitti di interesse sono quasi un genere letterario a sé. Il problema è quando i casi concreti iniziano ad accumularsi.
Il più clamoroso è Helion Energy, startup di fusione nucleare in cui Altman ha investito 375 milioni di dollari nel 2021 — una fetta considerevole del suo patrimonio netto. Altman ha proposto a OpenAI di guidare un round da 500 milioni per Helion, valutazione 35 miliardi. Il board ha rifiutato. OpenAI, però, ha comunque siglato un accordo con Helion per fino a 50 GW di energia entro il 2035 — una quantità che equivale a venticinque dighe Hoover, per chi ama i paragoni che tolgono il respiro. Altman si è dimesso dal board di Helion solo il mese scorso, dichiarando con olimpica serenità che «mentre Helion e OpenAI iniziano a esplorare una collaborazione su larga scala, è difficile per me essere nel board di entrambe». Difficile, appunto. Non impossibile. Difficile. Notate la sfumatura.
Poi c’è Stoke Space, startup di razzi spaziali, partecipata tramite Hydrazine. Altman avrebbe spinto per far investire OpenAI in Stoke o addirittura per acquisirla, nell’ottica di costruire data center orbitali (sì, avete letto bene). Alcuni board member di OpenAI non erano nemmeno al corrente di questi colloqui — cosa che, in una società che si prepara all’IPO, è il tipo di dettaglio che fa venire i capelli bianchi ai revisori contabili. E infine Merge Labs, startup di interfacce cervello-computer, di cui Altman è co-fondatore e board member, e in cui OpenAI ha investito a gennaio 2026. Le due società collaborano su progetti AI. Altman non detiene equity in Merge Labs, ma ha fondato l’azienda. Se vi sembra complicato da tenere a mente, immaginate come si sentono gli azionisti che stanno per comprare le azioni alla quotazione.
Il 2023, quella storia del licenziamento, e la memoria corta
C’è un precedente che vale la pena ricordare, perché la storia ha una certa circolarità. Nel novembre 2023, il board di OpenAI licenziò temporaneamente Altman — per cinque giorni di caos totale, prima della sua reintegrazione trionfale — anche per «mancanza di candore» sugli investimenti personali. La motivazione ufficiale includeva esplicitamente l’impossibilità, da parte del board, di capire se le decisioni di OpenAI avvantaggiassero Altman personalmente. Dopo il reintegro, il nuovo board ha creato un comitato audit e rafforzato la policy sui conflitti di interesse. I dettagli di quella policy, però, non sono mai stati resi pubblici. Il problema, insomma, è stato istituzionalizzato senza essere risolto.
Il WSJ fa notare una cosa che in apparenza sembra ovvia ma che merita di essere detta: a differenza di praticamente ogni altro CEO di una grande tech company, le finanze di Altman sono opache per definizione. Zuckerberg ha equity Meta visibile e tracciabile. Nadella ha equity Microsoft. Altman ha un reticolo di investimenti distribuito in centinaia di società, alcune delle quali hanno legami commerciali con OpenAI. In una public company, questo tipo di partecipazioni esterne viene di solito regolamentato in modo stringente. Qui siamo ancora in una fase in cui la regola non c’è, o se c’è non si vede.
L’IPO e i dubbi che nessuno dice ad alta voce
OpenAI punta a quotarsi in borsa entro il quarto trimestre del 2026, con Altman che spinge per accelerare. Il contesto è però più complicato di quanto la narrativa ufficiale lasci intendere. La CFO Sarah Friar ha espresso — in via interna — preoccupazioni concrete sul ritmo degli investimenti infrastrutturali, sui costi che salgono e su una crescita dei ricavi che non corre alla stessa velocità. Sono i classici segnali che rendono nervosi i banchieri d’investimento, che per mestiere devono vendere una storia coerente agli investitori istituzionali.
E poi c’è la questione della leadership. Alcune fonti riferiscono che certi azionisti, sempre in via privata, si domandano se Altman sia la persona giusta per guidare OpenAI attraverso la turbolenza di una quotazione in borsa, con tutto il carico di trasparenza e accountability che implica. Come possibile alternativa circola il nome di Bret Taylor, attuale presidente del board ed ex co-CEO di Salesforce — uno con il profilo istituzionale che Altman strutturalmente non può avere. Il board ufficiale, per ora, sostiene Altman senza riserve, definendolo «unicamente qualificato» per la fase successiva. Sono le stesse parole che si usano quando si vuole chiudere una conversazione senza rispondere alle domande.
Cosa significa davvero, a occhi aperti
Il punto non è stabilire se Altman abbia fatto qualcosa di illegale — l’inchiesta del WSJ non lo afferma, e non è quello il tema. Il tema è strutturale: un’azienda che si appresta a raccogliere capitali dal pubblico mercato ha bisogno di governance chiara, tracciabile, verificabile. Gli investitori istituzionali, i fondi pensione, i piccoli azionisti che compreranno le azioni di OpenAI hanno diritto di sapere con precisione chi sta prendendo le decisioni, in nome di chi, e con quali interessi personali sullo sfondo.
Il 2026-2027 sarà il momento in cui OpenAI dovrà smettere di essere una creatura della Silicon Valley — dove l’opacità è quasi un valore fondante — e diventare qualcosa di più simile a un’azienda quotata, con tutti gli oneri che ne derivano. La governance, i conflitti di interesse, la trasparenza sulle finanze del CEO: non sono dettagli burocratici. Sono esattamente le domande che i mercati fanno prima di decidere quanto vale davvero un’azienda.
850 miliardi è una cifra. Ma i mercati, alla fine, prezzano anche la fiducia.
Fonte principale: Wall Street Journal, 16 aprile 2026, “Sam Altman’s Side Hustles Blur the Line Between OpenAI’s Interests and His Own”. Fonti complementari: The Information.
Un memo interno firmato da Denise Dresser rivela la strategia di OpenAI per rafforzare la propria posizione nel mercato enterprise dell’AI. L’azienda mira a diventare una piattaforma integrata, spingendo sull’adozione multi-prodotto per aumentare i costi di switching e fidelizzare i clienti. Il documento evidenzia cinque priorità chiave, tra cui il dominio dei modelli per il lavoro, lo sviluppo di agenti AI e l’espansione tramite partnership con Amazon. Forte attenzione è posta anche sulla capacità di deployment nelle aziende, considerata il vero collo di bottiglia del settore. Il memo sottolinea inoltre la crescente competizione con Anthropic, criticandone strategia, accesso al compute e modello di business.
Il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione da 15 milioni di euro inflitta dal Garante per la protezione dei dati personali a OpenAI per presunte violazioni del GDPR legate a ChatGPT. La decisione arriva dopo un lungo contenzioso iniziato nel 2023 con il blocco temporaneo del servizio in Italia e proseguito con la sanzione del 2024 e la sospensione cautelare nel 2025. Sebbene le motivazioni della sentenza non siano ancora disponibili, il caso evidenzia le difficoltà di applicare le norme tradizionali sulla protezione dei dati ai sistemi di intelligenza artificiale generativa. La pronuncia potrebbe ridimensionare il ruolo delle autorità nazionali e rafforzare la necessità di un quadro normativo più specifico, come quello previsto dall’AI Act. Nel complesso, la vicenda segna un passaggio cruciale nel bilanciamento tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali.
La compagnia assicurativa giapponese Nippon Life ha intentato una causa da oltre 10 milioni di dollari contro OpenAI, accusando ChatGPT di aver fornito consulenza legale scorretta a una cliente. Secondo la denuncia, l’utente avrebbe utilizzato risposte dell’IA — contenenti anche riferimenti giuridici inventati — per tentare di riaprire una causa già chiusa tramite accordo. Il caso solleva accuse gravi, tra cui esercizio abusivo della professione legale e interferenza contrattuale. La vicenda evidenzia i rischi legati all’uso improprio dell’IA generativa in ambito legale, specialmente prima delle restrizioni introdotte da OpenAI nel 2025. Le implicazioni potrebbero influenzare la regolamentazione futura dei sistemi di IA e la responsabilità dei loro sviluppatori.
Le piccole e medie imprese stanno adottando l’intelligenza artificiale per automatizzare processi ripetitivi e migliorare la propria competitività. Iniziative come le licenze gratuite di ChatGPT Business offerte da BBVA, in collaborazione con OpenAI, stanno accelerando questa transizione. Grazie all’AI, le PMI possono liberare risorse e concentrarsi su attività a maggior valore aggiunto, come innovazione e decisioni strategiche. Tuttavia, resta un divario tra la conoscenza teorica della tecnologia e la sua applicazione concreta, rendendo fondamentali formazione e supporto. In questo scenario, l’AI si afferma come leva per trasformare il tessuto imprenditoriale e prepararlo alle sfide future.
OpenAI ha introdotto GPT-5.4 mini e nano, modelli più piccoli progettati per lavorare come “subagenti” sotto il controllo del modello principale GPT-5.4.
Questo approccio segna un cambio di paradigma: invece di affidarsi a un unico modello potente, i sistemi AI vengono organizzati come team in cui il modello principale coordina e delega compiti a modelli più veloci ed economici.
GPT-5.4 mini offre prestazioni vicine al modello flagship ma a costi e tempi ridotti, rendendo più accessibili applicazioni avanzate come coding e automazione.
La competizione nel segmento dei modelli “leggeri” è però intensa, con alternative più economiche già offerte da Google, Anthropic e anche startup emergenti.
L’impatto principale riguarda l’evoluzione delle AI verso architetture multi-modello, con benefici diretti in termini di velocità, costo e scalabilità per utenti e aziende.
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha proposto una visione in cui l’intelligenza artificiale diventa un’infrastruttura di base accessibile come un servizio pubblico. Durante l’U.S. Infrastructure Summit organizzato da BlackRock, Altman ha ipotizzato un modello in cui gli utenti pagano l’IA in base al consumo, simile alle bollette di acqua o elettricità. L’idea riflette l’ambizione di rendere la “capacità di intelligenza computazionale” abbondante e disponibile su larga scala per imprese, istituzioni e cittadini. Tuttavia, questa prospettiva richiede enormi investimenti in potenza di calcolo e data center, con conseguente aumento dei consumi energetici. Il dibattito riguarda quindi sia il modello economico della futura IA sia la sostenibilità energetica delle infrastrutture necessarie.
Una fuga di notizie suggerisce che OpenAI stia lavorando a nuove funzionalità per rendere ChatGPT più capace di adattarsi allo stile di scrittura degli utenti. Alcuni screenshot condivisi su X dall’ingegnere AI Tibor Blaho mostrerebbero un sistema di template nei “blocchi di scrittura” che permetterebbe di caricare esempi di email, articoli o documenti per insegnare al modello il proprio stile. Tra le novità emergerebbero anche strumenti più avanzati per la composizione di email, una modalità di scrittura a schermo intero e la possibilità di salvare bozze in formato Markdown. Un’altra funzione chiamata “Animate” consentirebbe invece di trasformare rapidamente immagini generate dall’AI in animazioni video. Sebbene le funzionalità siano ancora in fase di sviluppo, indicano la direzione di OpenAI verso strumenti sempre più personalizzabili e multimodali.
OpenAI ha introdotto GPT-5.4 Thinking, un nuovo modello della linea dedicata al ragionamento avanzato, arrivato pochi giorni dopo GPT-5.3 Instant. Il modello consente un processo di ragionamento più interattivo: gli utenti possono interrompere il reasoning in corso, modificare istruzioni o cambiare direzione prima che la risposta sia completata. Tra le novità principali c’è anche la capacità nativa di “computer use”, che permette al modello di operare direttamente su applicazioni, browser o ambienti di sviluppo tramite agenti e API. GPT-5.4 integra inoltre progressi derivati dalla linea Codex per il coding e introduce miglioramenti nella gestione di documenti complessi come fogli Excel. Il modello è già disponibile su ChatGPT per utenti Plus, Team e Pro, ma presenta anche un aumento dei costi dei token di input rispetto alla versione precedente.
Google e OpenAI hanno presentato quasi in parallelo due aggiornamenti ai loro modelli di intelligenza artificiale con l’obiettivo di migliorare efficienza, velocità e qualità delle risposte. Google ha introdotto Gemini 3.1 Flash-Lite, un modello progettato per applicazioni su larga scala che offre costi molto ridotti per milione di token e prestazioni più rapide rispetto alla generazione precedente, rendendolo adatto a traduzioni massive, moderazione dei contenuti e automazioni in tempo reale. Parallelamente OpenAI ha rilasciato GPT-5.3 Instant, focalizzato sul miglioramento dell’esperienza conversazionale: risposte più naturali, meno premesse difensive e una riduzione significativa delle allucinazioni nei test interni. L’aggiornamento introduce anche una migliore integrazione tra ricerca web e ragionamento del modello, con risposte più pertinenti e sintetiche. Le due novità evidenziano una tendenza comune nel settore: rendere i modelli AI non solo più potenti, ma anche più economici, affidabili e adatti all’uso quotidiano da parte di sviluppatori, aziende e utenti finali.
Claude.ai di Anthropic ha subito oggi un blackout che ha generato migliaia di segnalazioni e disagi per gli utenti, coinvolgendo sia il chatbot sia il servizio di coding Claude Code. L’azienda ha parlato di «errori significativi» in alcuni servizi, precisando che le API risultano operative mentre sono in corso indagini sulle cause del problema. L’episodio arriva in un momento delicato in cui Anthropic, guidata dal ceo Dario Amodei, avrebbe perso un contratto con il Pentagono dopo aver ribadito le proprie “linee rosse” contro l’uso militare dell’AI per sorveglianza di massa e armi autonome letali. Nel contempo, OpenAI ha annunciato un accordo con il Dipartimento della Difesa Usa, alimentando il dibattito sull’impiego bellico dell’intelligenza artificiale. Il blackout, pur critico sul piano operativo, ha riacceso l’attenzione su Claude nel confronto competitivo con ChatGPT, e sui social diversi utenti hanno invitato a “mollare” il chatbot di OpenAI dopo la notizia dell’intesa con il Pentagono, segnalando come le scelte etiche delle aziende stiano diventando un fattore sempre più rilevante nella percezione e nel posizionamento dei principali modelli AI.
Aggiornamento sulla tragedia di Tumbler Ridge (BC, Canada – 10 febbraio 2026), in cui la 18enne Jesse Van Rootselaar ha ucciso 8 persone (tra cui 5 minori e un’assistente educativa) e ne ha ferite 27 in una scuola superiore, prima di suicidarsi.
OpenAI ha confermato che, a giugno 2025, l’account ChatGPT associato alla sospetta è stato rilevato tramite sistemi automatici e revisioni umane per conversazioni su scenari di violenza armata, violando le policy contro l’uso per “furtherance of violent activities”. L’account, in quel frangente, è stato rimosso bloccando l’utente.
Circa una dozzina di dipendenti, nel contempo, ha discusso internamente se segnalare la cosa alla RCMP (polizia canadese), con alcuni che spingevano per un alert vista la gravità percepita.
I vertici di OpenAI hanno però deciso di non procedere: i contenuti non soddisfacevano il criterio di “rischio credibile e imminente di gravi danni fisici”, soglia adottata per bilanciare prevenzione, privacy e rischio di falsi positivi.
Solo dopo la strage OpenAI ha contattato proattivamente la RCMP e sta collaborando alle indagini.
Un caso come questo solleva interrogativi complessi sul ruolo delle piattaforme AI, per una serie di motivi: la ragazza era già nota alle autorità per problemi di salute mentale (con sequestro temporaneo di armi), postava contenuti su stampa 3D di munizioni e poligoni di tiro, e aveva creato simulatori violenti su Roblox (riferiti a stragi in luoghi frequentati).
Quando un sistema rileva segnali multipli di rischio, qual è il confine tra intervento proattivo e rispetto della privacy/etica del reporting?
Sicuramente un tema cruciale per la governance AI e la sicurezza pubblica, su cui vi lascio riflettere.
Colossi della Silicon Valley come OpenAI, Google e Anthropic stanno accelerando la creazione di proprie accademie e piattaforme formative, con l’obiettivo di formare direttamente sviluppatori e professionisti dell’intelligenza artificiale. Iniziative come Claude 101 di Anthropic, OpenAI Academy e Google Cloud Skills Boost offrono percorsi strutturati e certificazioni ufficiali che rischiano di diventare più influenti di una laurea tradizionale nel settore tech Questo spostamento del baricentro educativo verso soggetti privati nasce anche dalla lentezza dei sistemi pubblici nell’integrare l’alfabetizzazione algoritmica nei programmi di studio. Il risultato potrebbe essere un nuovo monopolio globale della formazione, dove le Big Tech non solo controllano gli strumenti e i dati, ma anche i criteri di certificazione delle competenze. Le implicazioni toccano occupazione, equità nell’accesso al sapere e autonomia delle istituzioni accademiche.