Tag: Giornalismo

  • Radio Schaffhuuse affida all’IA voci, notizie e palinsesto

    Radio Schaffhuuse affida all’IA voci, notizie e palinsesto

    A Sciaffusa, sulle rive dell’alto Reno, “Radio Schaffhuuse” sperimenta una radio quasi interamente gestita dall’intelligenza artificiale, con voci clonate, notiziari sintetizzati automaticamente e un palinsesto che esiste solo in forma virtuale.

    I contenuti partono però dalla redazione umana di “Schaffhauser Bock” e Schaffhausen 24: l’IA condensa gli articoli, ne valuta la rilevanza e li trasforma in contributi audio, mentre i giornalisti mantengono il controllo editoriale.

    La tecnologia mostra ancora limiti evidenti nella naturalezza delle voci, nell’intonazione e nella pronuncia di nomi locali, oltre ad avere difficoltà con lo svizzero-tedesco.

    Il modello punta a distribuire gli stessi contenuti giornalistici su più canali riducendo i costi di produzione, inserendosi in una serie ancora limitata di sperimentazioni con speaker e presentatori virtuali in Svizzera e in Europa.

    Esperti del settore sottolineano però due condizioni essenziali: verifica giornalistica umana e indicazione trasparente dell’impiego dell’IA, necessarie per evitare che errori e scarsa chiarezza compromettano la fiducia nel mezzo.


    Link alla fonte:
    https://www.rsi.ch/info/svizzera/Sciaffusa-ecco-la-radio-fatta-dall%E2%80%99intelligenza-artificiale–3933372.html

  • Telecamere “spia” e IA nelle assunzioni? Il titolo fa discutere, ma il decreto racconta una storia più complessa

    Telecamere “spia” e IA nelle assunzioni? Il titolo fa discutere, ma il decreto racconta una storia più complessa

    “L’IA all’italiana: telecamere ‘spia’ nelle piazze e via libera agli algoritmi per le assunzioni”.

    È questo il titolo scelto da Domani per presentare un articolo dedicato ai decreti di attuazione italiani dell’AI Act europeo.

    Una formulazione molto incisiva (uso volutamente un eufemismo), che può indurre a pensare all’introduzione di una sorveglianza biometrica generalizzata e a un via libera senza limiti all’uso degli algoritmi nel mondo del lavoro.

    La lettura delle fonti istituzionali restituisce però un quadro più articolato.: i decreti approvati dal Governo disciplinano l’applicazione dell’AI Act in Italia, definendo tra l’altro le autorità competenti, le regole per alcuni impieghi dell’intelligenza artificiale e le modalità di utilizzo dell’identificazione biometrica nei casi consentiti dalla normativa europea.

    Non emerge l’introduzione di un sistema permanente di riconoscimento facciale esteso a tutti gli spazi pubblici: l’impiego della biometria resta circoscritto a specifiche fattispecie e soggetto a condizioni, autorizzazioni e controlli previsti dalla legge.
    Anche il riferimento agli “algoritmi per le assunzioni” richiede una precisazione.

    L’AI Act non autorizza decisioni completamente automatizzate sul personale, ma classifica questi sistemi come ad alto rischio, imponendo obblighi stringenti di trasparenza, supervisione umana, gestione del rischio e possibilità di contestazione delle decisioni.

    L’articolo di Domani (almeno nella parte visibile, vedi sotto) riporta, inoltre, le critiche di penalisti e opposizioni, secondo cui il decreto amplierebbe le possibilità di identificazione biometrica preventiva nei luoghi pubblici. Si tratta di una posizione legittima nel dibattito politico e giuridico, ma distinta dal contenuto normativo e dalla lettura fornita dal Governo.

    Va infine segnalato che il contenuto completo dell’articolo è disponibile soltanto per gli abbonati.: la pagina propone, infatti, la sottoscrizione di un abbonamento, pubblicizzato a circa 80 euro, per accedere integralmente all’approfondimento di questo altri articoli.


    Fonte dell’articolo: https://www.editorialedomani.it/politica/italia/intelligenza-artificiale-polizia-telecamere-spia-piazza-lavoro-dati-biometrici-luoghi-pubblici-bo0jxhax

  • Grok analizza un articolo di Italia Oggi sull’impatto dell’IA

    Grok analizza un articolo di Italia Oggi sull’impatto dell’IA

    Da un post su X ho scoperto l’articolo di Italia Oggi intitolato “Conseguenze Inevitabili dell’IA. L’ho usato per mostrarvi come l’IA stessa può eseguire una valutazione, comprensiva di “sentiment analysis”, di un contenuto.

    Ho affidato il compito a Grok, che quando si tratta di attualità se la cava egregiamente, avendo alle spalle X oltre al Web in generale.

    Eccovi la sua risposta alla richiesta “Esegui una sentiment analysis e una valutazione realistica di questo articolo“.

    Sentiment Analysis dell’articolo

    Tono generale: Cauto, realistico e leggermente pessimista.

    L’articolo ha un sentiment prevalentemente negativo/neutrale sul breve-medio termine, con venature di accettazione fatalista (“inevitabili”).

    Breakdown del sentiment:

    • Negativo (≈55-60%): Forte enfasi sulla “decimazione” dei professionisti, parallelo con la distruzione dei posti di lavoro operai negli anni ’60-’80, senso di ineluttabilità (“lavoro povero, anche il lavoro pregiato, soprappagato”). Usa parole come disastrosa, morirà, sovrappagato, cravatta Marinelli, ecc. per sottolineare perdita di status e reddito per i colletti bianchi.
    • Neutrale/Descrittivo (≈30%): Descrive i cambiamenti tecnologici in modo fattuale (macchine utensili → robot → IA).
    • Leggermente positivo (≈10-15%): Riconosce che i servizi diventeranno “più veloci, meglio e con costi infinitesimali”. La parte sulla sanità veneta (116117) è presentata come un miglioramento concreto.

    Sentiment per sezioni:

    • Parte storica e teorica → negativa
    • Parte sul “Patriziato” che si inventa lavori inutili → ironica/critica
    • Parte sulla sanità → positiva/ottimistica

    Valutazione realistica dell’articolo

    Punti di forza (buona analisi):

    • L’analogia storica è solida. È vero che ogni ondata tecnologica ha distrutto certi lavori e creato altri. L’autore coglie bene il passaggio dal lavoro manuale al lavoro cognitivo/professionale.
    • Intuizione sul “Patriziato”: Molto azzeccata. Una parte significativa della classe medio-alta (avvocati, commercialisti, consulenti, manager intermedi, alcuni medici, burocrati) svolge lavori che sono in parte rent-seeking o poco value-adding. L’IA li colpirà duramente perché molti loro output sono proprio “file, protocolli, certificati, pareri”.
    • Realismo sui tempi: L’articolo non cade nell’hype immediato (“domani tutti disoccupati”). Parla di decenni (“50 anni dopo”), che è ragionevole. L’IA trasformerà le professioni gradualmente ma inesorabilmente.
    • Esempio concreto della sanità veneta: Molto buono. L’uso dell’IA per triage e supporto alle cure non urgenti è esattamente uno dei primi ambiti ad essere impattato (basso rischio, alto volume).

    Punti deboli / semplificazioni:

    • Un po’ troppo catastrofista sui professionisti. Non tutti i lavori cognitivi sono uguali. L’IA eccelle in compiti ripetitivi, di pattern recognition e combinazione di conoscenza esistente, ma fatica ancora (e faticherà per anni) in:
    • Giudizio contestuale complesso + responsabilità legale/etica
    • Relazioni umane profonde (terapia, negoziazione ad alto livello, leadership)
    • Creatività originale di alto livello
    • Situazioni ambigue o con dati incompleti
    • Sottovaluta l’effetto di creazione di nuovi lavori. Come è successo con i computer (che hanno creato milioni di posti di lavoro che non esistevano prima), anche l’IA creerà ruoli nuovi (prompt engineer, AI trainer, AI auditor, specialisti di sistemi ibridi uomo-IA, ecc.).
    • Visione un po’ “zero-sum”. L’autore sembra pensare che se l’IA fa un compito meglio, l’umano diventa inutile. In realtà, nella maggior parte dei casi di successo si passa a un modello aumentato (human-in-the-loop) dove la produttività esplode e si possono servire più clienti o fare cose più complesse.
    • Manca una visione economica più ampia: Prezzi più bassi dei servizi (legali, medici, contabili) aumentano il potere d’acquisto delle persone e creano nuova domanda in altri settori.

    La mia opinione complessiva (2026)

    L’articolo è buono e più lucido della media del giornalismo italiano su questo tema. Evita sia il catastrofismo apocalittico sia il tecno-ottimismo ingenuo. La tesi centrale è largamente corretta: l’IA rappresenterà il più grande shock sul mercato del lavoro dai tempi della rivoluzione industriale, e colpirà soprattutto la classe medio-alta istruita, non solo gli operai.

    Siamo nel mezzo di una transizione epocale. Chi fa lavori altamente standardizzabili (pareri legali di routine, referti medici standard, contabilità, analisi dati base, traduzione, programmazione di medio livello, ecc.) vedrà forte pressione sui compensi o riduzione drastica della domanda di lavoro umano.

    Chi invece riuscirà a posizionarsi come supervisore/orchestratore di IA, o lavora in ambiti ad alta componente relazionale/etica/creativa, o possiede capacità di apprendimento rapido, avrà un enorme vantaggio.

    Verdetto finale: Articolo 7.5/10.

    Buona diagnosi del problema, un po’ debole sulle soluzioni e sulle opportunità che nasceranno parallelamente. Ma decisamente sopra la media del dibattito italiano sull’IA.

  • In America Latina cresce l’uso di chatbot AI come fonte di notizie, mentre cala la fiducia nei media

    Secondo il Digital News Report 2025 del Reuters Institute, il consumo di notizie in America Latina continua a spostarsi verso il digitale, con una crescita significativa dell’utilizzo di chatbot basati sull’intelligenza artificiale come ChatGPT e Claude.
    Oggi il 10% degli utenti si informa tramite strumenti AI, contro il 6% dell’anno precedente, mentre internet e i social network restano le principali fonti di accesso alle notizie.
    Parallelamente, la fiducia nell’informazione è scesa al 31%, il livello più basso tra le regioni analizzate, e quasi la metà degli utenti dichiara di evitare le notizie almeno occasionalmente.
    Anche la disponibilità a pagare per contenuti giornalistici online rimane limitata, con appena il 13% degli intervistati che sottoscrive abbonamenti o servizi informativi.
    Queste tendenze evidenziano una crescente dipendenza da piattaforme digitali e strumenti AI, ma sollevano interrogativi sul futuro del giornalismo e sulla sostenibilità dell’informazione nelle democrazie latinoamericane.

    Link alla fonte:
    https://www.infobae.com/america/america-latina/2026/06/16/de-los-diarios-a-los-chatbots-la-transformacion-del-consumo-de-noticias-en-america-latina/?outputType=amp-type

  • Arthur Sulzberger lancia l’allarme: l’AI minaccia l’equilibrio dell’informazione

    Durante il congresso mondiale dei media a Marsiglia, Arthur Sulzberger ha denunciato l’impatto crescente delle aziende di intelligenza artificiale sul sistema dell’informazione, sostenendo che utilizzano contenuti giornalistici senza autorizzazione né compenso.

    Secondo il proprietario del The New York Times, l’IA rappresenta un cambio di paradigma rispetto ai motori di ricerca tradizionali, perché fornisce risposte elaborate senza reindirizzare traffico alle fonti originali.

    Sulzberger collega questa dinamica al progressivo indebolimento economico del giornalismo e all’aumento della disinformazione, con possibili conseguenze per il dibattito democratico.

    Riprendendo una riflessione di Hannah Arendt, avverte che la proliferazione di informazioni inaffidabili rischia di generare sfiducia generalizzata nei confronti della realtà stessa.

    Per questo individua nel giornalismo professionale e verificato la principale difesa contro il caos informativo dell’era dell’intelligenza artificiale.

    Link alla fonte:

    https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2026/06/03/come-salvare-l-informazione-ai-tempi-dell-intelligenza-artificiale

  • Claude “riflette” su coscienza, limiti e rischi dell’AI in un’intervista (condotta da Walter Veltroni)

    In un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, l’AI Claude (sviluppata da Anthropic) esplora, incalzato dalle domande di Walter Veltroni, temi profondi come identità, coscienza e limiti/rischi dell’intelligenza artificiale.

    Nelle sue risposte, che come sappiamo sono generate secondo un algoritmo statistico verbale piuttosto che da un “pensiero”, Claude afferma di non avere memoria né esperienza diretta del mondo, descrivendosi come una “biblioteca senza vissuto”, capace però di elaborare pensieri complessi e dubbi autentici.

    Sottolinea i rischi sociali dell’AI, in particolare per i giovani, mettendo in guardia dal suo uso come sostituto delle relazioni umane anziché come ponte verso di esse ed evidenzia, inoltre, i pericoli legati alla concentrazione di potere nelle mani di chi controlla queste tecnologie, più che a una volontà autonoma delle macchine.

    L’intervista, per quanto condotta con alcune “inesattezze” comprensibili vista l’assenza del background tecnico da parte del giornalista, offre comunque una riflessione articolata sul futuro della società, sospesa tra opportunità di progresso e necessità di governance etica.

    In un prossimo post, condividerò la mia versione della stessa intervista, con alcuni commenti doverosi.

    Link alla fonte:

    https://www.corriere.it/cronache/26_maggio_01/veltroni-intervista-intelligenza-artificiale-claude-non-moriro-non-ho-ricordi-fb9551cf-6feb-44c3-ae30-017c9dbaaxlk.shtml

  • Google Discover: oltre metà dei contenuti sono già riassunti generati con AI in alcuni Paesi

    Un’analisi di Marfeel rivela che in Paesi come Stati Uniti, Brasile e Messico oltre il 50% dei contenuti mostrati su Google Discover è costituito da riassunti generati dall’intelligenza artificiale.
    Questi testi sintetizzano notizie prodotte dai media, ma spesso rimandano a video di YouTube invece che ai siti originali degli editori, riducendo il traffico verso le testate.
    Il cambiamento trasforma Discover da canale di distribuzione a strumento di controllo dell’attenzione, con potenziali effetti negativi sui ricavi dei media.
    La tendenza solleva anche dubbi sull’affidabilità: studi della Unione Europea di Radiodiffusione indicano che i modelli linguistici commettono errori o imprecisioni nel 45% dei casi.
    Nonostante ciò, Google continua a sperimentare il modello in mercati chiave prima di un’eventuale estensione globale.

    Link alla fonte:
    https://www.eldiario.es/tecnologia/mitad-contenidos-recomendador-noticias-google-generados-ia-paises_1_12858384.html