
Allora, ve la do diretta, senza il solito giro largo da articolo che deve arrivare al dunque dopo tre aneddoti e una citazione di Asimov: SpaceX ha comprato Cursor. Sessanta miliardi di dollari. Tutti in azioni, zero contanti — perché quando hai appena debuttato in borsa con l’IPO più chiacchierata della storia recente di Wall Street e il titolo schizza, perché pagare in soldi veri quando puoi pagare in carta tua, appena stampata e ancora calda?
Riassunto per chi è arrivato tardi alla notizia (capita, lo so, la vita è piena di distrazioni più urgenti): a metà giugno 2026, appena quattro giorni — quattro, non quattro mesi, quattro giorni — dopo che SpaceX ha debuttato sul Nasdaq spingendo la propria valutazione oltre i duemila miliardi di dollari, Elon Musk ha deciso che il momento perfetto per fare shopping fosse esattamente quello. E ha comprato Anysphere, la società dietro Cursor, l’editor di codice basato su IA che ogni programmatore della Silicon Valley ha installato (e che, diciamocelo, molti usano con la stessa dipendenza affettiva con cui noi negli anni ’80 aspettavamo il nuovo numero in edicola).
I dettagli, per i tecnici di cuore: niente contanti, solo azioni SpaceX Classe A, con il tasso di conversione calcolato sulla media del prezzo di chiusura nei sette giorni precedenti la firma — un meccanismo elegante quanto dire “vediamo come va il vento” ma con più decimali. Chiusura prevista nel terzo trimestre 2026, dopo il quale Cursor diventerà una costola interamente posseduta dell’impero Musk, di fianco a xAI, Grok, X e il supercomputer Colossus di Memphis.
E qui arriva la parte che a chi ha visto passare qualche ciclo industriale farà sorridere con malizia: l’opzione era già pronta da aprile. SpaceX si era riservata il diritto di scegliere fra comprare tutto per 60 miliardi oppure limitarsi a una collaborazione da 10 miliardi, tenendo la decisione in tasca come una carta da giocare al momento giusto. Il momento giusto, manco a dirlo, è arrivato esattamente cinque minuti dopo l’incasso record dell’IPO. Pianificazione o fortuna? Diciamo pianificazione vestita da fortuna, che è poi lo sport preferito della Silicon Valley.
Il perché è tutto meno misterioso di quanto sembri. Cursor aveva un problema vecchio come il mondo del software: la fame di potenza di calcolo, sempre superiore a quella disponibile. Ora si ritrova in grembo l’infrastruttura mastodontica di Colossus per addestrare i propri modelli, mentre SpaceX — che con la sua costola xAI fatica ancora a sfondare sul fronte coding rispetto a OpenAI e Anthropic — si porta a casa di colpo uno degli strumenti più amati e usati dagli sviluppatori enterprise del pianeta, ricavi miliardari compresi. Insomma: chi aveva il motore senza la macchina ha trovato la macchina, e chi aveva la macchina senza il motore buono ha trovato il motore. Romantico, in fondo, se non fosse che si parla di sessanta miliardi di dollari.
La domanda che resta, e che lascio a voi rigirare nella mente come si faceva con i retroscena delle fusioni videoludiche degli anni ’90 (stessa euforia, stesso brivido, stesso vago presentimento che qualcuno, da qualche parte, stia per essere ridimensionato): chi possiede davvero l’editor su cui scrivete ogni riga di codice, oggi conta più di cosa quell’editor sa fare. E questa, miei cari, è solo la prima puntata.
